Congresso Cisl, poche idee ma ovvie

Bonanni_Raffaele_sliderLa proposta di uno choc fiscale sui redditi da lavoro, sulle pensioni e a favore delle imprese che investono


ROMA – Non è proprio un topolino quello partorito dalla relazione del segretario generale al XVII Congresso della Cisl, sarebbe ingeneroso nei confronti di Bonanni. Ma non è sembrato che nell’analisi del sindacato ci sia stato quello scatto di intelligenza e di visione sul futuro che la drammatica situazione dei lavoratori oggi richiederebbe.

Per carità, la rappresentazione che Raffaele Bonanni ha tracciato dell’attuale congiuntura economica e sociale è corretta e disegna realisticamente un Paese in forte crisi depressiva a cui servirebbe una grande scossa per risollevarsi. L’elenco dei sintomi della malattia è quello arcinoto, dall’Iva al mercato del lavoro, dalla pressione fiscale alle pensioni, dalla burocrazia al credito insufficiente.

Ma è sulla terapia che anche il sindacato balbetta. “L’obiettivo per il risanamento – ha detto il segretario della Cisl – è uno choc fiscale finalmente positivo, un taglio forte delle tasse sui redditi da lavoro e pensioni e a favore delle imprese che assumono e investono”. Non è un’ideona particolarmente originale, ma almeno Bonanni si sforza di indicare le possibili coperture di un fabbisogno così elevato. Le risorse vanno recuperate “dalle flessibilità che l’Unione europea deve concederci, dal risparmio sugli interessi con la discesa dello spread e dalla riduzione delle troppe agevolazioni fiscali e detrazioni senza alcuna finalità sociale. Si devono anche tassare di più i grandi patrimoni immobiliari e finanziari. E dobbiamo vendere il patrimonio del demanio pubblico”.

Anche se si vuole evitare di aumentare l’Iva, lo si faccia a condizione che non comporti altri interventi che colpirebbero i più deboli, come l’imposta sui carburanti e affitti. Non può diventare una partita di giro a danno dei lavoratori e dei pensionati. Bonanni poi grida allo scandalo per il blocco della rivalutazione delle pensioni sopra i 1.400 euro mensili, così come indica la necessità per gli esodati di trovare “una soluzione definitiva, per evitare che ci siano lavoratori privilegiati ed altri penalizzati”.

“Ben venga il ‘decreto del fare’ ma basta con le decisioni calate dall’alto senza un confronto sociale”, ribadisce Raffaele Bonanni. Occorre avviare una nuova stagione di concertazione con il governo, a cominciare dal mercato del lavoro, sul quale il governo deve esercitare una saggia funzione di indirizzo e di coordinamento, lasciando però alle parti sociali ed alla contrattazione la regolazione autonoma delle materie del lavoro, proprio per evitare il lievitare di posizioni ideologiche, presenti nella stessa maggioranza. Posizioni che oggi risulterebbero “tossiche nei confronti del lavoro italiano”.

L’impegno deve essere da parte di tutti. Anche le imprese ”possono, anzi, devono fare di più. Basta con la testa solo alla finanza, ai servizi monopolistici senza concorrenza e dalle uova d’oro, ai giornali, alle televisioni, alle squadre di calcio – ribadisce Bonanni – Gli imprenditori italiani devono investire di più in ricerca e sviluppo, cambiare i propri modelli organizzativi, puntando su nuove tecnologie e sulla ricerca di nuovi prodotti. E la politica – aggiunge – deve premiare i comportamenti delle imprese virtuose e penalizzare quelli deviati. Purtroppo oggi la politica fa il contrario”.

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