Il direttore generale della Rai nel mirino

Gubitosi_Luigi_sliderDopo il siluramento di Simeon, scoppia la grana Minoli. I contatti del dg con esponenti del Pdl. I rumors sul Festival di Sanremo

 

ROMA – Maggio non è un mese propizio per Luigi Gubitosi. Da qualche settimana infatti il dg della Rai è sottoposto ad un intenso fuoco di fila di critiche e di attacchi frontali che fa fatica a contenere. E la serie sembra destinata ad allungarsi ogni giorno.

Si era cominciato con l’impeachment del discusso responsabile delle relazioni istituzionali e internazionali, quel Marco Simeon, legatissimo all’ex direttore Lorenza Lei, nel cui curriculum spiccava sopratuttoil suo rapporto preferenziale con il segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, fin dal 2003 ai tempi dell’arcivescovato di Genova.

Degradato dunque il “figlioccio” di Bertone a semplice consulente Rai (non si conosce il compenso triennale pattuito) con delega ai Mondiali di calcio in Brasile del 2014, Gubitosi ha potuto chiamare in Rai il suo ex collaboratore in Wind, Alessandro Picardi, con i gradi di responsabile delle relazioni istituzionali. Con un ineccepibile curriculum (Sky, Wind, Alitalia), Picardi è in un certo senso figlio d’arte: il padre, Franco Picardi, fu uno leader del Psdi e tra i Sindaci più amati della città di Napoli per essere riuscito a salvare il capoluogo partenopeo dal commissariamento.

Chiuso, non senza polemiche, il passaggio del testimone tra Simeon e Picardi, scoppia la grana della trasmissione in diretta del matrimonio di Valeria Marini a Domenica In che manda su tutte le furie il dg. Gubitosi decide di prendere personalmente in mano la pratica e da quel momento sono partiti i rumors sulla possibile sostituzione dei dirigenti responsabili del programma.

Ma gli incidenti di percorso, come le disgrazie, per Gubitosi non vengono mai soli. Scoppia la bomba Minoli. La decisione di non rinnovare il contratto al genero di Ettore Bernabei e di far sparire dal palinsesto la sua creatura “La storia siamo noi” scatena il finimondo. “A Minoli – si difende il direttore generale – è scaduto il contratto. Quanto a ‘La storia siamo noi’, non solo la Rai ha un canale di storia e un direttore del canale, ma continuerà ad occuparsi della materia. Quando avremo completato i palinsesti parleremo anche della collocazione de ‘La storia siamo noi’”.

Ma il giornalista non ci sta e ribatte: ““Il direttore generale ha il diritto di decidere quello che vuole. Il mio contratto finito – ha proseguito Minoli – è quello da direttore, quello di autore è un’altra cosa. Di pensionati in Rai che fanno programmi come autori ce ne sono tanti. Si può anche decidere di far lavorare tutti interni, ma di interni che sappiano anche condurre non ce ne sono. Floris, la Venier, quello che fa i Pacchi: sono tutti esterni”. Non chiarire subito il destino di un format laborioso come ‘La storia siamo noi’, secondo me, porterà allo smembramento della squadra di lavoro che sarà poi difficile ricostruire più avanti”. La querelle fra i due è lungi da essere conclusa.

Nel frattempo, per non farsi mancar niente, il direttore generale viene “pescato” a tavola con due esponenti del Pdl. In una nota del Movimento 5 Stelle, i due commensali vengono individuati in Paolo Romani e Maurizio Gasparri, i deputati Pdl designati a ricoprire il ruolo di consiglieri della Commissione di vigilanza della Rai. “Considerato che, a più di due mesi dall’inizio della legislatura, questa è una di quelle Commissioni non ancora costituite – affermano i deputati del Movimento 5 Stelle che dovrebbero ricoprire lo stesso incarico, Roberto Fico, Mirella Liuzzi e Dalila Nesci – ci chiediamo chi ha stabilito che la sua istituzione debba essere discussa a tavola tra il direttore generale dalla Rai e due esponenti del partito di Silvio Berlusconi, già indicati come suoi futuri componenti».

Poi ci si mette pure il Tribunale del lavoro che ordina di reintegrare Mauro Mazza in Rai, accogliendo il ricorso dell’ex direttore di Rai1 contro la rimozione dalla direzione di rete. Il tribunale ha disposto il suo reintegro in ruolo equivalente o uguale a quello svolto fino al 31 dicembre 2012, dal momento che Mazza ricopriva una posizione manageriale (direttore di Rai1), mentre gli incarichi proposti dalla Rai prevedevano posizioni giornalistiche.

E si può finire un cahier des doleances senza parlare del Festival di Sanremo? Oggi i rumours danno quasi per certo il bis di Fabio Fazio (nuovamente con Luciana Littizzetto), ma manca ancora il crisma dell’ufficialità: “Un accordo con Fabio Fazio per condurre il prossimo Festival di Sanremo? Ancora no”, ha dichiarato il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, scatenando la curiosità e le critiche di chi ricorda che, secondo tradizione, il Festival non era ancora finito e già veniva annunciato il papabile conduttore dell’anno successivo.

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