Cassazione, Santacroce è il nuovo presidente

Santacroce_sliderSulla nomina si spacca il plenum. Presidente della Corte d’Appello di Roma, Santacroce ha indagato su Ustica e P2

 

 

ROMA – Giorgio Santacroce, presidente della Corte d’Appello di Roma, è il nuovo primo presidente della Corte di Cassazione. Lo ha nominato il plenum del Consiglio superiore della magistratura, presieduto dal capo dello Stato Giorgio Napolitano. Prende il posto di Ernesto Lupo, in pensione dal prossimo 13 maggio.

Spaccatura nel Csm sulla nomina del presidente. Tredici i voti espressi in plenum a favore di Santacroce, nove quelli andati all’altro candidato, il presidente della seconda sezione civile della Cassazione, Luigi Rovelli. Quattro gli astenuti, il vicepresidente Michele Vietti, il pg di Cassazione, Gianfranco Ciani, il presidente uscente della Suprema Corte Ernesto Lupo e il laico del Pdl Annibale Marini. Non ha votato, come di norma, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

A sostenere la nomina di Santacroce sono stati in plenum i togati di Unicost e Magistratura Indipendente, nonché i laici Filiberto Palumbo, Bartolomeo Romano, Niccolò Zanon (tutti e tre eletti in quota Pdl) e Ettore Albertoni (Lega). Per Rovelli, invece, hanno votato compatti i togati di Area, il gruppo che riunisce le correnti di sinistra della magistratura, i laici di centrosinistra Guido Calvi e Glauco Giostra, e i togati indipendenti Nello Nappi e Paolo Corder. Anche in Quinta Commissione si era registrata una simile spaccatura, con la decisione di proporre i due candidati, Rovelli e Santacroce, all’assemblea plenaria.

Ligure, 72 anni, Giorgio Santacroce, ha svolto a Roma la maggior parte della sua carriera di magistrato. Dal 2008 è stato infatti alla guida della Corte d’ Appello, e prima, per oltre 20 anni, dal 1970, ha svolto nella Capitale le funzioni di pubblico ministero, occupandosi di procedimenti importanti come la strage Ustica, i fondi neri della Bnl, la morte di Giorgiana Masi, la Loggia P2 , e di molte inchieste sul terrorismo rosso e nero.

In magistratura dal 1965, Santacroce ha iniziato come pretore a Napoli. In Cassazione, dove è approdato nel 1997 per restarvi 11 anni, ha scritto sentenze di rilievo, tra le quali quella sull’omicidio di Marta Russo e sul delitto di Cogne, sulla revisione del processo per la morte del commissario Luigi Calabresi, sui black bloc al G8 di Genova. Santacroce è stato inoltre ascoltato come testimone al processo Imi Sir per avere partecipato a una cena, nel 1988, nello studio romano di Cesare Previti.

“Rigore ed equilibrio sono cruciali perché venga riconosciuta la funzione e l’indipendenza della magistratura”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine del voto che ha consegnato a Giorgio Santacroce la guida della Suprema Corte.

Salutando il presidente uscente, Ernesto Lupo, il capo dello Stato ne ha lodato la “ricca e solida cultura giuridica, l’alta visione deontologica e la capacità di combinare rigore ed equilibrio, un esercizio cruciale – ha detto Napolitano -, non sempre facile, perché possano essere riconosciute la funzione e l’indipendenza della magistratura”.

La “pluralità delle candidature” che oggi ha caratterizzato la votazione al plenum del Csm – ha aggiunto Napolitano – insieme al “riconoscimento della difficoltà di scelta tra candidati di così alto profilo” e “il rispetto di quanti sono intervenuti” nel sostenere le candidature, rappresentano “un segno confortante della qualità delle risorse umane della nostra magistratura e un clima importante per la coesione del Csm e l’impegno collettivo della Cassazione”.

Il capo dello Stato si è detto certo che Santacroce “saprà svolgere al livello necessario le funzioni che oggi gli vengono attribuite”. Napolitano ha inoltre espresso “viva stima” per l’antagonista di Santacroce, Luigi Antonio Rovelli, e per quanti hanno partecipato alla “competizione” di oggi. Napolitano ha voluto ringraziare i componenti del Csm “per le parole -ha detto- che mi avete rivolto. Il 16 aprile scorso vi avevo inviato un breve messaggio di commiato ma, nella vita politica e delle persone, può accadere l’ imprevedibile. Ora, confido ancora nella vostra attenzione e nel vostro ascolto.

“L’avvio della 17esima legislatura – ha continuato l’inquilino del Quirinale – è stato ‘travagliato’, ma ora la missione del governo è di dare risposte alle emergenze economiche e sociali in un difficile contesto europeo e garantire il prolungamento del programma di riforme istituzionali troppo a lungo attese e mai conseguite”.

Il presidente della Repubblica si è detto infine convinto che l’organo di autogoverno della magistratura saprà “ancora una volta dare il proprio contributo di fronte alle tante criticità e urgenze che nel nostro Paese caratterizzano i problemi della giustizia”.

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