Il grande carosello delle nomine pubbliche

Letta_Saccomanni_sliderDa qui al prossimo anno cambiano i vertici delle aziende a partecipazione statale e molte posizioni apicali della Pa


ROMA – Completata la squadra di governo, la partita può cominciare. Tutti i “giocatori” (ministri, vice ministri, sottosegretari, capi di gabinetto, ecc.) sono già scesi in campo e il confronto si presenta quanto mai acceso, come le cronache di queste ore già lasciano intravedere.

Ma c’è un ministro più “uguale” degli altri per il cumulo di competenze fondamentali che gli spettano come ministro dell’Economia. Sul tavolo di Fabrizio Saccomanni infatti, fresco arrivato da Banca d’Italia, già ci sono i dossier più scottanti, dalla sospensione dell’Imu al taglio del cuneo fiscale, dal braccio di ferro con Bruxelles per l’allentamento dei vincoli al dribling dell’aumento Iva di luglio.

E non ha ancora affrontato un’altra delle “rogne” più urticanti per un uomo come lui non avvezzo ai riti e alle mediazioni della politica: quella delle nomine negli enti e nelle società controllate direttamente dallo Stato o tramite la Cassa depositi e prestiti. Nelle prossime settimane infatti, in occasione delle rispettive assemblee, dovranno essere occupate importanti caselle nel puzzle del sistema amministrativo e industriale italiano.

In vista di queste impegnative scelte, Saccomanni deve innanzitutto dotarsi di una nuova squadra di collaboratori all’altezza del compito. Quella che infatti è stata l’architrave del ministero di via XX Settembre sta per sbriciolarsi. Lascia innanzitutto Vittorio Grilli, ex direttore generale del Tesoro e ex ministro, destinato ad una merchant bank internazionale. Ma lascia anche l’eminenza grigia del ministero, il potente capo di gabinetto Vincenzo Fortunato. A distanza di qualche mese infine andrà in pensione il Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio.

La lotta per la successione in questi posti chiave è in pieno svolgimento tra palazzo Chigi, via XX Settembre e le segreterie dei partiti di governo. Intanto però bisogna cominciare a mettere mano al rinnovo di importanti cariche, come quelle di Finmeccanica dove da febbraio ci sono due posti vacanti, il presidente, dopo l’arresto di Giuseppe Orsi, e un consigliere di amministrazione, dopo le dimissioni di Franco Bonferroni.

Ad oggi, come si sa, tutti i poteri sono concentrati nelle mani dell’ad Alessandro Pansa, già direttore finanziario durante la gestione di Pier Francesco Guarguaglini. Per quanto i suoi riferimenti politici si siano nel frattempo sensibilmente indeboliti, a cominciare dagli ex Vittorio Grilli e Antonio Catricalà, non ci dovrebbero essere dubbi sulla sua riconferma, almeno fino all’assemblea del prossimo anno.

Per la presidenza invece si cerca una figura forte e autorevole anche sul piano internazionale. La lista degli aspiranti, secondo i ben informati, comprenderebbe l’ex ambasciatore Castellaneta, che lascerebbe Sace, oppure l’ex ad della Fiat Paolo Cantarella, o i “militari”, tra cui il generale Guido Venturoni, attuale vicepresidente, o l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, ministro della Difesa del governo Monti, per il quale occorrerebbe un decreto di deroga alla norma che vieta ai ministri per un anno di andare al vertice di società pubbliche.

Sarà l’assemblea del 30 maggio, chiamata ad approvare il bilancio, a decidere la sostituzione dei due amministratori dimissionari, Orsi e Franco Bonferroni. Il cda al completo dovrebbe quindi nominare un nuovo presidente.

Anche nelle imprese dove la mano pubblica non è maggioritaria, la moral suasion esercitata dal socio pubblico diventa determinante. Se ne è avuta la dimostrazione nell’assemblea del fondo per le infrastrutture F2i, dove lo Stato detiene attraverso la Cassa depositi e prestiti una quota di appena l’8,1% del capitale. Si sarebbe dovuto procedere all’approvazione del bilancio 2012 e alla nomina del consiglio di amministrazione. Invece il cambio di Governo ha indotto gli azionisti a rinviare le nomine, in attesa di conoscere le istruzioni che il Governo darà ai vertici della Cdp appena confermati, cioè il presidente Franco Bassanini e l’ad Giovanni Gorno Tempini.

Per restare alle partecipazioni detenute dalla Cdp, il prossimo 22 maggio il cda darà le indicazioni per le nomine nelle controllate e partecipate, tra cui anche la Sace, dove sono in prorogatio il presidente Gianni Castellaneta e l’ad Alessandro Castellano, entrambi in odore di riconferma. Alle Fs dovrebbe essere confermato l’ad Mauro Moretti (improbabile che vada a Finmeccanica come uomo forte), mentre potrebbe essere sostituito il presidente, Lamberto Cardia, che non gode di larghi consensi all’interno del Pdl.

Ma l’accoppiata Letta-Saccomanni dovrà anche provvedere a sostituire i due grand commis entrati nel Governo, un nuovo direttore generale della Banca d’Italia al posto di Fabrizio Saccomanni e il presidente dell’Istat, in seguito alla nomina di Enrico Giovannini a ministro del Lavoro. Per BI il direttorio ha già indicato il sostituto in Salvatore Rossi, il più anziano in grado, oltre che di età, fra i tre vicedirettori generali della Banca d’Italia. L’altro vice direttore, Fabio Panetta, viene dato in partenza per Francoforte dove raggiungerebbe il suo ex capo Maro Draghi.

Ma un appuntamento ancor più rilevante si prospetta per il prossimo anno quando verranno a scadenza i vertici dei gruppi a partecipazione statale più importanti. Tra aprile e maggio 2014 infatti scadranno i consigli di amministrazione di Eni, Enel, Terna, Poste e Finmeccanica. L’uscita di scena o, più probabilmente, il cambio di casacca di manager del calibro di Scaroni, Conti, Cattaneo, Sarmi ha già messo in moto sulla scacchiera i pezzi più importanti di cui sentiremo parlare nei prossimi dodici mesi.

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