Avanti sulle riforme ma Renzi agita il Pd

Renzi_MatteoLa fase precongressuale del partito e la resa dei conti interna sono cominciate da tempo. Oggi scontro sulle riforme istituzionali e la legge elettorale

 

 

 

ROMA – Le riforme istituzionali annunciate dal presidente del Consiglio Enrico Letta hanno preso la loro strada parlamentare nonostante l’inaspettato ostacolo messo sul loro cammino dal vicepresidente della Camera, il Pd Roberto Giachetti.

L’esponente democratico ha presentato una mozione in cui chiedeva l’abolizione della legge elettorale attuale, il Porcellum, e l’immediato ritorno alle regole previste dal Mattarellum. Una iniziativa, quella dell’ex radicale oggi vicino a Matteo Renzi, che, al di là della pur rilevante questione di merito (la modifica, da tutti sollecitata, di un cambio del sistema elettorale), indica come la tenuta del Pd all’indomani dell’insoddisfacente risultato delle elezioni politiche di febbraio, parzialmente mitigato dall’esito pur non esaltante delle recenti amministrative, sia sempre più in discussione.

E’ di tutta evidenza come la fase precongressuale del partito, e la resa dei conti interna – con le sempre più frequenti esigenze di visibilità delle varie aree dei Democratici – sia da tempo avviata. E’ cominciata con l’elezione del Capo dello Stato (ricordiamo le eclatanti bocciature arrivate dall’interno del partito per Franco Marini e Romano Prodi) e prosegue oggi con le riforme istituzionali e la legge elettorale in particolare.

Renzi, attraverso Giachetti, ha chiaramente avviato la sua scalata al partito, tentata in un primo momento, ma fallita, con le primarie con Bersani. Ecco, proprio le primarie per il candidato premier del partito potrebbero essere il primo obiettivo del sindaco di Firenze, da svolgersi prima del congresso. Un passaggio, quello della scelta del candidato a Palazzo Chigi del Pd, che si rende necessario se si ritiene (e si lavora in questo senso) che il governo guidato da Letta non disponga di un orizzonte temporale particolarmente ampio.

L’iter delle riforme costituzionali comunque è partito, con il Parlamento che ha dato il suo via libera. E’ una ”occasione storica”, dice Letta che ricorda come ora ci siano 18 mesi per dare seguito ”all’impegno che ci siamo presi nel momento in cui si è deciso di chiedere a Napolitano di essere rieletto”.

Il Pd alla fine in aula alla Camera non si è diviso e la mozione Giachetti è stata votata, in tutto il gruppo, solo dallo stesso promotore. Alla fine anche i 34 piddini (tra renziani e prodiani) che avevano detto no al ritiro della mozione hanno seguito le indicazioni di partito. Anche se la tensione rimane perché l’iniziativa del vicepresidente di Montecitorio comunque si inserisce nelle già accese discussioni su come modificare la legge elettorale, se intervenire parzialmente sul Porcellum o tornare al Mattarellum o definire nuove norme. In ogni caso, con i ballottaggi per le amministrative alle porte, non sembra questa la migliore situazione per il Pd, che di fatto pare mostrare al suo elettorato di non volere un ritorno al Mattarellum ma di preferire forse una parziale modifica all’attuale legge. Una indeterminatezza che potrebbe giocare appunto a favore di Renzi.

Letta ieri nel suo intervento in aula aveva sollecitato il ritiro della mozione, aggiungendo poi che ”mettere il carro davanti ai buoi vorrebbe dire far deragliare il carro”. Secondo il premier ”non è immaginabile che si continui facendo finta di niente, che si finge di fare le riforme, di far finta di litigare senza poi combinare nulla”. Questa, rileva il premier, è ”un’occasione storica, di quelle che dobbiamo e possiamo cogliere fino in fondo. Ci giochiamo la credibilità tutta delle istituzioni e della politica nei confronti dei cittadini. Sono convinto che non sprecheremo questa grande occasione. E’ alla nostra portata”.

Un sostegno al governo arriva naturalmente dal segretario del Pd Guglielmo Epifani secondo il quale la sollecitazione di Giachetti ”nel merito è largamente condivisibile ma c’è un problema di tempo. Oggi – dice – avrebbe diviso mentre noi volevamo far partire il processo delle riforme”. Epifani sgombra comunque il campo dagli equivoci confermando l’impegno a superare il Porcellum: ”Lavoreremo per questo, sulle riforme e sulla legge elettorale”.

Di segno ovviamente diverso le parole pronunciate ieri da Renzi. Innanzitutto di Giachetti dice che ”prima di essere renziano è una persona seria. Sulla legge elettorale è stato uno dei pochi che nella scorsa legislatura ci ha messo la faccia e ha fatto anche lo sciopero della fame. Ha una grande determinazione e coerenza, oggi però non si consumava il voto della vita ma una tecnicalità parlamentare”.

Renzi afferma di avere ”un’unica preoccupazione. Quella che il governo e la maggioranza rinviino troppo, giochino di rimessa e facciano melina. Non vorrei che il governo delle larghe intese diventasse il governo delle lunghe attese. Decidano – chiede – perché con il Porcellum non si va da nessuna parte. Sembravano tutti d’accordo – aggiunge – ma non si vede nulla. Per me va bene la legge con cui si elegge il sindaco. L’Italia non può più aspettare”.

Potrebbero interessarti anche