Finmeccanica al centro di una tempesta perfetta

Pansa_Alessandro_sliderBilancio 2012 in rosso per le svalutazioni di asset. Ardua la ristrutturazione per la riduzione di commesse militari

 

ROMA – Non si ferma la caduta del titolo Finmeccanica a Piazza Affari che ha perso definitivamente quota 4 euro, dopo l’approvazione da parte del cda dei risultati 2012 sostanzialmente in linea con le attese del consenso, ma con una perdita netta di 828 milioni di euro dovuta essenzialmente alle svalutazioni non ricorrenti di poste di bilancio sovrastimate. Oggi infatti la quotazione è scesa a 3,78 euro con una perdita secca di un punto percentuale.

I principali valori di bilancio 2012 sono i seguenti, tenendo conto che le variazioni sono espresse a parità di perimetro dell’area di consolidamento, ovvero considerando anche per il 2011 il parziale consolidamento di Ansaldo Energia, il cui 45% è stato ceduto a giugno 2011.

• Ordini: 16,7 miliardi di euro (-2,2%);
• Portafoglio ordini: 44,9 miliardi di euro, equivalente a circa due anni e mezzo di produzione;
• Ricavi: 17,2 miliardi di euro (+1%); 5,1 miliardi di euro nel quarto trimestre;
• Ebita Adj.: 1.080 milioni di euro;
• Risultato netto: negativo per 786 milioni di euro; il dato è influenzato da svalutazione di avviamenti nel settore dell’Elettronica per la Difesa e Sicurezza, relativi a Selex ES (155 milioni di euro) e a DRS (993 milioni di euro);
• Risultato netto prima delle svalutazioni: 362 milioni di euro;
• Free Operating Cash Flow: positivo per 89 milioni di euro rispetto a un valore negativo (assorbimento di cassa) pari a 358 milioni di euro nel 2011;
• Indebitamento finanziario netto: 3,37 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con il dato registrato al 31 dicembre 2011 (pari a 3,44 miliardi di euro);
• Dipendenti: 67.408 rispetto ai 70.474 dipendenti al 31 dicembre 2011
• Ricerca & Sviluppo: 1,9 miliardi di euro pari all’11% dei ricavi.

Quel che preoccupa di più è che anche l’orientamento 2013 (ricavi -1/3% anno su anno a 16,7/17,2 miliardi contro la stima del consenso di 17,1 miliardi, ebita stabile a 1,1 miliardi contro 1,2 miliardi e free cash flow stabile) è inferiore alle attese e non sono state date indicazioni sui nuovi ordini.

“Queste linee guida potrebbero apparire persino troppo ottimiste, considerando che il gruppo implementerà ulteriormente le azioni di ristrutturazione e razionalizzazione dei costi – hanno osservato gli analisti di Banca Imi – La nostra convinzione è rafforzata non solo dallo scenario macroeconomico per la difesa, caratterizzato da tagli significativi al bilancio di settore degli Stati Uniti in particolare nell’elettronica per la difesa, e da una più forte concorrenza, ma soprattutto dal fatto che il gruppo non ha rilasciato alcuna indicazione sull’order intake 2013″. Senza contare che ulteriori potenziali perdite per la divisione trasporti e il previsto rallentamento dell’elettronica della difesa, insieme ai costi di avviamento della super Selex, potrebbero essere un problema cruciale per il raggiungimento di tali obiettivi.

La verità è che l’amministratore delegato Alessandro Pansa si trova nella scomoda posizione di dover parare colpi che gli arrivano da tutte le parti. Sicuramente dall’India dove deve ancora essere valutato il potenziale impatto delle indagini sulla vendita di elicotteri dell’Agusta Westland, o dai tagli già registrati nelle commesse militari in Italia e soprattutto negli Stati Uniti.

Né si possono compensare, come qualcuno ha fatto in passato, le riduzioni strutturali dei ricavi con gli introiti delle dismissioni di determinati asset aziendali. L’ad Alessandro Pansa infatti, a proposito del piano di dismissioni messo a punto dal suo predecessore Giuseppe Orsi, ha giustamente espresso un cambiamento di rotta: le cessioni non servono per far cassa, ha detto, ma per razionalizzare il portafoglio delle attività.

Il punto è proprio quello della strategia industriale da perseguire per raggiungere l’utile nel 2013. Su questo banco di prova si gioca la partita più importante perché – come scrive il quotidiano francese “Les Echos” – “più delle perdite è preoccupante l’assenza di una strategia a lungo termine”. La perdita di competitività di Finmeccanica nei mercati internazionali, se sommata alla spendig review militare attuata in molti paesi, rappresenta oggettivamente un duro ostacolo da superare per l’amministratore delegato.

Anche sul piano interno non tutte le condizioni sembrano favorevoli al gruppo di piazza Monte Grappa. Riguardo per esempio alla dismissione di alcuni asset nelle attività civili, utile ad alleggerire la posizione debitoria del gruppo, è chiaro che l’ultima parola spetterà al nuovo governo. E qui Pansa, che aveva nel ministro del Tesoro Vittorio Grilli il suo sponsor principale – quasi sicuramente destinato ad uscire dalla scena pubblica dopo tutte le gaffe di questi mesi – non ha molti altri punti di riferimento su cui fare perno.

Le cose potrebbero addirittura precipitare se si avverasse la minaccia di un declassamento dell’attuale rating di Finmeccanica a junk da parte di Moody’s. La decisione dell’agenzia americana sarebbe stata presa in quanto l’attuale valutazione potrebbe non essere più sostenibile data la performance finanziaria più debole di quanto previsto e risultati più bassi nei vari mercati chiave della difesa.

La possibilità di sventare la minaccia si giocherà sulla capacità di Finmeccanica di raggiungere gli obiettivi prefissati della vendita degli asset in maniera tempestiva e di migliorare significativamente la sua posizione finanziaria attraverso la riduzione della leva finanziaria, così come la realizzazione di efficienze operative che rafforzino la redditività e la generazione di cassa seguendo le iniziative di ristrutturazione già in atto.

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