Marini non ce l’ha fatta al primo round

Marini_Franco_SliderPrima fumata nera. L’ex presidente del Senato si ferma a quota 521. Stefano Rodotà supera i 200 voti. Nel pomeriggio una seconda votazione

 

 

ROMA – Franco Marini non ha raggiunto alla prima votazione la soglia dei due terzi dell’assemblea dei ‘grandi elettori’. Ha raggiunto quota 521 (sufficiente per il quarto scrutinio), ma è ben lontata dalla soglia necessaria di 627 voti del primo scrutinio. Per eleggere il Presidente della Repubblica sarà quindi necessaria una seconda votazione, dove saranno comunque necessari almeno 672 voti.

Stefano Rodotà ha ottenuto 240 voti. Tra gli altri hanno ottenuto alcuni voti Chiamparino (41), D’Alema (12), Prodi (14), Bonino (13), Napolitano (10), Finocchiaro (7), Cancellieri (2), Monti (2). 104 le schede bianche, 15 le nulle.

Le prime reazioni a caldo raccolte in sala stampa e nell’aula di Montecitorio sembrano orientate ad un profondo pessimismo politico. Sicuramente la leadership di Bersani esce “ammaccata” da questa prima prova. Ciò non toglie tuttavia che se si manterranno i nervi saldi fino a domani pomeriggio Marini potrebbe farcela superando il 50% dei voti. Si tratta ora di vedere se il redde rationem all’interno del Pd interverrà adesso, o sarà rimandato al congresso nazionale.

Intanto ieri sera al Teatro Capranica, a pochi passi da Montecitorio, c’è stata un’infuocata assemblea dei gruppi parlamentari del Pd e di Sel. E’ stato il segretario Pier Luigi Bersani ad aprire la riunione e a confermare che l’accordo con il centrodestra si era trovato sul nome di Franco Marini, ex presidente del Senato, ex segretario della Cisl: ”La sua candidatura e’ quella più in grado di realizzare le maggiori convergenze. E’ una persona limpida e generosa, uno dei costruttori del centrosinistra legato al lavoro e al sociale”.

Bersani cerca di convincere l’assemblea ragionando sulle difficoltà della situazione politica: ”Dobbiamo eleggere il presidente della Repubblica. Nelle condizioni date non e’ facile, richiede un’assunzione di responsabilità soprattutto da chi ha più numeri. Attenzione al passaggio che abbiamo davanti”. Il segretario illustra poi la personalita’ di Marini: ”Siamo in un mare mosso, insieme a larga coesione servira’ esperienza politica, capacità ed esperienza. Marini sarà in grado di assicurare convergenza delle forze di centrodestra e centrosinistra, ha un profilo per essere percepito con un tratto sociale e popolare. E’ una personalità di esperienza con radici nel mondo del lavoro”. Bersani ha infine smentito che l’accordo con Silvio Berlusconi sul candidato al Quirinale sia il primo passo verso l’intesa anche per un ”governissimo”.

L’introduzione del segretario non convince tutta la platea. Il primo no arriva dai renziani che possono contare su una cinquantina di parlamentari. Il sindaco di Firenze dice intanto in tv: ”Marini non e’ l’uomo giusto. Ve lo immaginate al telefono con Obama? A me sembra il meno adatto e lo voglio dire con chiarezza. E’ stato bocciato un mese fa alle elezioni. Ma se lo eleggeranno metterò subito la foto nella mia stanza perche’ ho rispetto per il Presidente della Repubblica. Votare Marini significa fare un dispetto al Paese: si sceglie una persona più per le esigenze degli addetti ai lavori che non per l’Italia”.

Nichi Vendola annuncia il no di Sel nella riunione del Teatro Capranica: ”Noi non siamo d’accordo. L’elezione di Marini sarebbe la fine del centrosinistra, oltre a un’operazione di restaurazione. Non ho nulla contro Marini, ma bisogna dare un messaggio di cambiamento. L’Italia si e’ emozionata per l’elezione di Grasso e Boldrini, noi dobbiamo dare un segnale di speranza”. Nel corso dell’ intervento di Vendola c’è stato un battibecco con Dario Franceschini, ex capogruppo del Pd alla Camera. Replica il leader di Sel: ”Caro Dario, eleggendo Boldrini avete fatto un favore al Paese e non a Sel”. Vendola annuncia che l’elezione di Marini potrebbe segnare la fine dell’alleanza del centrosinistra che si e’ presentata alle elezioni.

Contrari molti parlamentari del Pd: Matteo Orfini, Walter Tocci, Marianna Madia, Pippo Civati, Ivan Scalfarotto, la prodiana Sandra Zampa e altri. Il dissenso sulla proposta di Bersani e’ più corposo del previsto. Il segretario chiede il voto dell’assemblea. Con 222 voti favorevoli, 90 contrari e 30 astenuti il segretario ottiene un sofferto via libera, mentre Sel non prende parte alla votazione. Fuori del Teatro Capranica un gruppo di elettori contesta la scelta di Marini ed espone cartelli a favore di Stefano Rodota’, l’ex vicepresidente della Camera ed ex garante della privacy indicato da Grillo.

Ora non resta che attendere il verdetto dello spoglio della prima chiamata diretta iniziata questa mattina alle 10 nell’Aula di Montecitorio. Ce la farà Marini ad essere eletto? La sua elezione non appare affatto scontata, se i dissenzienti nel Pd manterranno le loro posizioni. A questa incertezza si aggiunge la scelta della Lega Nord di votare un proprio candidato al primo scrutinio mentre Scelta Civica e’ per il sì a Marini. Nei primi tre scrutini e’ necessaria una maggioranza qualificata (672 voti), mentre a partire dal quarto scrutinio in poi bastera’ ottenere la maggioranza assoluta dei voti (504).

Sul fronte del centrodestra c’è da registrare la soddisfazione di Silvio Berlusconi: ”Franco Marini e’ una persona positiva e seria e per noi non e’ una sconfitta”, ha detto Berlusconi non escludendo che l’intesa possa avere un proseguimento in un eventuale governissimo. Già si parla di un esecutivo di un esecutivo guidato da Bersani e formato da ministri ”di area”.

Beppe Grillo conferma nel frattempo la candidatura di Stefano Rodotà per il M5S: ”Dopo la rinuncia di Milena Gabanelli e Gino Strada, ho chiamato Rodotà che ha accettato di candidarsi. Sarà il candidato votato dal M5S”. Proprio sul nome di Rodotà convergeranno i parlamentari di Sel e forse parte dei dissenzienti del Pd. Se Marini oggi non fosse eletto a maggioranza qualificata i giochi potrebbero riaprirsi.

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