I sogni svaniti della Banca del Mezzogiorno

Sud_sliderL’Istituto di Poste Italiane avrebbe dovuto aiutare le pmi del sud. Del business plan iniziale resta ben poco

 

 

ROMA – I sogni, come diceva Indro Montanelli nel suo unico film, muoiono all’alba. Anche quelli della Banca del Mezzogiorno se non proprio defunti sono in gran parte svaniti, o fortemente ridimensionati rispetto alle “luminose” prospettive iniziali disegnate tre anni fa dal ministro Tremonti.

Di quel progetto infatti resta ben poco. La partnership tra Poste Italiane e la Banche di credito cooperativo è saltata, così che il “cerino” è rimasto al 100% in mano a Massimo Sarmi, che aspetta ancora i 100 milioni promessi dal Tesoro. L’accordo con le Bcc e le Popolari non si è trovato perchè Poste Italiane, favorita dai provvedimenti del Tesoro), intendeva mantenere il bastone di comando, mentre Bcc e Popolari, convinte della scarsa esperienza bancaria della società di Sarmi, ereno rimaste irremovibili nel chiedere il controllo di almeno il 60% della futura “Banca del Sud”.

Anche l’iniziale base operativa teorizzata dal Tesoro con 7.500 sportelli si è ridotta ad una rete di appena 50 uffici postali; le poche linee di credito attivate non finanziano la nascita di nuove aziende, ma sostengono solo investimenti a medio e lungo termine, così come faceva MedioCredito Centrale (Mcc). L’unica nota lieta, si fa per dire, è il bilancio 2012 che si è chiuso con un utile di 7,1 milioni, contro una previsione di perdita di 1,8.

Per il resto è il modesto ammontare degli impieghi (161 milioni in tutto) a dare la misura della mortificazione delle iniziali ambizioni di grandeur della BdM. La sua missione infatti doveva essere quella di sostenere i progetti di sviluppo delle Pmi aumentando la disponibilità di credito a medio–lungo termine, anche attraverso il Fondo centrale di garanzia.

Di fatto i pochi finanziamenti concessi sono finiti per lo più alle grandi aziende, come Fiat, Ansaldo e Fincantieri, mentre tra le 400 aziende minori finanziate spuntano la Grimaldi traghetti, la De Cecco e l’Acquedotto pugliese. Per dettagli tecnici non sono stati finanziati anche EnelGreenPower ed Enav.

E a conferma di questo cambio di strategia – malauguratamente consentito dal “duo sciagura” Monti-Grilli – dei 750 milioni di finanziamenti messi quest’anno a budget dalla Banca del Mezzogiorno, solamente 100-150 milioni sono destinati alle pmi, mentre 400 milioni andranno alle grandi imprese e i restanti 200 milioni sono per mutui e prestiti con cessione del quinto dello stipendio ai dipendenti postali. I finanziamenti invece – sempre secondo il business plan iniziale – sarebbero dovuti essere 1,5 miliardi di euro, attraverso parte dei 3 miliardi di “Tremonti bond”, con un regime fiscale agevolato del 5% contro il 12,5% di altri strumenti di pari durata presenti sul mercato.

Il Mezzogiorno non ha dunque la banca che avrebbe dovuto sostenere il suo sviluppo. In compenso la Banca per il Mezzogiorno ha un nuovo consiglio di amministrazione: oltre alle conferme di Massimo Sarmi a presidente e di Pietro D’Anzi ad amministratore delegato, sono stati nominanti nel board Andrea Pèruzy. Paolo Luca Stanzani Ghedini e Paolo Martella. Magra consolazione per le imprese del Sud!

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