La battaglia si sposta sui ministri

Toto_ministri_sliderIncertezza sui vice ministri. Monti o D’Alema agli Esteri. Cancellieri e Violante favoriti per Interni e Giustizia

 

 

ROMA – Fatto il Presidente del Consiglio, si pensa già alla squadra che lo accompagnerà nell’avventura governativa. Insomma il totoministri impazza da quando la prospettiva del nuovo esecutivo si è fatta concreta con l’elezione di Napolitano.

Stando ai rumors che provengono dal Colle, dovrebbe trattarsi di un esecutivo ristretto, una dozzina di ministeri, alcune personalità non politiche nei ruoli chiave. Quindi una composizione snella,  funzionale all’attuazione del programma delineato dai «dieci saggi»: riforme istituzionali, fisco, lavoro, costi della politica.

A Palazzo Chigi come vicepremier, potrebbero andare per il Pdl Angelino Alfano o Renato Schifani, mentre Mario Mauro (Scelta civica) potrebbe essere il secondo. Niente da fare invece ovviamente per lo “zio” Gianni Letta come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Sono molti i nomi che si fanno in queste ore per un posto decisamente strategico.

Passando ai ministeri, cominciamo da quelli di serie A. Per il posto chiave dell’Economia tutti i pronostici convergono su Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia. Solo se questi preferisse rimanere a via Nazionale potrebbe essere preso in considerazione uno dei «saggi» di Napolitano, cioè Salvatore Rossi, sempre da Bankitalia. Qualche temerario scommette anche su Piercarlo Padoan, capo economista dell’Ocse, ma con poche chances

Altro discorso per il ministero degli Esteri. Qui la scelta sembra ridotta a due candidati: o l’ex premier Mario Monti per le sue infine relazioni internazionali, o Massimo D’Alema per la statura politica e la positiva esperienza nel ruolo ai tempi del governo Prodi.

Anna Maria Cancellieri viene data più o meno da tutti i bookmakers come sicura di conferma al ministero degli Interni. Infine, per questa prima serie di super poltrone, Luciano Violante (Pd) è il candidato più accreditato a ricoprire il ruolo di ministro della Giustizia. In subordine (solo per i pronostici) potrebbe concorrere allo stesso dicastero il presidente della Corte costituzionale, Franco Gallo.

Passando agli altri dicasteri, un altro dei “saggi”, Gaetano Quagliarello (Pdl), potrebbe essere scelto come ministro delle Riforme. Discorso analogo per il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, destinato ad un ministero di peso, come la Funzione pubblica, o lo Sviluppo. Per quest’ultimo tuttavia la lista degli aspiranti è lunga e potrebbe comprendere anche Giovanni Pitruzzella, garante Antitrust in quota Pdl, o in chiave più politica Giampaolo Galli (Pd).

Alle Politiche comunitarie sono in molti a ritenere che Enzo Moavero Milanesi possa essere confermato. In alternativa Emma Bonino appare una scelta plausibile. Per l’Istruzione Mario Mauro potrebbe essere preferito a Mariastella Gelmini, mentre per il Lavoro, oltre a Sergio Chiamparino, avanza l’ipotesi di Carlo Dell’Aringa, considerato un moderato tra i giuslavoristi (anche se per quel posto la sinistra farebbe il tifo per il presidente dell’Anci, Graziano Delrio).

Alla Salute si prenota invece il centrodestra: oltre alla conferma di Balduzzi, qualche burlone avanza l’ipotesi del medico di fiducia di Berlusconi, Alberto Zangrillo, primario al San Raffaele. Di ben altro spessore il candidato in arrivo dall’America, Mauro Ferrari. Infine, il responsabile della Cultura potrebbe essere Emmanuele Emanuele, docente universitario e presidente della Fondazione Roma.

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