Si torna a parlare della Cdp

Saccomanni_Fabrizio_sliderSecondo voci incontrollate, potrebbero tornare in ballo i vertici della Cassa, appena confermati dal governo Monti

 

 

ROMA – Che la Cassa depositi e prestiti sia l’obiettivo più appealing per il governo in carica è facile immaginarlo. Gestisce 233 miliardi di euro di raccolta postale, ha 139 miliardi di liquidità, un patrimonio netto di 16 miliardi e partecipazioni per oltre 30 miliardi, tra cui spiccano Eni, Snam, Terna, Sace, Fintecna, Simest. Non ha inoltre le rogne di gestione che possono avere imprese industriali, come per esempio Finmeccanica, alle prese con i mercati globali e con i benchmark di produttività.

In fondo, come diceva il vecchio Ernesto Rossi per le finanziarie di partecipazione, Cdp deve solo staccare le cedole dei dividendi delle controllate che operano per lo più nel settore delle public utilities dalla redditività assicurata. Senza contare che da qui a breve la Cdp potrebbe essere coinvolta direttamente anche nello scorporo della rete Telecom, realizzando quel polo delle reti di trasmissioni che fu anche il sogno del vecchio Iri.

Ma proprio per la sua fondamentale importanza strategica, intorno alla Cassa depositi e prestiti si coagulano costantemente gli appetiti e gli interessi dei poteri forti del nostro Paese, e non solo. Non è un caso che il giorno prima di lasciare via XX Settembre, il ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, azionista della Cdp all’80%, l’unica decisione che abbia preso in materia di nomine sia stata proprio la conferma in blocco del vertice della Cassa. Quella decisione fu giudicata uno “sgarbo istituzionale” nei confronti del governo che di lì a poco gli sarebbe subentrato.

Il nuovo inquilino del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, la prima cosa che ha fatto è stata stoppare tutte le nomine negli enti e nelle imprese pubbliche per fissare pregiudizialmente nuove regole e requisiti di competenza e indipendenza. La mossa è sembrata così insolita da scatenare un balletto di ipotesi e supposizioni dietrologiche che da allora non si è più fermato.

E naturalmente Cdp sarebbe al centro di quel balletto. Il gossip più accreditato darebbe Saccomanni&c. impegnati a studiare il modo per azzerare del tutto il vertice della Cassa e ripartire da zero con un consiglio di amministrazione tutto nuovo. Per raggiungere lo scopo toccherebbe far dimettere dal cda i cinque membri (sul totale di nove) nominati dalla vecchia gestione del Tesoro, cioè Maria Cannata, Olga Cuccurullo, Francesco Parlato, Antimo Prosperi e Alessandro Rivera. A quel punto salterebbe tutto il banco, compresi presidente e amministratore delegato, e la coalizione di governo potrebbe riprogrammare ex novo il presidio della Cassa.

Continuando a giocare alla fantapolitica, secondo “La Notiziagiornale.it”, a rischiare grosso sarebbe l’attuale amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, ex banchiere Jp Morgan e Intesa Sanpaolo, vicino a Giovanni Bazoli, che vantava un legame di ferro con Grilli ed oggi risulta politicamente spiazzato. Del resto l’interesse dei partiti a quella leva strategica sarebbe dimostrato, tra gli altri indizi, dal “pizzino” sorpreso nelle mani di Epifani al termine di un incontro con Bersani su cui si leggeva la sigla Cdp.

I rischi sarebbero invece limitati per l’attuale presidente, l’ex ministro Ds Franco Bassanini, in quanto formalmente nominato dalle fondazioni. Ma la linea di difesa appare deboluccia, altrimenti non si capirebbe come mai, nel momento in cui tornano in ballo certe poltrone, riappaiono dal fondo dei cassetti vecchi dossier dimenticati.

Relativamente a Bassanini, guarda caso, si è tornato a parlare del presunto patrimonio immobiliare della sua famiglia, che valutato nel dicembre scorso dal quotidiano “Italia Oggi” 102 milioni di euro e intestato a due finanziarie , la Risberme e la Fimpa, sarebbe rientrato nel pieno possesso della famiglia, dopo aver liquidato un socio terzo con 11,6 milioni di franchi svizzeri (Andrea Giacobino su “MF”).

Che la fuga di notizie (vere o presunte) avvenga oggi può essere solo una coincidenza, ma che la poltrona di presidente della Cassa depositi e prestiti faccia gola a tanti è fuori di ogni dubbio.

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