Dalla Bce altri mille miliardi alle banche?

Bce_eurotowerSi pensa alle cartolarizzazioni che tanti guai hanno creato anche in passato. I rischi trasferiti agli obbligazionisti

 

 

ROMA – Banche, toujours banche. Mentre mille imprese al giorno muoiono soffocate dalla mancanza di credito, la Bce – secondo notizie raccolte dal Fatto Quotidiano – starebbe pensando di regalare un altro po’ di soldi alle banche europee.

Si vede che non è stata sufficiente l’operazione con cui la Bce iniettò nel sistema bancario tra dicembre 2011 e febbraio 2012 oltre 1000 miliardi di liquidità a tre anni al tasso agevolato dell’1 per cento. Agli istituti italiani, come si ricorderà, andarono 268 miliardi puntualmente investiti in BTp i cui rendimenti erano molto alti a causa della crisi del nostro debito sovrano. Di quei miliardi comunque le piccole e medie imprese e le famiglie per comprare casa non videro un euro.

Ora, nonostante i nostri istituti di credito godano ottima salute (il primo trimestre 2013 ha visto per tutti il ritorno all’utile, con punte straordinarie come quella di Banca Intesa che ha accantonato 20 miliardi alla voce “non si sa mai cosa potrebbe accadere”), nonostante questo, il banchiere Draghi sta pensando di riesumare le cosidette cartolarizzazioni Abs che tanti danni provocarono all’inizio della grande crisi.

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Di che si tratta? Prendiamo il caso di una banca che abbia una serie di mutui di varia natura ed abbia bisogno di liquidità e quindi desideri smobilizzare questi crediti attraverso una securitisation. La banca creerà un società ad hoc a cui conferirà i crediti in questione e le relative garanzie ipotecarie, che così restano fuori dal bilancio. Lo società in questione emetterà obbligazioni, di solito per un valore inferiore a quello dell’ammontare dei crediti, e pagherà le cedole e gli interessi con le rate dei mutui che riceverà. Così facendo la banca che originariamente ha concesso il mutuo scarica il rischio di insolvenza del debitore su chi ha comprato le obbligazioni.

Il caso della cartolarizzazione dei mutui è il più frequente, ma in queste obbligazioni possono essere inseriti anche altri crediti, come quelli per l’acquisto di automobili, ipoteche, crediti bancari, crediti al consumo, leasing, flussi di pagamenti di carte di credito e crediti commerciali.

La particolarità che distingue le Abs dai comuni bond risiede nella stretta correlazione esistente tra il rimborso delle obbligazioni a scadenza con le somme incassate dai crediti ceduti. Proprio per questo legame vi sono degli elementi di rischio. Finché infatti i pagamenti procedono regolarmente, va tutto bene. Appena però iniziano i fallimenti basta poco (anche cali del 5%-10% nel valore del pacchetto di prestiti su cui è costruita la cartolarizzazione) per finire nei guai.

Ecco perché nel progetto, secondo alcuni, potrebbero entrare in gioco soggetti pubblici come la Cassa Depositi e Prestiti, che dovrebbe acquistare le obbligazioni più rischiose. Sarebbe quindi in ultima analisi lo Stato ad accollarsi la parte più pericolosa dell’operazione, mentre la Bce limiterebbe i suoi acquisti ai titoli più sicuri.

D’altronde quando c’è da aiutare le banche la creatività del sistema finanziario si esprime in tutta la sua capacità, potendo peraltro contare, nel caso italiano, su una governance ormai saldamente presidiata e coesa, che da Francoforte arriva in presa diretta al ministero dell’Economia, alla Banca d’Italia e alla Ragioneria generale dello Stato.

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