In Confindustria linee politiche a confronto

Squinzi_slider_bisLa candidatura di Rocca accrescerebbe sensibilmente il peso di Assolombarda. La prima bozza sulla governance

 

 

ROMA – Mentre a viale dell’Astronomia Carlo Pesenti presentava la prima bozza di riforma di Confindustria che dovrebbe vedere la luce a giugno, a Milano i tre saggi esploratori (Benito Benedini, Patrizia Giangrossi e Gian Francesco Imperiali) comunicavano alla giunta di Assolombarda un possibile schema di governance, con Gianfelice Rocca presidente e suo vice il candidato più vicino a Squinzi, cioè l’ex numero due di Federchimica Giorgio Basile.

Gli obiettivi dell’eventuale riforma sono sempre gli stessi: alleggerire la macchina, facilitare le fusioni tra piccole e grandi territoriali, ridurre i costi per gli iscritti. Certo è che per Squinzi la strada appare tutta in salita in assenza di governo e di soldi da investire per accelerare la ripresa. Nel suo intervento di mercoledì scorso il presidente di Confindustria, dopo aver smentito qualsiasi ingerenza nella corsa ad Assolombarda, ha convinto il direttivo che così com’è non vedrà mai la luce il decreto sui pagamenti degli arretrati della pubblica amministrazione. Ha spiegato altresì che il patto con i produttori lanciato da Torino “non sarà un’ammucchiata, perché ognuno deve fare il suo lavoro”, ma una piattaforma su poche cose concrete, come il taglio del costo del lavoro. Sulla riorganizzazione di Confindustria ha detto che è in cima alle sue priorità e che la casella delle politiche industriali sarà presto coperta da Andrea Bianchi.

C’è qualcuno che comincia però a domandarsi se tra Roma e Milano non stia allargandosi quella crepa della Confederazione che la nomina del bergamasco Squinzi pare che non abbia ricomposto del tutto. In questa chiave la scalata di un gigante come Gianfelice Rocca ad Assolombarda viene vista come un prodromo di secessione morbida.

In apparenza i due presunti contendenti, Rocca e Squinzi, non perdono occasione di farsi complimenti a vicenda. Con il re dell’acciaio che smentisce velleità nazionali e appoggia in pieno la piattaforma programmatica del re della chimica. E con mister Mapei contento che per una territoriale scenda in campo un industriale conosciuto in tutto il mondo. Ma,  racconta un imprenditore del Nordest, “in un clima politico come questo, quello che non regge più è il lobbismo fatto a Roma. Ha ragione Paolo Barilla quando dice che per difendere gli interessi di tutti, non si difende nessuno. Se non si pone freno a questa tendenza, c’è il rischio che la base finisca per importare dalla politica il tema della macroregione e quello degli interessi differenziati. Già adesso serpeggia l’idea di una secessione morbida e la cosa più sorprendente che questo humus unisce iscritti del Nordest e del Nordovest”.

Secondo economiaweb.it, con diciotto delle associazioni territoriali maggiori al Nord, e una Confindustria centrale sempre più burocratizzata e onerosa, l’obiettivo neanche tanto nascosto sarebbe quello di fare di Assolombarda il motore del cambiamento. Dimenticando quindi le ultime gestioni “alla camomilla” della Bracco e di Meomartini, a Milano sotto la cenere covano tematiche forti come l’Expo, la gestione della Fiera o i pagamenti all’impresa, sulle quali si potrebbero aprire fratture insanabili.

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