Torna la roulette russa della speculazione

Paperon_de_PaperoniSostenuta dalla liquidità mondiale, è ripresa la corsa ai titoli ‘spazzatura’. La sovranità nazionale espropriata dalla finanza

 

 

ROMA – “Le grandi banche d’affari americane sono tornate a fabbricare ‘Cdo’, quelle obbligazioni ‘salsiccia’ che nel 2007 per prime si meritarono l’appellativo di ‘titoli tossici’. I mutui subprime americani vanno a ruba. Gli investitori che si indebitano per comprare azioni a Wall Street sono aggressivi come sei anni fa. I fondi di private equity mondiali sono tornati a strapagare le aziende e a rimpinzarle di debito. I mercati finanziari valgono oggi circa 740mila miliardi di dollari, circa 20mila miliardi in più rispetto ai picchi del 2007. Dieci volte più del Pil mondiale”. Comincia così stamattina l’analisi attualizzata dei mercati finanziari de Il Sole 24 Ore.

E’ tornato insomma il ‘mostro’ che dal 2007 ha distrutto l’economia reale e a cui nessuno in sei anni ha dato la caccia per ucciderlo o quanto meno metterlo in gabbia. Né i singoli governi, né gli organismi sovranazionali – come il Financial Stability Board creato dal G7 per regolare i mercati finanziari e affidato alle ‘cure’ di Mario Draghi – hanno preso il benché minimo provvedimento per imporre ai mercati nuove regole e salvaguardia per i risparmiatori.

La battaglia donchisciottesca di Barack Obama e del suo mastodontico Dodd Frank Act si sta rivelando una riforma dai piedi d’argilla. La resistenza del ‘mostro’ a qualsiasi cambiamento ha battuto sul nascere ogni tentativo vero o presunto. L’inefficienza del Financial Stability Board non sta tanto nel non aver dettato nuove regole per uscire dalla crisi ed evitare che si ripetesse in futuro, ma proprio nelle regole non fatte, o peggio fatte al contrario per “normalizzare” quelle tecniche e quei prodotti finanziari che avevano “avvelenato i pozzi”.

E’ così che la finanza speculativa oggi è tornata più forte e aggressiva di prima. E’ così che JP Morgan e Morgan Stanley sono tornate ad assemblare i Cdo (Collateralized debt obligations), cioè quelle obbligazioni costruite impacchettando debiti di varia natura (mutui, bond aziendali, titoli vari), e a venderli in giro per il mondo a investitori avidi e incauti. E’ così che i tristemente famosi “mutui subprime” americani, da cui tutto ebbe inizio, oggi siano tornati paradossalmente di moda e banche e fondi di investimento, come Lloyds Banking Group, o Lone Star o Credit Suisse, ne siano affamati.

È l’effetto congiunto della grande liquidità pompata dalle banche centrali (il cosidetto quantitative easing per fornire al sistema tutta la liquidità di cui ha bisogno) contemporaneamente al progressivo abbassamento dei tassi di interesse. Questo determina la corsa degli investitori alla ricerca di alti rendimenti, pur sapendo che ad essi corrispondono alti rischi. E le banche d’affari, le Goldman Sachs, le Morgan Stanley, le Merrill Lynch sono come sempre pronte a “sfamare il mostro” offrendo i prodotti su misura.

Il risultato? Un mercato finanziario esente da qualsiasi regola che ha assunto proporzioni mostruose. Secondo la Banca dei regolamenti internazionali, i titoli derivati in giro per il mondo ammontano oggi a 633 mila miliardi di euro, contro i 596 mila del 2007 quando scoppiò la crisi. E il cosidetto “shadow banking”, quell’insieme opaco di titoli over the counter, di fondi speculativi, di veicoli strutturati, di crediti cartolarizzati, che cinque anni fa ammontava complessivamente a circa 60 mila euro, oggi ne vale come minimo 10 mila in più.

E’ una nuova, enorme massa finanziaria che, come dice Giulio Tremonti, “è fatta da un tipo di ‘moneta’ non più battuta dagli Stati, ma dalla finanza stessa per proprio esclusivo uso e consumo. E’ così che abbiamo prìncipi senza moneta e moneta senza prìncipi e senza princìpi”. Per riappropriarsi della sovranità perduta ci vorrebbero coraggio e volontà politica di cui non c’è traccia né a Francoforte né a Roma.

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