Le conseguenze paradossali della spending review

ice-sliderL’agenzia per la promozione all’estero, ex Ice, a deciso di mettere in vendita Retitalia Internazionale

 

ROMA – Retitalia Internazionale è una società a partecipazione pubblica, il cui capitale è interamente posseduto dall’ex Istituto nazionale per il commercio estero (ICE), attualmente Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. L’oggetto sociale consiste nell’analisi di fabbisogni, progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture, servizi e sistemi informativi a supporto dei processi gestionali interni all’Ice, consentendo la loro integrazione e interconnessione con sistemi esterni.

Il carattere strategico delle funzioni e del coinvolgimento operativo della suddetta società sono stati ulteriormente confermati dall’assegnazione da parte del ministero dello Sviluppo economico nel giugno del 2011 del progetto del portale made in Italy, un sistema di commercio elettronico dei prodotti italiani sul mercato internazionale, e nell’aprile 2012 del progetto «International Trade Hub-Italia», un portale sponsorizzato dal «tavolo strategico nazionale per la trade facilitation» che consente alle imprese italiane di accedere ad un unico punto a tutti processi relativi all’internazionalizzazione.

Il deputato Mario Caruso, di Scelta Civica, ha chiesto al ministro per lo Sviluppo Economico se è vero che sia stato predisposto un piano di risanamento volto «al riequilibrio dei fattori produttivi ed a un riposizionamento strategico sul mercato», procedendo però all’alienazione della società in base alle disposizioni della legge sulla spending review.

In base a tali norme, l’Ice-Agenzia per la promozione nel gennaio scorso ha autorizzato l’attivazione di «tutte le procedure necessarie per l’alienazione della società Retitalia internazionale spa» ritenendo la procedura «maggiormente conveniente in termini di economicità, efficienza ed efficacia, in un contesto proiettato al libero mercato che assicura, comunque, la continuità dei servizi informativi a vantaggio dell’operatività dell’Ice-Agenzia».

Alla luce di quanto indicato, appaiono non chiare all’on. Caruso le ragioni della mancata collocazione della società tra quelle in house e la conseguente riduzione delle commesse affidate a Retitalia e dei canoni pari a circa il 40 per cento, tanto da indurre l’azienda a fare ricorso dal maggio 2012 alla cassa integrazione guadagni ordinaria, la cui scadenza era prevista per il 4 maggio scorso.

Ma ad aprile si è svolto l’esame congiunto con i sindacati della richiesta di cassa integrazione straordinaria avviata dalla società Retitalia internazionale spa nei confronti dei 67 lavoratori operativi presso l’unità produttiva di Roma, senza arrivare ad alcuna comune intesa, ma alla sospensione a zero ore dei lavoratori senza rotazione.

Secondo Caruso, sarebbe auspicabile, al fine di salvaguardare gli investimenti fatti, capitalizzare le risorse e le conoscenze professionali disponibili e valutare ipotesi di integrazione di Retitalia internazionale spa nella struttura della pubblica amministrazione, per l’integrità del patrimonio informativo messo a disposizione della ex Ice nel corso degli anni.

In tal senso la Camera aveva già approvato a fine 2012 un ordine del giorno che impegnava il Governo a valutare, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, l’opportunità di procedere all’integrazione di tutto il personale a tempo indeterminato appartenente alla società Retitalia internazionale spa nei ruoli dell’Agenzia per l’Italia digitale. Paradossalmente è stabilito che Retitalia internazionale continui a fornire servizi informativi all’Ice-Agenzia attraverso un contratto quinquennale il cui valore sarà pari a euro 15 milioni, che corrisponde al costo del mantenimento della società «in house».

Alla luce di quanto sopra, il rappresentante di Scelta Civica chiede al ministro Flavio Zanonato quale sia la sua posizione circa il futuro di Retitalia internazionale, quali siano state le motivazioni che hanno condotto l’Ice-Agenzia ad autorizzare l’alienazione della società con le modalità e le procedure previste dalla spending review, e quali iniziative intenda prendere al fine di salvaguardare i 67 lavoratori della società, attraverso soluzioni alternative al procedimento di alienazione.

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