Telecom Italia, sì al bilancio e alla fusione con 3

Telecom_Italia_sliderI soci della compagnia approvano il bilancio 2012, ma l’attenzione si concentra sull’operazione con i cinesi

 

 

ROMA -Si è conclusa dopo circa sei ore e mezza l’assemblea degli azionisti di Telecom Italia che ha approvato il bilancio 2012. Gli azionisti della compagnia di Tlc hanno approvato il bilancio dell’esercizio 2012 e hanno respinto la proposta di azione di responsabilità contro i vertici dell’azienda avanzata da un piccolo socio.

A chi gli faceva notare che la relazione sulla remunerazione ha registrato il 31,9% dei voti contrari sul capitale presente, Franco Bernabè, presidente esecutivo del gruppo, al termine dell’assemblea ha detto: “Ne terremo conto come di tutte le valutazioni che vengono fatte in assemblea”. All’assise dei soci ha partecipato il 44,4% del capitale del gruppo di Tlc.

Nel corso dell’assemblea, il presidente Bernabè è tornato a parlare dei due argomenti più caldi per l’operatore di telecomunicazione, ovvero la possibile fusione con 3 Italia e il tema della rete in fibra di nuova generazione.

“Sul fronte della telefonia mobile, l’ipotesi allo studio, per altro già ipotizzata anche in passato, riguarda l’integrazione delle attività di telefonia mobile di Tim con quelle di 3 Italia. Su questo punto il Cda ha deciso di costituire un comitato al quale è stato affidato il compito di definire in tempi brevi l’effettiva percorribilità dell’iniziativa. L’integrazione ipotizzata se realizzata a valori che rappresentino in modo corretto l’effettivo apporto delle due società presenta sinergie industriali che comportano riduzioni di costo in termini di strutture commerciali e di sviluppo delle reti Lte, a cui si aggiungono i benefici di due bacini di clientela complementari”, ha dichiarato Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom Italia.

La partnership con la Cassa depositi e prestiti sulla rete, inoltre, consentirebbe “una significativa accelerazione” dello sviluppo delle reti di nuova generazione. Secondo Bernabè, “il possibile accordo con Cassa depositi e prestiti comporterebbe il vantaggio rappresentato dal fatto che le risorse finanziarie apportate da Cassa depositi e prestiti consentirebbero una significativa accelerazione dei piani di sviluppo delle reti di nuova generazione previsti nel piano industriale di Telecom Italia”.

Il presidente ha poi puntato il dito su le passate gestioni che hanno indebolito il gruppo e che ”hanno determinato la crescita del debito finanziario lordo” e percio’ si e’ reso necessario un piano di rilancio e di sviluppo, condotto nell’ ultimo quinquennio ” con fermezza e senza farsi distrarre da scorciatoie di natura finanziaria prive di logica industriale”.

”Gli ultimi 5 anni – ha osservato il top manager nel corso del suo intervento introduttivo all’assemblea dei soci – sono stati caratterizzati dal ritorno a una gestione prudente, dall’attenzione ai principi etici e dal conseguimento di risultati solidi e duraturi in grado di garantire una maggiore sostenibilità complessiva”.

Il presidente di Telecom punta il dito sulle operazioni societarie compiute tra il 1999 e il 2007 che ”hanno determinato la crescita del debito finanziario lordo” arrivando a paragonare la situazione di Telecom a quella dei conti pubblici italiani: ”Così come avviene nel Paese dove l’elevatissimo debito contratto dalle generazioni precedenti graverà sulle prossime generazioni, così purtroppo anche nel nostro caso i debiti contratti dalle gestioni precedenti sono venuti a gravare sulla gestione attuale”. Il sostegno degli investimento insieme alla necessità di ridurre il debito ha infatti ”determinato l’esigenza di ridurre il livello dei dividendi”.

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