Rifiuti, 26 arresti per la gestione del Sistri

malagrotta-sliderAl centro dell’inchiesta la Selex Spa, società di Finmeccanica. Ai domiciliari l’ex sottosegretario Malinconico

 

 

ROMA – Sono 26 i provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Napoli nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione anche di pubblici ufficiali per la gestione del Sistri, il sistema di rilevamento dei rifiuti affidato nel dicembre 2009 direttamente dal ministero dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, alla Selex Service Management Spa, società del gruppo Finmeccanica. Tre le ordinanze di custodia cautelare in carcere, 4 gli obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e 19 gli arresti domiciliari.

Per il Pm di Napoli, Selex, in violazione delle previsioni contrattuali e delle esigenze di sicurezza nazionale, legate alla posizione del segreto di Stato sul sistema, ha fatto ricorso a terzi per realizzarne una parte (progettazione, realizzazione e distribuzione dei dispositivi tecnici, formazione del personale, realizzazione dei centri nei quali collocare le infrastrutture tecnologiche e gestione del call-center).

Le indagini hanno evidenziato – sottolinea in una nota il procuratore aggiunto di Napoli, Francesco Greco – che i continui ritardi nell’avvio del sistema Sistri, ancora oggi non operativo nonostante l’esborso annuale di denaro pubblico, erano anche dovuti alle inefficienze di un Sistema che, sin dal suo primo test generale (il cosiddetto click day), si era rilevato non idoneo a gestire l’acceso contemporaneo del numero di utenti contrattualmente previsti.

Scoperto anche un sistema di false fatturazioni e sovrafatturazioni tra Selex e società direttamente o indirettamente riconducibili a un imprenditore campano arrestato, e la creazione di fondi neri utilizzati in parte a beneficio dell’ex amministratore di Selex Service Management, di suo fratello, di persone loro vicine, e nella disponibilità in parte dell’ imprenditore. Attraverso falsi contratti forniture creati anche fondi per sponsorizzare con cifre definite “esorbitanti” la squadra di calcio abruzzese.Conti correnti cifrati all’estero e società estere in paradisi fiscali del Delaware sono serviti a dare tangenti. Le fatture per operazioni inesistenti ammontano a circa 40 milioni di euro.

Tra i destinatari dei provvedimenti, oltre all’ex sottosegretario Carlo Malinconico, ci sono il manager Sabatino Stornelli, ad di Selex, suo fratello Maurizio e l’imprenditore napoletano Francesco Paolo De Martino.

Emesso anche un decreto di sequestro preventivo per oltre 10 milioni di euro in corso perquisizioni. I reati contestati vanno dall’ associazione per delinquere finalizzata all’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, corruzione di pubblici ufficiali, dichiarazioni fraudolente.

Stornelli era anche consigliere della Abruzzo Engineering, società mista controllata dalla regione Abruzzo, nonche’ presidente della società di calcio Pescina Valle del Giovenco, alla quale, dicono gli inquirenti partenopei, arrivarono cospicue sponsorizzazioni attraverso falsi contratti di forniture. In carcere anche l’imprenditore napoletano Francesco Paolo Di Martino, titolare della Edilm Security, società che ebbe un subappalto.

L’affidamento a Selex management service spa di un progetto classificato nel 2008 come ‘riservato’ e sottoposto a segreto di Stato, che prevedeva contro le ecomafie software dedicato, codici a bare, pennini Usb per caricare dati di codici a bare e seguire i percorsi dei rifiuti trasportati su gomme, e’ irregolare per i pm partenopei; un affare del costo di 146 milioni di euro poi lievitato fino a 400 milioni, con un test di prova fallito, 15 interrogazioni parlamentari e un sistema mai partito.

A Maurizio Stornelli fanno capo diverse società operanti a Roma. Destinatari delle misure cautelari agli arresti domiciliari sono amministratori di società compiacenti che si sono prestati, e’ la tesi della procura di Napoli, attraverso le loro aziende, a fungere da colletori per il trasferimento dei proventi corruttivi e per l’emissione delle false fatture. Alcuni di loro ricoprivano il ruolo di prestanome di società riconducibili all’imprenditore campano arrestato. Ai domiciliari anche Luigi Pelaggi, dirigente del ministero dell’Ambiente.

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