La riforma degli indicatori di ricchezza delle famiglie

Giovannini_sliderIn via di approvazione il nuovo Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente


ROMA – Chissà se il nuovo governo riuscirà finalmente a rendere operativo l’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), cioè quell’indice di ricchezza che misura la possibilità per ciascuno di noi di accedere (o non accedere) alle prestazioni e ai servizi sociali e assistenziali. Per la verità anche il governo Monti ci aveva provato con convinzione, fino ad approvare un decreto ad hoc allegato al Def. Ma poi c’era stato il doppio stop da parte della Consulta sulla delega e della Conferenza unificata per il «no» della Regione Lombardia.

In fondo lo scopo ultimo dell’Isee era (ed è )quello di scovare i “finti poveri”, quei cittadini cioè che dichiarano redditi bassi al fisco e usufruiscono di particolari agevolazioni sociali, pur disponendo invece di un patrimonio consistente Ma l’Indicatore aggiornato potrebbe oggi essere uno strumento prezioso per la riforma dell’Imu, visto che tra le possibili soluzioni del problema c’è anche quella di una ridefinizione in chiave progressiva dell’imposta sull’abitazione che tenga conto del reddito complessivo dei proprietari.

Oltre tutto è stata appena nominata viceministro del Lavoro la senatrice del Pd Maria Cecilia Guerra, docente di Scienza delle Finanze dell’Università di Modena e Reggio Emilia, considerata la “madre” del nuovo Isee, avendone gestito l’istruttoria come sottosegretario al Welfare con il ministro Fornero. D’altronde anche i “saggi” del Quirinale, tra cui l’attuale ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. l’avevano inserita tra le priorità della loro agenda.

Nel decreto di riforma dell’Isee viene attribuito un peso maggiore alle componenti patrimoniali e finanziarie che concorrono alla determinazione del reddito disponibile in cui vengono incluse anche somme “fiscalmente esenti”. Inoltre viene differenziato a seconda delle prestazioni richieste e ricalibrato per meglio rappresentare la situazione economica di famiglie numerose (tre o più figli) o con carichi particolarmente gravosi. Tra le novità più interessanti c’è poi la possibilità di aggiornare l’Indicatore di ciascun componente del nucleo familiare nel caso di perdita o riduzione anche temporanea del reddito da lavoro.

Non viene invece modificato il farraginoso meccanismo di calcolo dell’Isee. Il contribuente infatti deve innanzitutto determinare il suo Isr (Indicatore della situazione reddituale), che corrisponde alla somma dei redditi di tutti i componenti il nucleo familiare. Poi deve calcolare l’Isp, l’indicatore della situazione patrimoniale dato dal valore complessivo dei fabbricati e dei terreni di proprietà della famiglia, meno l’abitazione principale e il debito residuo di un eventuale mutuo.

Ma non è finita. Ora bisogna calcolare l’Ise (indicatore della situazione economica), sommando l’Isr più il 20% dell’Isp. Infine, l’ultimo passaggio è il calcolo dell’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente), che si ricava “aggiustando” l’Ise con un parametro variabile in base alla grandezza del nucleo familiare (maggiore è il numero dei componenti, più basso è il valore dell’Isee).

Più complicato di così il legislatore non lo poteva immaginare. Come accade sempre più spesso in Italia, dove l’ipertrofia legislativa ha ormai raggiunto le stelle, i meccanismi regolamentari risultano tanto complessi da neutralizzare l’efficacia e la tempestività delle norme.

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