Per metà dell’anno lavoriamo solo per il fisco

Fisco_sliderIn un documento dei commercianti le più eclatanti storture del nostro sistema fiscale

 

ROMA – Nell’annunciare il “Tax Freedom Day” del prossimo 12 giugno sulla situazione della pressione fiscale nel nostro Paese, uno studio della Confesercenti mostra i più eclatanti handicap competitivi che penalizzano i nostri operatori rispetto al resto del mondo.

“L’ha certificato da ultimo – si legge nel documento dei commercianti – lo stesso Governo, con il recente Documento di economia e finanza: il nostro è il paese delle tasse, delle troppe tasse. Abbiamo appena segnato il record della pressione fiscale, con il 44% del 2012, e già siamo pronti a superarlo di slancio con l’ulteriore aumento atteso per il 2013 (44,4%). E il futuro, sempre stando alle valutazioni ufficiali, non promette nulla di buono: le previsioni “tendenziali” (quelle che diventeranno realtà se non si farà nulla) ci dicono che la “maledizione” del 44% ci accompagnerà (decimo più, decimo meno) almeno fino al 2017”.

Complessivamente sono 162 i giorni di lavoro divorati dal fisco in un anno in Italia. Se leviamo le domeniche, ciascuno di noi lavora esattamente metà dell’anno solo per pagare le tasse.

Riesce obiettivamente difficile spiegare a chiunque una realtà che vede il nostro paese:
•    al primo posto in Europa nel “total tax rate” (somma delle imposte sul lavoro, sui redditi d’impresa e sui consumi), con un 68,3% che ci vede quasi doppiare i livelli di Spagna e Regno Unito e ci colloca bel oltre quello della Germania (46,8%);
•    ai più alti livelli europei quanto a numero di ore necessarie per adempiere agli obblighi fiscali (269): 2,5 volte il Regno Unito, il doppio dei paesi nordici (Svezia, Olanda e Danimarca) e della Francia, un terzo in più rispetto alla Germania;
•    in coda, fra i paesi Ocse, nella graduatoria di efficienza della Pubblica Amministrazione, con un valore (0,4) pari a un quarto di quello misurato per la Germania e il Regno Unito.

Parlare di produttività, di sviluppo, di competitività, di benchmark in queste condizioni sembra paradossale. E anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, non si stanca di ripeterlo in ogni occasione. “In Italia c’è un sistema fiscale iniquo e imprevedibile, che spesso comporta accertamenti infondati e serie penalizzazioni, a partire dall’Irap, che lavorano contro il settore manifatturiero”.

Secondo Squinzi, invece, il sistema fiscale deve essere amico del contribuente e del cittadino, che non significa lasciare campo libero all’evasione e al sommerso. “Noi speravamo che la legge di riforma fiscale fosse approvata nella precedente legislatura, siamo arrivati a un passo, è una delle grandi delusioni di questo mio anno di presidenza”, ha aggiunto.

Uno degli obiettivi del governo è portare al Consiglio dei ministri di venerdì un decreto legge con la proroga della detrazione fiscale del 55% per l’efficienza energetica negli edifici e degli sgravi del 50% per le ristrutturazioni edilizie, dopo che la discussione sul tema è stata solo avviata al consiglio di venerdì scorso per poi essere rinviata a causa di problemi di copertura finanziaria della norma.

Secondo fonti ministeriali, le coperture che il governo sta cercando per prorogare di sei mesi l’ecobonus per l’efficienza energetica ammonterebbero a circa 100 milioni di euro, mentre quelle per rinnovare gli sgravi delle ristrutturazioni edilizie sarebbero pari a circa 200-300 milioni di euro.

Nel sentiero strettissimo dei vincoli di bilancio che l’Unione europea ci lascia e che il governo Letta non sembra in grado di rinegoziare, parlare di riforma fiscale e del ridimensionamento del total tax rate è pura illusione, almeno nel breve periodo. Industriali, commercianti, operatori dei servizi, famiglie, si mettano il cuore in pace. Dovremo convivere (e competere) ancora a lungo portandoci sulle spalle la più soffocante e improduttiva pressione fiscale che si conosca.

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