Il Movimento 5 Stelle muove all’attacco dell’Istat

Istat_sliderSotto la lente di osservazione dei senatori M5S la gestione di alcuni contratti affidati a società esterne

 

ROMA – In un’interrogazione a risposta scritta presentata la settimana scorsa al governo, 53 senatori grillini (primo firmatario Anitori), partendo dal rapporto della Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’Istat nel biennio 2010-2011, chiedono innanzitutto di sapere perché l’Istituto di statistica, avendo riportato un disavanzo finanziario di competenza negli esercizi 2009, 2010 e 2011 per oltre 55 milioni di euro, non è stato commissariato, ai sensi della legislazione vigente in materia.

Nonostante la situazione deficitaria di bilancio – fanno notare i parlamentari M5S – nel periodo considerato sono sensibilmente aumentati “i costi per l’effettuazione di indagini statistiche affidate a società esterne con contratti gestiti, a giudizio degli interroganti, in maniera quantomeno disinvolta”.

In particolare l’attenzione degli interroganti si concentra sulla vicenda di due appalti, risalenti al 2011, per la conduzione di indagini statistiche, in parte con il metodo Capi (computer assisted personal interview), certamente più lungo e oneroso, e in parte con il metodo Cati (computer assisted telephon interview), per un totale di quasi 18 milioni di euro (Iva compresa).

Oggetto del primo appalto, stipulato il 3 marzo 2011 per un importo contrattuale di circa 4 milioni di euro (Iva inclusa), erano: “Indagine sulle professioni”, “Indagine sulla condizione e integrazione sociale dei cittadini stranieri”, “Indagine pilota sui consumi delle famiglie” e “Indagine sulle discriminazioni per genere, orientamento sessuale, origini etniche”, tutte con carattere di occasionalità.

Nel contratto si stabiliva che il pagamento delle prestazioni effettivamente svolte sarebbe avvenuto per l’indagine sulle professioni: 1) in via posticipata, su base trimestrale, su fattura di importo pari al 90 per cento dell’importo relativo alle interviste utili effettuate nel trimestre di riferimento; 2) al termine delle prestazioni contrattuali, su fattura di importo pari al 10 per cento dell’importo di tutte le interviste utili effettuate e non ancora fatturate. Per le altre tre indagini (stranieri-pilota consumi-discriminazioni), in via posticipata al termine dell’attività contrattuale, in base alle interviste utili effettuate.

I tempi di ultimazione delle indagini – a giudizio degli interroganti – sono risultati totalmente disattesi: l’indagine sugli stranieri si è conclusa solo nei primi mesi del 2013 rispetto al previsto maggio 2011; l’indagine sulle professioni, da effettuarsi tra giugno 2011 e agosto 2012, sembra essere stata ultimata solo da qualche settimana; l’indagine pilota sui consumi delle famiglie, che in un mese doveva servire a testare il nuovo questionario su un campione di 1.000 famiglie, ha impiegato sei mesi e ha raccolto informazioni soltanto dal 50 per cento del campione.

Il secondo appalto, per un importo contrattuale di circa 14 milioni di euro (Iva inclusa), stipulato il 19 aprile 2011, riguardava le indagini periodiche su “reddito e condizioni di vita” e sui “consumi delle famiglie”, e aveva un orizzonte temporale di 4 anni. I termini di pagamento erano all’incirca gli stessi del primo contratto. Anche in questo secondo caso, a giudizio degli interroganti si sarebbero registrati sensibili scostamenti cronologici. L’indagine su reddito e condizioni di vita infatti doveva concludersi entro il mese di settembre 2011, ma ha visto la luce soltanto il 31 marzo 2012; analogo discorso per l’indagine su reddito e condizioni di vita 2012, la cui chiusura è avvenuta il 1° marzo 2013.

Ad aggravare la situazione, ci sarebbero poi le disposizioni contrattuali in tema di pagamenti, metodicamente disattese, secondo la ricostruzione degli interroganti. “La società aggiudicataria dei due appalti, la Unicab Italia SpA in raggruppamento temporaneo di imprese con Doxa SpA, dopo alcuni mesi dalla sottoscrizione dei due contratti, ha chiesto all’Istat di rivedere i termini di pagamento, anticipandone la scadenza, senza peraltro motivare alcunché. Con due atti aggiuntivi, sottoscritti nello stesso giorno (10 maggio 2012) i contratti principali sono stati emendati, con la conseguenza che i pagamenti posticipati per ciascun anno sono stati anticipati; quelli con scadenza trimestrale sono diventati bimestrali e quelli bimestrali mensili, per tutti gli anni di validità dei contratti stessi.

Sulla base di questa ricostruzione dei fatti, i senatori Cinque Stelle hanno chiesto al presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dell’economia e delle finanze “per quali ragioni l’Istat, pur avendo riportato un disavanzo finanziario di competenza negli esercizi 2009, 2010 e 2011, per oltre 55 milioni di euro, non sia stato commissariato; se risulti che la condotta dell’Istat in ordine all’affidamento e, soprattutto, alla gestione degli appalti alla società Unicab sia stata conforme alle norme in materia; se non ritengano che la variazione in melius dei tempi di pagamento delle prestazioni effettuate non abbia costituito un ingiusto vantaggio per la società beneficiaria”.

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