13:01 | Sanità, chiudono gli ambulatori Ambmed. La denuncia di Codici

“Fino ad oggi gli ambulatori gestiti dai medici di base erano una valida alternativa al Pronto Soccorso, nei casi di in cui il paziente non accusasse una patologia particolarmente grave, come nei casi dei codici bianchi e verdi. In fase di triage, cioè nel momento della valutazione del caso, l’infermiere del Pronto Soccorso poteva indirizzare in ambulatorio i casi meno gravi, diminuendo la grande affluenza che generalmente caratterizza le strutture della Capitale”. Lo comunica, in una nota, Codici.

“Il progetto degli ambulatori aveva però solo un anno di durata, per questo, domani, quelli di Tor Vergata e del Pertini chiuderanno. Lo stesso accadrà nei prossimi mesi in tutti gli Ambmed (così si chiamano gli ambulatori) distribuiti negli altri ospedali di Roma e del Lazio: sono 11 in totale ed hanno accolto ben 34.000 pazienti.

Il Codici – prosegue la nota – sottolinea da tempo le criticità di un sistema sanitario, in particolare di quello dei Pronto Soccorsi, che troppo spesso non riesce ad erogare un servizio adeguato ai cittadini che ne hanno bisogno. E in una simile situazione la chiusura degli ambulatori, che possono costituire un valido aiuto proprio nel contenere i problemi di sovraffollamento che caratterizzano le strutture sanitarie di primo soccorso, non fa altro che peggiorare una situazione già critica.

Sono molte, infatti, le problematiche dei Pronto Soccorsi della Capitale, di seguito citiamo le più diffuse: la mancanza di un sistema informatizzato. Nel momento in cui i pazienti accedono al Pronto Soccorso, il personale chiede la presenza di posti letto nei diversi reparti via fax o telefono e la disponibilità viene comunicata sempre via fax. Basterebbe utilizzare un sistema di informatizzazione centralizzato.

La cattiva gestione dei posti letto. La disponibilità dei posti letto viene suddivisa tra quelli di c.d. elezione (a chiamata più o meno diretta del medico) e quelli a disposizione del Dea. La disponibilità in quest’ultimo caso è molto esigua, fino ad arrivare in media a neanche 20 posti su mille, come accade al Policlinico Umberto (dati 2012). Il flusso dei ricoveri di elezione dovrebbe essere contenuto in situazione di emergenza, ma così non è. La procedura attuale, infatti, non risponde ai vecchi protocolli di intesa tra Regione e Università scaduti e non rinnovati, che parlavano di ricoveri di elezione al 35 per cento. Oggi siamo arrivati al 78/80 per cento di ricoveri di elezione.

La scarsa trasparenza dei ricoveri di elezione. Non esiste, infatti, alcuna forma di controllo sulla veridicità delle comunicazioni della disponibilità dei posti letto. Questo sistema permette di eludere la norma che prevede un certo numero di posti letto a disposizione dell’emergenza. Normalmente vengono utilizzati vari sotterfugi per apparire in regola, il più comune è quello dell’assunzione contemporaneamente alla dimissione: in sostanza il medico interessato fa venire il suo cliente all’accettazione in un giorno e un’ ora stabilita, visto che il medico sa che un posto letto viene liberato per dimissione”.

“La chiusura degli ambulatori sembra una scelta del tutto azzardata, visto il perdurante problema del sovraffollamento delle strutture di primo soccorso e della mancanza dei posti letto – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – Tra le problematiche non dobbiamo neanche dimenticare gli spazi per l’assistenza, spesso insufficienti rispetto al numero di pazienti; la presenza di strutture inutilizzate o di sotterranei fatiscenti; il fatto che nelle lunghe attese (anche di giorni) di un posto letto, i pazienti siano spesso abbandonati in pessime condizioni”.

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