I buoni proponimenti di Equitalia

Befera_Equitalia_sliderIl richiamo ai dipendenti sulla sensibilità dei comportamenti. Il precedente di Befera senza alcun effetto pratico

 

ROMA – L’amministratore delegato di Equitalia, Benedetto Mineo, ha mandato ai direttori territoriali della società una lettera circolare in cui richiama tutti a “rafforzare il dialogo con i contribuenti e a mantenere in ogni occasione un comportamento più sensibile”.

Se lo spunto dell’intervento di Mineo è dato dall’episodio di un piccolo imprenditore pugliese che aveva minacciato di suicidarsi perché sommerso dai debiti verso lo Stato, che Equitalia è tenuta a riscuotere, lo stesso ad di Equitalia si affretta a precisare che “l’episodio non costituisce, purtroppo, un caso isolato, ma riflette un disagio esteso, conseguenza diretta del perdurare della crisi”.

In queste condizioni il capo di Equitalia chiede a tutti i suoi collaboratori di fare un lavoro capillare e di valutare le situazioni caso per caso, persona per persona. “Non possiamo permetterci di commettere errori o di assumere comportamenti non adeguatamente orientati alla sensibilità e all’umanità che queste circostanze richiedono”.

Mentre il responsabile di Equitalia scriveva, in Italia altri piccoli imprenditori, artigiani, padri di famiglia si suicidavano, o si davano fuoco o compivano gesti di follia. La causa di tanta disperazione non è certo dell’ente incaricato della riscossione dei tributi, ma di chi non ha mosso un dito per uscire da questo tunnel senza fine. Comunque la moral suasion di Mineo giunge opportuna, se non altro per non infierire oltre il dovuto su chi già soffre. Il problema semmai sta nella sostanziale inefficacia di questi richiami.

Ci aveva già provato due anni fa, più o meno negli stessi termini, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, denunciando ai propri dipendenti singoli episodi di “arroganza o sopruso o, comunque, comportamenti non ammissibili nell’ottica di una corretta e civile dialettica tra le parti”. Vale la pena di riportare i passaggi essenziali di quella reprimenda di Befera del 6 maggio 2011.

“Se un accertamento non ha solido fondamento non va fatto e se da una verifica non emergono fatti concreti da contestare non è corretto cercare ad ogni costo pseudo infrazioni formali da sanzionare……….Allo stesso modo costituisce una grave inadempienza ritardare l’esecuzione di sgravi o rimborsi dovuti”. Al contrario, negli apprezzamenti che pure arrivano all’Agenzia c’è “l’orgoglio di sentirsi finalmente parte di uno Stato che non si manifesta nelle modalità minacciose dell’Autorità imperscrutabile, ma nei comportamenti di funzionari che esercitano con autorevolezza il loro potere, dando prova di equilibrio, competenza, misura e ragionevolezza……Comportiamoci tutti – concludeva Befera – come funzionari del Fisco, come vorremmo essere tutti trattati come contribuenti”.

Belle parole che avevano riempito di speranza il cuore (e il portafoglio) degli italiani. Ma poi nulla è cambiato né nelle leggi di imposizione fiscale, che sono le più vessatorie d’Europa e di cui Befera non ha alcuna colpa, né nei comportamenti degli addetti ai lavori. Chi non ricorda i blitz paramilitari nei posti di villeggiatura, o le cartelle pazze, o la tassazione e i provvedimenti esecutivi sulla base di redditi presunti?

Adesso ci riprova, sicuramente in buona fede, l’amministratore delegato di Equitalia, ma i precedenti inducono ad un diffuso scetticismo. Forse l’unica speranza sarebbe che la suasion da moral si facesse compulsive.

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