09:56 | Riciclaggio, 34 arresti tra cui giudice Tar del Lazio e 2 militari

La banda dedita al riciclaggio di denaro sporco, smantellata dalla Guardia di Finanza di Palermo su ordine della Procura, tra le attività illecite aveva anche il commercio in oro in assenza delle regolari autorizzazioni. Le persone finite in manette sono 34, mentre le perquisizioni compiute sono 85.

Tra gli arrestati ci sono avvocati, commercialisti, due carabinieri, nonché un magistrato del Tar del Lazio. Nel suo ufficio, il giudice Franco Angelo Debernardi avrebbe ospitato incontri tra diversi personaggi coinvolti nell’associazione per delinquere smantellata dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Palermo.

Debernardi sarebbe caduto in pieno nel tranello teso dall’agente provocatore e avrebbe accreditato il sedicente Luca Di Mauro (questo il nome utilizzato dal finanziere infiltrato), che si sarebbe presentato come rappresentante di un gruppo criminale interessato all’acquisto di divise estere da Gabrio Vazza, un altro dei coinvolti, che avrebbe dovuto procedere al riciclaggio del denaro. Debernardis, scrivono gli inquirenti, avrebbe ricoperto il ruolo di “capo e organizzatore dell’associazione”.

Il magistrato, dopo avere esaminato il denaro nella disponibilità dell’agente sotto copertura, avrebbe tenuto rapporti con Giuseppe Abbondandolo e Alessandro Tufo, per importare e “monetizzare” in Italia e in Svizzera ingenti quantitativi di banconote aventi un valore nominale di un milione di dollari ciascuna (le cosiddette Silver), provvedendo al trasporto di parte di dette banconote dal territorio elvetico all’Italia. E con ciò, scrivono gli inquirenti, avrebbe ricoperto il ruolo di “capo e organizzatore dell’associazione”.

Sono due i carabinieri coinvolti nell’indagine della procura di Palermo, entrambi in servizio al Comando di viale Tor di Quinto, a Roma: Antonio Toparelli è finito in carcere, Michele Ranocchia e’ andato ai domiciliari. Per Toparelli le accuse sono più gravi, vanno dall’associazione per delinquere al riciclaggio al commercio e al traffico di oro; avrebbe fatto da garante della sicurezza delle operazioni illecite.

Gli arresti domiciliari sono stati concessi anche a Antonio Pompeo Marsella, abitante a Roma, 72 anni; Roberto Speziali, 53 anni, milanese; Giuseppe Abbondandolo, di Legnano, 47 anni, Giovanna Senia, 46 anni, che vive a Legnano; Alessandro Tufo, 53 anni, che abita a Barberino del Mugello; Eugenio Pandolfo, abitante a Roma, 51 anni, Margherita Zanellato, che vive in provincia di Torino, a La Loggia, 39 anni, Samuele Faccio, che vive a Roveredo di Guà (Verona), 45 anni; Daniele Palla, romano residente a Milano, 39 anni; Matteo Conoscitore, di Manfredonia, 46 anni, Michele Ranocchia, di Cagliari, 36 anni. Ai domiciliari infine il funzionario della Regione Sicilia Leonardo Di Giovanna, 52 anni, in servizio al settore “Acquisizione beni e servizi”.

Per riuscire a smascherare i responsabili, per mesi un finanziere si è infiltrato nell’organizzazione, che operava su tutto il territorio nazionale e all’estero. Il gruppo era dedito a violazioni valutarie in titoli, valori e mezzi di pagamento nazionali, europei ed esteri, nonché all’esecuzione di illecite movimentazioni finanziarie di capitali, anche transnazionali.

L’operazione, coordinata e diretta nelle ultime fasi dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Daniele Paci, Lia Sava e Dario Scaletta, ha portato all’esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 12 ai domiciliari. Tra gli arrestati figura anche il professor Gianni Lapis, noto avvocato tributarista palermitano, già prestanome di Vito Ciancimino.

A carico degli indagati sono ipotizzati reati di associazione a delinquere aggravata dalla transnazionalità finalizzata al riciclaggio di ingenti quantitativi di denaro in divisa estera; al commercio dell’oro, attraverso l’esercizio abusivo della professione di intermediario finanziario con modalità da eludere il sistema di tracciabilità delle operazioni; alla falsificazione, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate; nonché detenzione illegale di armi e truffa.

Fondamentale alle indagini è stato l’apporto del finanziere che ha agito sotto copertura e che, infiltrato nell’organizzazione, ha partecipato alle trattative necessarie per concludere le operazioni di cambio. Le indagini hanno già permesso di sequestrare valuta straniera, principalmente dollari americani, won nordcoreani e franchi svizzeri, per un valore complessivo superiore a 11 milioni e mezzo di euro e di denunciare 93 persone.

Le attività, eseguite dalle prime ore dell’alba dalle Fiamme Gialle del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma e di altri 29 reparti della Guardia di finanza, hanno interessato le province di Roma, Torino, Aosta, La Spezia, Milano, Varese, Como, Verona, Vicenza, Padova, Modena, Firenze, Arezzo, L’Aquila, Frosinone, Benevento, Napoli, Crotone, Cosenza, Messina e Catania.

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