All’Istat riapre il cantiere secretato per la sede unica

Istat_sliderRiprendono i lavori di ristrutturazione della sede centrale fermi dal 2009 e costati 14 milioni di euro

 

 

ROMA – Grazie a un parere dell’Avvocatura dello Stato, i vertici dell’Istituto nazionale di statistica hanno deciso la ripresa dei lavori di ristrutturazione della sede centrale di via Balbo, di proprietà del Demanio, ma da oltre ottant’anni in uso gratuito all’ente, sul quale ricade l’onere della manutenzione dello stabile.

A dare notizia dell’imminente riapertura del cantiere è stato lo scorso 8 aprile il cda dell’Istituto. Lo stop era giunto proprio all’indomani dell’insediamento di Giovannini in via Balbo, ad agosto del 2009, quando era diventata di pubblico dominio la notizia, data dal Foglietto della Ricerca, secondo la quale l’Istat, dopo aver sottoscritto (a dicembre 2004 e aprile 2009) due convenzioni con il Provveditorato alle opere pubbliche del Lazio, che si era impegnato a far eseguire i lavori in nome e per conto dello stesso Istat, aveva posto sui lavori – a seguito di specifica richiesta da parte dell’ente – il vincolo della secretazione, con la conseguenza che i due appalti, da circa sette milioni di euro cadauno, erano stati affidati dallo stesso Provveditorato con una gara informale alla società Igit spa, all’epoca amministrata da Bruno Ciolfi (successivamente coinvolto, assieme ad Angelo Balducci, Diego Anemone, Guido Bertolaso e altri, in una maxi inchiesta penale per gli appalti dei Grandi Eventi).

Il blocco del cantiere in via Balbo era divenuto operativo per il secondo dei due appalti e ciò in quanto il primo, nel secondo semestre del 2009, era stato praticamente concluso e aveva riguardato anche il rifacimento del pavimento della stanza del presidente, anch’esso ristrutturato sotto secretazione.

Ora i lavori dovrebbero ripartire, anche se resta intatto il dubbio – almeno fino a quando non verrà reso noto il parere dell’Avvocatura – circa la legittimità della procedura di secretazione che, nella storia dell’Istat, non ha precedenti e non sembra avere credibile giustificazione. Il tutto mentre da più di sei anni il terreno, sul quale sarebbe dovuta nascere la sede unica dell’ente costato all’Istat oltre 13 milioni di euro, versa in uno stato di totale abbandono.

Si tratta di spese che a molti sembrano incomprensibili, non solo per la grave crisi che attanaglia il Paese, ma anche perché a farle è un ente, interamente sovvenzionato dal contribuente, che certamente non naviga nell’oro ma che anzi ha chiuso in profondo rosso (per circa 55 milioni di euro) gli esercizi finanziari 2009, 2010 e 2011. Circostanza che avrebbe dovuto comportare ex lege il commissariamento dell’ente, così come evidenziato dalla Corte dei conti nella sua recente Relazione sulla gestione dell’Istituto presieduto da Giovannini.

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