Riforme, oggi si delinea la road map

Cdm_Letta_sliderL’aut aut del premier Letta: grande riforma entro 18 mesi altrimenti tutti a casa. Commissione dei saggi e Comitato dei 40 al lavoro

 

 

ROMA – Ha scelto un’intervista televisiva, il presidente del Consiglio Enrico Letta per dare un segnale politico forte ai partiti e a tutti quelli che in queste ore si stanno arruolando per entrare nelle trincee per una guerra di posizione in tema di riforme istituzionali. Il messaggio è stato chiaro: se entro 18 mesi (o anche un anno in caso di guerra guerreggiata) la grande riforma non parte lui si dimetterebbe, aprendo una crisi il cui unico sbocco sarebbe il ‘tutti a casa’, con la fine di tante carriere politiche, sia quelle d’annata che quelle giovani.

Ieri sera, intervistato da Lilli Gruber alla trasmissione ‘Otto e mezzo’ su La7, il premier non è stato comunque catastrofico, perche’ ha sottolineato come superando la montagna della riforma secondo lui il governo può arrivare alla fine della legislatura. Un intervento, quello di Letta, che chiaramente si allinea con la moral suasion del Quirinale.

Oggi arriverà sul campo la seconda (concreta) parte del messaggio, con il varo da parte del Cdm di un disegno di legge costituzionale che delineerà la road map della riforma. Il ddl riguarderà il Comitato dei 40 (20 deputati e 20 senatori) che dovrà prendersi in carico la definizione di un testo di riforma da passare all’esame dei due rami del parlamento.

La spinta a riformare sarà nei tempi: 4 mesi per il lavoro del Comitato. In mancanza di una definizione univoca si passerà comunque alle aule, che saranno chiamate a fare la scelta tra i diversi sistemi in discussione. Qui un’ulteriore spinta perché il ddl abbrevierà l’intervello di tre mesi previsto per l’approvazione di leggi costituzionali ad un solo mese. Se neanche questo sarà possibile, perché qualcuno potrebbe fare saltare il tavolo, scatterebbe la minaccia politica della caduta del governo con il tutti a casa e l’incognita (davvero!) delle elezioni anticipate, dove l’elettorato piu’ che disaffezionato potrebbe essere fortemente punitivo.

In questa road map viene chiamato in ‘soccorso’ un altro soggetto: la Commissione dei 35 saggi che essendo composta da veri esperti dovrebbe aiutare a mettere a fuoco un impianto costituzionale equilibrato (poteri e contrappesi) ed efficace, oltre che sul piano dell’architettura istituzionale sul piano politico.

In proposito, non può non tornare alla memoria il lavoro della famosa Bicamerale dove si fronteggiarono due vie, quella del premierato forte (il modello Westminster) e quella del semipresidenzialismo alla francese che venne definito attenuato rispetto all’originale d’Oltralpe. A questi due oggi si affiancherà un terzo modello, quello del cancellierato tedesco. Anche in questo caso con un logico adattamento all’Italia, perché il solo sbarramento al 5% forse non basterebbe di fronte al quadro di notevole frammentazione e litigiosità. E poi non si può dimenticare che il modello tedesco è entrato in crisi nella stessa Germania, dove alla situazione bipolare bloccata negli anni della guerra fredda si è sostituito un sistema a cinque che porta facilmente alla grosse coalition che in Italia viene tradotta col termine inciucio.

Le vie principali sembrano dunque ancora una volta quelle che portano alla scelta tra semipresidenzialismo e governo del premier. Sarà compito dei Saggi fare anzitutto comprendere che certe semplificazioni non servono e anzi sono perfino pericolose come quella dell’elezione purchessia del presidente della Repubblica (tesi prevalente di Berlusconi, che già si vede seduto al Quirinale) vista la somma di poteri previsti oggi che da statici potrebbero diventare dinamici con il passaggio del ruolo di garante a quello di governante. In proposito basterebbe pensare alla presidenza del Csm (quindi di un controllo della magistratura) o al comando delle forze armate.

Altro estremismo pericoloso è la tentazione di eleggere il premier: soluzione che in passato e’ stata adottata in solo paese, Israele, che si e’ affrettato a cambiare. Il rischio è che per demagogia o per capacità di persuasione mediatica a Palazzo Chigi arrivi un cretino, che eletto popolarmente sarebbe legittimato a fare danni per 5 anni pieni, vista la maggioranza parlamentare di cui sarebbe dotato.

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