Quirinale, è ancora stallo sul nome

quirinale-SLIDERTra Pd-Pdl le posizioni restano distanti. Il leader di Sel Vendola: ”Intollerabile escludere Prodi”. Il sindaco di Firenze pensa già alle elezioni e sfida Berlusconi sul governo

 

 

ROMA – Il primo voto per eleggere il nuovo presidente della Repubblica è fissato giovedì 18 aprile ma le posizioni restano distanti tra centrosinistra e centrodestra. Silvio Berlusconi, nella manifestazione del Pdl a Bari di sabato, ha bocciato il nome di Romano Prodi e ha ribadito il legame che potrebbe esserci tra soluzione unitaria per il Quirinale e il formarsi di un governo: ”Se ci sarà un’intesa di governo e per il Colle rispettosa di tutti, noi ci saremo. Ma se qualcuno crede di ingannarci o di fare melina per tenerci buoni e poi mette su un governo di tassatori, allora quel qualcuno, cioè Bersani, si sbaglia di grosso”.

Replica del segretario del Pd: ”Noi siamo fedeli alla Costituzione, che dice che il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale. Faremo una ricerca onesta fino a prova contraria della soluzione più largamente condivisa in Parlamento”. Torna a precisare Pier Luigi Bersani: ”L’elezione del presidente della Repubblica non c’entra niente con il governo che fa un altro mestiere. Il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale, il governo deve trovare una soluzione alla crisi e dare segnali di cambiamento per superare la sfiducia dei cittadini”.

Interviene sulla questione Quirinale anche Nichi Vendola, ospite della trasmissione ”In mezz’ora”, Raitre: ”Occorre utilizzare il metodo Boldrini-Grasso anche per la scelta del prossimo presidente della Repubblica. Conta soprattutto l’identikit del prossimo inquilino del Quirinale. Quando dico che dovrà essere il custode della Costituzione, non faccio un richiamo formale ma affermo una cosa precisa: in Italia ci sono parti della politica che hanno bombardato i principi della Costituzione”.

Il leader di Sel fa un nome: ”Credo che il presidente della Repubblica non debba essere il garante delle nomenklature, delle lobby e di quella classe dirigente che chiede impunità. Non vorrei mettere in imbarazzo Romano Prodi facendo il suo avvocato difensore, anche perché questa e’ una fase in cui indicare un candidato significa bruciarlo specie se a farlo e’ un partito piccolo come Sel: ma trovo intollerabile immaginare una esclusione di Prodi dai nomi in corsa per il Quirinale”.

Vendola chiude difendendo le posizioni del segretario del Pd: ”Bersani ha un ruolo cruciale: e’ l’uomo che ha vinto le primarie ed e’ il principale ostacolo al ritorno della vecchia politica. Lo stanno iniziando a capire anche i Cinquestelle, tra i quali si stanno facendo avanti voci contrarie a scelte in termini di calcoli elettoralistici”.

Che la situazione possa precipitare verso le elezioni anticipate in tempi brevi, lo attestano non solo le dichiarazioni di Berlusconi ma anche quelle di Matteo Renzi, candidato premier in pectore del centrosinistra, al Tg5 di ieri sera: ”Ho sentito che Berlusconi si ricandida a premier, mi piacerebbe sfidarlo. Alcuni lo vogliono mandare in galera, ma io lo voglio più semplicemente mandare in pensione”. Poi e’ tornato ad attaccare il segretario del Pd: ”Mi spiace che Bersani cerchi l’insulto e l’accusa per di più tra persone dello stesso partito. Io ho soltanto detto insieme a tanti altri, persino la Cgil, che bisogna fare presto. Mi spiace che i destini personali di Bersani siano più importanti”.

Stoccata polemica pure sui candidati al Quirinale: ”Il profilo che va bene e’ quello di nome che coinvolga la maggioranza più alta possibile. Quello di Franco Marini non va bene: e’ stato bocciato dagli elettori in Abruzzo, non e’ stato nemmeno votato. Questi giochini non vanno. Sarebbe bello un presidente donna, ma leggo nomi sui giornali che sono improbabili. Finocchiaro la ricordiamo per la splendida spesa all’Ikea con il carrello umano. Servono personaggi anti-casta”.

Mario Monti coglie l’occasione della sua partecipazione alla trasmissione ”Che tempo che fa” su Raitre per dire la sua sul Quirinale: ”So cosa e’ necessario che accada e mi batterò per questo: che il presidente della Repubblica venga eletto con il consenso più ampio possibile. Che debba includere sia il Pd e il Pdl. Anche Scelta civica ne sarà parte. Andiamo incontro a sette anni che saranno ancora più difficili dei sette anni precedenti”.

Il premier smentisce inoltre le indiscrezioni su un suo allontanamento dall’ esperienza politica di Scelta civica, pur non volendo rivestire ruoli formali di direzione: ”Abbandonare Scelta Civica? Assolutamente no. Continuerò a modo mio a interessarmi alla vita pubblica italiana. Non ho voglia né bisogno di essere segretario o presidente di una forza politica”.

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