12:16 | Tenuta Castelporziano, tribunale condanna Gaetano Gifuni e nipote

E’ stato condannato a un anno e cinque mesi di reclusione l’ex segretario generale della presidenza della Repubblica Gaetano Gifuni ritenuto colpevole di peculato e abuso d’ufficio per aver utilizzato la manodopera della tenuta di Castelporziano per la costruzione di un mobile in legno nella sua abitazione. La condanna e’ stata emessa dai giudici dell’ottava sezione penale del tribunale di Roma che hanno condannato anche il nipote di Gifuni, Luigi Tripodi, a quattro anni e sei mesi di reclusione sempre per gli stessi reati.

Tripodi, che era capo del servizio giardini e tenute del Quirinale, e’ stato invece assolto dall’accusa di essersi appropriato di oltre 4 milioni di euro tra il 2002 e il 2008. I giudici hanno assolto inoltre l’ex direttore della tenuta del presidente della Repubblica di Castelporziano Alessandro De Michelis e Giorgio Calzolari, un funzionario dell’ufficio servizi tenute e giardini del Quirinale, e Paolo Di Pietro, contabile della stessa tenuta.

La condanna per Gaetano Gifuni, per il quale il pm Paolo Ielo aveva sollecitato due anni e un mese di reclusione, e’ stata sospesa e il collegio ha ordinato anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di un anno e quattro mesi. Nel corso del procedimento ha patteggiato la pena a cinque anni di reclusione, ridotta poi a due per l’indulto, Gianni Gaetano, un contabile della tenuta.

“Nutro rispetto per la sentenza testé pronunziata dal tribunale di Roma ma certamente non posso condividerla”. Così l’ex segretario generale della presidenza della Repubblica, Gaetano Gifuni, condannato a un anno e cinque mesi di reclusione per aver utilizzato la manodopera della tenuta di Castelporziano per alcuni lavori nella sua abitazione.

“Non nascondo la profonda amarezza – ha aggiunto Gifuni poco dopo la lettura della sentenza – e il senso di sconcerto che provo in questo momento, dopo oltre 53 anni spesi, con dedizione e lealtà, al servizio delle istituzioni. Amarezza e sconcerto – ha concluso Gifuni – che sono soltanto in parte attenuati dalla fiducia di veder riconosciuta la mia innocenza dai giudici di appello, ai quali, ovviamente, farò ricorso”.

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