La recessione non accenna a mollare la presa

Recessione_slider_bisIl debito pubblico segna a marzo il nuovo record di 2.034 miliardi. Crollano la produzione industriale e l’immobiliare

 

ROMA – L’onda lunga del governo Monti continua a devastare la nostra economia. E’ la peggiore alluvione (economica) che la storia del Paese ricordi e per adesso non ci sono sacchetti di sabbia, idrovore, argini che possano fermare le acque che dilagano ovunque.

Il debito pubblico italiano, che costituiva l’obiettivo esclusivo del “salvatore” della patria, continua a crescere senza freni. A marzo, secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia, si è attestato a quota 2.034,7 miliardi di euro, segnando un nuovo picco storico dopo i 2.022,7 miliardi raggiunti a gennaio. L’indebitamento è quindi aumentato di 17,11 miliardi rispetto a febbraio 2013 e di 79,6 miliardi rispetto a marzo 2012.

Ma, come detto, nessun settore è escluso dalla calamità. La produzione industriale a marzo ha fatto segnare un crollo del 5,2% rispetto alla stesso mese dell’anno scorso. La conferma dell’eccezionale caduta è arrivata direttamente dall’Eurostat, che senza mezzi termini sottolinea come quello italiano “è il peggior dato tra le grandi economie continentali, anch’esse in difficoltà”. La produzione industriale tedesca, ad esempio, è calata di 1,5 punti percentuali, mentre la Francia ha fatto segnare un ribasso dell’1,6%. Nell’insieme dell’Eurozona, il calo è stato dell’1,7%.

Il tonfo del mercato immobiliare della casa, con oltre 150 mila compravendite in meno rispetto al 2011, è un altro indice da brividi. Secondo il rapporto immobiliare 2013 di Abi e Agenzia delle Entrate, si tratta del peggior risultato dal 1985 quando le abitazioni comprate e vendute in Italia erano state circa 430 mila. Nel solo 2012 si è avuta una riduzione del 27,5% rispetto al 2011 per i volumi di compravendite delle case (a 448.364 numero di transazioni), con un calo inferiore per i capoluoghi (-24,8%) e maggiore nei comuni non capoluogo (-26,1%).

Se aggiungiamo i dati sulla disoccupazione, sulla pressione fiscale e sul prosciugamento del credito, il brivido si trasforma immediatamente in terrore. Enrico Letta è appena arrivato e non ha avuto materialmente il tempo di approntare qualsiasi riparo. Pare che venerdì prossimo, se l’Ecofin ce lo permetterà, si potrà cominciare a fare qualcosa per l’Imu e per la Cig. Ma il ritorno a quello che gli americani chiamano il “new normal” appare comunque un’impresa titanica.

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