Legge elettorale, ancora distanti Pd e Pdl

Gaetano-QuagliarielloIl ministro delle Riforme Quagliariello: ”Comincerò i contatti con i partiti per approvare una clausola di salvaguardia”


ROMA – Con una intervista al Tg3 Gaetano Quagliariello spiega la sua posizione sulla riforma elettorale: ”Non e’ possibile che una coalizione con meno del 30% dei voti possa raddoppiare i propri seggi. L’attuale legge elettorale rischia di essere incostituzionale”.

Il ministro per le Riforme costituzionali sottolinea le decisioni su questo tema del seminario del governo nell’abbazia di Spineto: ”Si e’ convenuto che la legge elettorale fa parte della forma di governo, e’ impossibile fare la legge elettorale senza sapere se bisogna andare a Parigi o a Londra. Solo dopo si capirà quale legge fare e su questo l’intero governo e’ d’accordo”. Occorre quindi scegliere tra il modello francese semipresidenziale e quello tendenzialmente bipolare britannico.

“Noi sappiamo – continua Quagliariello – che l’attuale legge elettorale e’ di dubbia costituzionalità perché quando fu fatta c’erano coalizioni del 45% e il premio di maggioranza era limitato al massimo al 10% dei seggi. Oggi invece le coalizioni sono sotto il 30% e quindi la coalizione vincente ha visto alla Camera raddoppiare i suoi seggi. Di fronte a questo, e a quello detto più volte dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio mi ha dato l’incarico di sentire i partiti e i gruppi per vedere se e’ possibile mettere in atto la clausola di salvaguardia. Lo farò con molta solerzia”.

Per ‘clausola di salvaguardia’, aveva chiarito il premier Enrico Letta nella conferenza conclusiva del seminario di Spineto, si deve intendere una rapida riforma della legge elettorale in vigore che permetta – nel caso non auspicabile di elezioni anticipate e di fallimento dei progetti dell’esecutivo – di non tornare alle urne con le attuali norme elettorali.

Quagliariello tiene a ribadire al Tg3: ”Ovviamente il dibattito parlamentare va avanti indipendentemente dalle dinamiche del governo. Io mi atterrò al mandato ricevuto da Letta: dalla prossima settimana comincerò i contatti con i partiti per approvare una clausola di salvaguardia che consenta di tornare alle urne in qualsiasi momento. Ma questo e’ chiaramente sganciato dalla grande riforma”.

Alla domanda se e’ possibile un immediato ritorno al Mattarellum (il sistema elettorale che era in vigore prima dell’attuale) e se il Pdl sarebbe d’accordo nel votare una proposta di riforma che va in quella direzione, Quagliariello ribadisce la posizione tradizionale del suo partito: ”Io ora sono il ministro per le Riforme. Prima di scegliere la legge elettorale, bisognerà scegliere la forma di governo”.

Il ministro, pur impegnandosi a lavorare all’ipotesi chiestagli da Letta, resta scettico sull’idea che si faccia ora una legge ordinaria per cancellare il Porcellum e in un secondo momento si modifichi l’architettura istituzionale. Il Pdl e’ schierato a favore del modello francese: elezione diretta del Presidente della Repubblica, elezione dei componenti dell’Assemblea nazionale con un sistema elettorale a doppio turno di collegio. Questa posizione non dispiace a gran parte del Pd ma quello che ha chiesto Letta a Quagliariello e’ di non attendere il varo della riforma della forma di governo – certamente auspicabile – ma di trovare una soluzione immediata di riforma che cancelli la possibilità che si torni a votare con le norme in vigore.

Secondo le indiscrezioni di fonte Pdl, Silvio Berlusconi non e’ d’accordo con la posizione di Letta. Teme che la riforma immediata della legge elettorale possa indebolire il governo delle larghe intese e dare via libera alle elezioni dopo che siano stati approvati i provvedimenti economici di emergenza.

Anche al vicepremier Angelino Alfano non piace l’idea di un semplice ritorno al Mattarellum. Posizione ribadita da Renato Schifani, capogruppo del Pdl al Senato: ”La riunione dei nostri gruppi parlamentari ha confermato all’unanimità che la riforma della legge elettorale venga dopo le riforme costituzionali perche’ col sistema bicamerale perfetto non esiste una legge elettorale che consenta una maggioranza omogenea alla Camera e al Senato”.

Se il tema della riforma del Porcellum fosse demandato solo alla Convenzione per le riforme che dovrebbe prendere il via nelle prossime settimane e all’attesa di una riforma complessiva del sistema politico (trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, riduzione del numero dei deputati, semipresidenzialismo alla francese) i tempi si allungherebbero inevitabilmente e salterebbe quella ”clausola di sicurezza” su cui il premier Letta ha chiesto di lavorare al ministro Quagliariello per evitare un non augurabile ritorno al voto e per giunta con una legge elettorale che non assicura la governabilità.

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