Prodi designato all’unanimità dal Pd

Prodi_Romano_slider

Pd e Pdl hanno votato scheda bianca anche al terzo turno. Elezioni dietro l’angolo? Secondo Bondi si profila un governo Pd-M5S

 

 

ROMA – Terza fumata nera. Abbandonato Marini, Pd e Pdl votano scheda bianca. Questi i risultati della mattinata: Rodotà 251 voti, D’Alema 34, Prodi 22, 465 schede bianche e 50 nulle.

Tutto rimandato dunque al pomeriggio quando sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei votanti (504 voti) per eleggere il Presidente della Repubblica. Gli sherpa del Pd sono alla frenetica ricerca di quella trentina di voti che, aggiunti ai loro e a quelli di Sel, basterebbero a portare Prodi al Colle. I grillini e i centristi di Monti sono i più corteggiati.

La resa dei conti in casa Pd è solo rimandata? E’ presto per dirlo ma certo la spaccatura creata dopo la candidatura di Marini sarà durissima da rimarginare. Dopo il sindaco di Bari Michele Emiliano che aveva chiesto “a Bersani e a tutta la segreteria di dimettersi e lasciare ai gruppi parlamentari il compito di sintonizzarsi con il popolo italiano”, anche altri hanno sparato a zero “sulla Croce Rossa”. “Marini non è passato.

A questo punto bisogna fermarsi e trovare una soluzione diversa, insistere sarebbe stato impensabile”, aveva detto ieri sera su Facebook il deputato ed esponente dei giovani turchi Matteo Orfini. Ancora più netto Walter Veltroni: “Per il Quirinale bisogna ora scegliere una personalità indipendente, come sarebbe stato giusto fare fin dall’inizio. Quello che ora il Pd dovrebbe fare, e che sarebbe stato giusto fare fin dall’inizio, è offrire a tutto il Parlamento un nome o una rosa ristretta di personalità fuori dalle appartenenze politiche, stimate e competenti”.

Ma dopo la sconfitta di Marini sono soprattutto le parole di Renzi che pesano come un macigno.“La spaccatura nel partito l’ha provocata chi non ha gestito questo passaggio come invece era stato gestito nel ’99 e nel 2006. Nel 1999 c’erano Veltroni segretario, D’Alema presidente del Consiglio, il centrosinistra fece una operazione di metodo ma anche di merito individuando un nome che andasse bene a tutti, quello di Ciampi. Anche nel 2006, Fassino segretario e Prodi presidente del Consiglio, il centrosinistra fece una operazione comune trovando convergenza sul nome di Napolitano. Stavolta c’è stato un metodo profondamente diverso e, a mio giudizio, profondamente sbagliato”.

Ora la candidatura di Prodi ha messo tutti d’amore e d’accordo? Assolutamente improbabile! Innanzitutto c’è da vedere come andrà la votazione del pomeriggio, se cioè l’unanimità emersa al Capranica reggerà in aula alla prova dei franchi tiratori. E comunque, a prescindere dall’esito del voto, la crisi della segreteria del Pd è ormai aperta e sembra da escludere l’investitura di Bersani per formare eventualmente il nuovo governo.

Intanto esplode la rabbia del Pdl che punta decisamente alle elezioni. Il segretario Alfano aveva sperato fino all’ultimo di salvare l’accordo con il Pd, ma si è dovuto arrendere al plebiscito prodiano. “Ne prendiamo atto e invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il presidente della Repubblica”. Alla quarta votazione i voti del Pdl confluiranno su un nome di bandiera, ma i nodi politici resteranno intatti sul tappeto.

Potrebbero interessarti anche