Assemblea Confindustria, il lavoro al centro

Squinzi_slider_bisSecondo Squinzi l’obiettivo deve essere uno solo: tornare a crescere. Le new entry nella giunta nazionale

 

 

ROMA – L’obiettivo “deve essere ora uno solo: tornare a crescere”. E’ la parola d’ordine scandita dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel corso dell’assemblea annuale. “Domanda e competitività sono le due leve su cui agire per ritrovare la strada della crescita – ha spiegato – Serve una netta discontinuità con le logiche di breve respiro che hanno ispirato molte politiche del passato”. E le imprese sono a fianco del governo: “Sono pronte a supportare l’azione del governo con investimenti e occupazione. Se questo sarà il governo della crescita noi lo sosterremo con tutte le nostre forze”.

Ma Squinzi non fa sconti nemmeno al governo. Spiega infatti la sua contrarietà sul modo con cui il governo ha reperito le risorse per finanziare gli ammortizzatori in deroga. “Scelta che comporta il rischio concreto, segnalato al governo, di generare altra disoccupazione” aggiunge. Squinzi ritiene infatti che “le risorse destinate a sostenere l’occupazione, le politiche attive, la produttività non devono essere impiegate per altri fini. Per questo vanno reintegrate”. Da qui l’azione di governo, secondo il leader degli industriali deve avere “come pilastro portante delle proprie scelte la politica industriale”. Servono riforme, a partire da una legge elettorale “che assicuri legislature piene e stabilità governativa”. Squinzi non si limita a questo, se è vero che arriva ad auspicare una riforma della giustizia a partire dai tre gradi di giudizio.

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A causa “della forte instabilità istituzionale e politica e della costante emorragia di posti di lavoro”, il Paese si “è trovato soffocato in una duplice stretta e la tenuta del tessuto sociale è stata messa a dura prova”. Bisogna, ha avvertito Squinzi, risolvere la questione della mancanza del lavoro, che “è la madre di ogni male sociale”. E sullo stesso tema, Squinzi ha sottolineato nella sua relazione che la questione “va affrontata in maniera strutturale e con equilibrio, intervenendo sul costo, sulla produttività e sulle regole”.

Il mercato del lavoro secondo gli industriali va corretto: “E’ troppo vischioso e inefficiente. Occorre garantire più flessibilità in ingresso e nell’età del pensionamento, per favorire il ricambio generazionale. Su questi temi gli aggiustamenti sono inutili, in qualche caso dannosi”.

Dai pagamenti della Pubblica amministrazione verso le imprese, per il presidente di Confindustria, “sul piatto abbiamo 40 miliardi da recuperare al più presto e siamo al lavoro sull’intero debito della Pubblica amministrazione. Una vera e propria manovra finanziaria per le imprese, inattesa e che molti davano per persa”. Squinzi sottolinea che “siamo impegnati per migliorarla”. Ma, aggiunge, c’è “un’avvertenza. Se per qualche ragione il nostro credito venisse usato per altri fini, chi ci governa sappia che il rapporto con imprenditori sarà compromesso irreparabilmente”.

C’è sintonia tra le parole di Squinzi e quelle del premier Gianni Letta, che ha parlato alla platea di Confindustria: “Nel 2020 il 20% del Pil dovrà essere prodotto dalle industrie – ha auspicato il premier agli imprenditori – La sfida consiste nel ridare slancio all’industria” e che questa sia “più attenta al capitale umano, al territorio, all’internalizzazione. La sfida dell’Italia e dell’Europa – ha aggiunto Letta – è senza dubbio quella del lavoro. Ieri ne abbiamo parlato al Consiglio europeo che ha fissato l’obiettivo ben preciso della lotta alla disoccupazione che sarà al centro della prossima riunione di fine giugno”.

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