Necci, un uomo capace di leggere il futuro

Necci_LorenzoIl tracollo della chimica italiana, la riforma delle Ferrovie dello Stato nel ricordo postumo di un grande manager

 

 

ROMA – “L’Italia, purtroppo, non è capace di ‘fare sistema’ e desta più preoccupazione che attrazione: è priva di punti di riferimento e di modelli, ha un sistema bancario penalizzato da un politica di continue acquisizioni fatte troppo spesso per favorire specifici interessi, manca di capitalisti in grado di rischiare in proprio, non possiede una stabilità politica che attragga gli investitori stranieri”.

Sembra il ritratto dell’Italia di oggi e invece è quello descritto vent’anni fa da Lorenzo Necci, che ieri è stato ricordato in una tavola rotonda in occasione della presentazione  del suo libro “Memento. La mia storia” (Ed. Magi). Testimone diretto delle vicende industriali del nostro Paese, ci trasmette, quasi in presa diretta, la stagione dei grandi progetti, il loro spegnersi progressivamente, ma soprattutto i grandi fallimenti della chimica, dell’informatica, delle telecomunicazioni.

“In un decennio il sistema industriale italiano è stato duramente sconfitto e il Paese ‘colonizzato’. In un certo senso l’Italia è stata ‘svenduta’. Molti sconfitti hanno optato per un ripiegamento sulle rendite di monopolio derivanti dalle privatizzazioni fatte senza liberalizzazioni”. Lo hanno ricordato uomini che hanno collaborato con lui, come Giuseppe Sciarrone o Ercole Incalza, o che lo hanno conosciuto da vicino, come Gianni De Michelis o Luciano Caglioti.

“L’unica cosa da fare – diceva già allora Lorenzo Necci – è creare le infrastrutture della nuova società. E mi riferisco alle infrastrutture materiali, ma anche a quelle immateriali della formazione, della comunicazione, della ricerca, attraverso le quali circolino la cultura e il dialogo e in cui le istituzioni e la politica, ormai stanca, esautorata, criticata, possano ritrovare il proprio ruolo”.

Nell’attualità della “visione” di Necci sta il significato più profondo del fallimento di questi ultimi vent’anni.

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