Pdl alla ricerca di una nuova identità

berlusconi-aula-SLIDERL’idea è cancellare il simbolo Pdl e ritornare alla vecchia Forza Italia. Al lavoro anche gli altri partiti

 

ROMA – Pdl alla ricerca di identità e di quel nuovo assetto che gli permetta di recuperare quei milioni di voti persi tra le elezioni politiche di febbraio e le recenti amministrative.

Il corto circuito tra elettori e politica tradizionale – figlio sia degli scandali, delle ruberie che hanno coinvolto esponenti di partiti sia di un nuovo modo di intendere la politica, sempre più basato sull’uso dei social network, delle piazze virtuali della Rete con conseguente modifica anche del linguaggio e delle parole d’ordine usate – sta riguardando tutti i partiti tradizionali, tutte le aree di riferimento politico, impegnate chi più chi meno a cercare di capire quale sia la chiave per rigenerare il rapporto con i propri elettori. Un rapporto che va sempre più consumandosi, come dimostra la crescente e preoccupante disaffezione degli italiani verso le urne, siamo esse nazionali o locali.

Il Pd è ormai in piena fibrillazione precongressuale, le divisioni al suo interno – emerse plasticamente dopo la ‘non vittoria’ alle politiche e rimaste in piedi, nonostante il buon risultato delle amministrative – sono sempre più marcate, con la frizzante ancorché ingombrante figura di Matteo Renzi che non riesce (o non vuole) ad essere l’elemento riunificatore.

La destra, dopo il fallimento di Gianfranco Fini e del suo Fli (e la netta sconfitta di Gianni Alemanno alle comunali di Roma) e’ alla ricerca di un nuovo punto di riferimento, che potrebbe essere Fdi di Meloni e La Russa (e Crosetto). Tutta da dimostrare però la capacità trainante della nuova formazione politica.

I centristi di Scelta Civica e Udc (pur essendo attuali forze di governo) non danno la sensazione di essere determinati e comunque l’appeal sull’elettorato sembra essere sempre più residuale. La Lega Nord si sta disgregando intorno allo scontro Bossi-Maroni e la sinistra di Vendola, forse la più attenta alle nuove piazze virtuali, alle istanze che arrivano dai giovani sconta la sua indeterminatezza, che solo tre mesi fa la vedeva alleata del Pd e oggi essere all’opposizione. Bene non va neanche al ‘nuovo’, con l’M5S urlato di Beppe Grillo che – segno evidentemente di come la politica tradizionale non sia da buttare quanto da reinterpretare – che ha evidentemente esaurito la sua carica iniziale.

Di fronte a questo quadro Silvio Berlusconi, che da sempre ha grande capacità di interpretare e fare proprie le sollecitazioni popolari, le domande del territorio e’ al lavoro per proporre un nuovo, vincente punto di riferimento per i moderati del centrodestra.

Un futuro, quello del dopo Pdl (sigla, simbolo mai amati completamente dal Cavaliere) non ancora disegnato ma che già provoca divisioni, agitazioni fra i dirigenti azzurri. Certo, quale che sia la strada che l’ex premier voglia seguire per rilanciare la sua formazione politica, questa non può prescindere – almeno ad oggi – dal sostegno al governo di Enrico Letta. Lo ha ribadito ieri sera lo stesso Berlusconi, in un lungo incontro avuto a Palazzo Grazioli con i vertici del partito. Ovviamente però, è stato il ragionamento dell’ex premier, l’esecutivo deve essere sollecitato a varare al più presto quelle misure economiche, a partire dall’abolizione dell’Imu, sulle quali il Pdl aveva incentrato la campagna elettorale. Così come e’ stata ribadita la necessità che Letta, al prossimo Consiglio europeo, spinga perché si metta un freno alle politiche di austerità volute da Berlino, che hanno come risultato quello di frenare l’economia impedendo il rilancio dei consumi. Ma la fedeltà rimane.

Piatto forte della riunione è stata però la discussione sugli assetti interni del partito e, soprattutto, sul ‘nuovo’ partito. Una rivoluzione che potrebbe vedere la luce già dal prossimo mese di luglio. Al nuovo soggetto politico sta lavorando, su incarico del Cavaliere, una pattuglia di duri e puri, i ‘falchi’ Denis Verdini, Daniele Capezzone e Daniela Santanchè. Cosa che non ha fatto piacere a molti all’interno del Pdl, a partire da Angelino Alfano, perché di fatto esclusi dal processo di rinnovamento e poi perché l’iniziativa e’ apparsa ai più come l’ennesima decisione calata dall’alto di Palazzo Grazioli. Mentre sono in tanti a chiedere, Gasparri e Cicchitto in testa, che tutto si realizzi con un maggiore coinvolgimento del territorio, della base.

La direzione verso cui Berlusconi si sta muovendo appare in ogni caso chiara: cancellazione del simbolo Pdl e ritorno – ripetuto ieri sera – alla vecchia Forza Italia, anche se ancora non si capisce in che termini ciò si possa realizzare. Un’operazione che punterebbe a creare una struttura politica più leggera, in considerazione anche del taglio dei finanziamenti pubblici. In questo senso – spinto forse anche dal pessimo risultato alle amministrative – Berlusconi azzererebbe i coordinatori locali mettendo al loro posto imprenditori radicati sul territorio e capaci, proprio in chiave finanziamento del partito, di portare soldi nella casse della nuova formazione. Berlusconi avrebbe poi confermato ieri ai suoi il trasferimento della sede del partito da via dell’Umiltà a Piazza S. Lorenzo in Lucina.

Riunione comunque interlocutoria, quella di ieri sera, senza assunzioni di decisioni formali. Ma questo e’ nello stile di Berlusconi, sempre impegnato a mediare e ad evitare, laddove sia possibile, attriti e scontri. Ed in questo caso nel Pdl i mal di pancia sono molti. Ma è di tutta evidenza la scelta irrevocabile dell’ex premier di andare oltre il Pdl. Una decisione senza dubbio in chiave elettoralistica e che potrebbe avere un suo senso anche prima di quanto immaginabile.

Ferma restando la lealtà più volte ribadita al governo delle larghe intese guidato da Letta, Berlusconi non può non considerare le sue vicende giudiziarie, caso Ruby e processo Mediaset su tutti. In particolare quest’ultimo, che vede Berlusconi già condannato in appello a 4 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici. Sul procedimento si attende il 19 giugno la pronuncia della Corte costituzionale sulla mancata concessione all’ex premier, da parte del Tribunale di Milano, del legittimo impedimento a partecipare ad un’udienza. Nel caso la Consulta dovesse dare torto a Berlusconi – con il processo che rimane regolarmente in piedi – e’ prevedibile che la sentenza di Cassazione arrivi prima della fine dell’anno. Nel caso i giudici di Piazza Cavour dovessero confermare la condanna il Cavaliere sarebbe costretto a dimettersi da senatore e questo porterebbe ad una evidente precipitazione dell’intero quadro politico. E’ vero, più volte è stato assicurato dallo stesso Berlusconi che non ci sarà alcun ”fallo di reazione” nel caso di condanne (il 24 giugno è attesa poi la sentenza di primo grado del processo Ruby). Ma sarà veramente così’?

La spinta dall’interno dello schieramento, il convincimento forse di un risultato elettorale positivo e comunque la voglia di rovesciare il tavolo presentandosi come un perseguitato dalla giustizia porterebbero con ogni probabilità Berlusconi a scegliere il ritorno alle urne. Ed ecco allora il nuovo partito in campo, con Berlusconi pronto a fare una nuova scommessa su sé stesso.

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