Piove sul bagnato di Equitalia

equitalia-sliderUna risoluzione approvata all’unanimità in commissione Finanze ridisegna profilo e criteri dell’ente di riscossione

 

 

ROMA – Dopo le innumerevoli disdette dei contratti di riscossione da parte di enti locali, dopo la contestazione dei contribuenti ogni giorno più eclatante, dopo che lo stesso amministratore delegato della società ha ritenuto opportuno richiamare i propri dipendenti ad una condotta più umana e sensibile, adesso anche il Parlamento ha deciso di scendere in campo per “semplificare e migliorare i rapporti” tra Equitalia e il popolo dei contribuenti.

Con una risoluzione infatti approvata l’altro giorno alla Camera da tutti i partiti (primo firmatario Capezzone), compreso il Movimento 5 Stelle, il legislatore ha richiamato in maniera forte e decisa “l’Amministrazione finanziaria, oltre che i concessionari e gli agenti della riscossione, ad informare con responsabilità ed equilibrio le loro scelte normative e di indirizzo, nonché i loro concreti atti amministrativi, alla piena consapevolezza circa la gravità ed ampiezza dell’attuale crisi economica, la quale ha posto una percentuale significativa delle famiglie e delle imprese italiane in una condizione di estrema debolezza, legata soprattutto al venir meno di quella condizione minima di liquidità finanziaria indispensabile per mantenere una decorosa condizione di vita e per assicurare la continuità produttiva”.

In tale situazione, i firmatari della risoluzione giudicano indispensabile rivedere i criteri della riscossione coattiva dei tributi per coniugare tra loro “la doverosa tutela degli interessi erariali con quella, altrettanto fondamentale, di salvaguardare la sopravvivenza economica delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi…per impedire che un’applicazione eccessivamente rigida e miope dei meccanismi di riscossione pregiudichi in modo definitivo le prospettive di vita, nonché le possibilità lavorative e imprenditoriali dei contribuenti interessati”.

Il Parlamento pertanto ha richiamato il governo Letta ad intervenire con determinazione per:
a)   ampliare il numero massimo di rate in cui può essere ripartito il debito tributario
b)   escludere l’espropriazione forzata immobiliare e l’ipoteca sulla prima casa di abitazione che costituisca l’unico bene patrimoniale del debitore
c)   estendere gli attuali limiti delle tutele per i beni utilizzati nell’esercizio dell’attività imprenditoriale anche ai debitori costituiti in forma societaria
d)   introdurre la possibilità, per il debitore che si trovi in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica, di sospendere per sei mesi il pagamento delle rate nelle quali è stato ripartito il debito tributario
e)   ampliare il numero di rate non pagate a partire dal quale il debitore decade dal beneficio della rateizzazione del proprio debito tributario
f)    sostituire l’attuale sistema di remunerazione delle attività di riscossione, basato su una percentuale fissa dell’ammontare riscosso, con il rimborso dei costi fissi legati alle attività di riscossione
g)   ridurre l’entità degli interessi di mora per ritardato pagamento ed eliminare ogni forma di anatocismo derivante dall’applicazione di interessi sulle sanzioni e sugli interessi di mora
h)   verificare approfonditamente l’efficacia ed efficienza del nuovo sistema di accertamento e riscossione delle entrate comunali, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 30 giugno 2013, anche valutando l’opportunità di una proroga
i)    limitare ogni forma di applicazione del principio del cosiddetto «solve et repete», secondo cui il contribuente che presenti ricorso in sede giurisdizionale contro atti di accertamento tributario deve comunque versare un terzo della somma richiesta dall’amministrazione.

Se il governo in carica rispetterà, anche solo parzialmente, la volontà espressa in maniera così larga dal Parlamento, è sicuro che l’Equitalia di oggi risulterà irriconoscibile e forse suscettibile di stabilire con i contribuenti italiani un rapporto meno conflittuale e forse più proficuo per l’amministrazione.

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