La babele delle opinioni nel governo

Saccomanni_slider_bisZanonato e Saccomanni dichiarano che l’Iva non può non aumentare. Si scatena la bagarre nella maggioranza

 

 

ROMA – L’unico a godere come un riccio per il can can suscitato dalle sconsiderate dichiarazioni di alcuni ministri del governo Letta in materia di Iva è certamente Bruno Vespa che, si sa, per uno scoop del genere passerebbe sopra a sua madre.

Ormai tutti sanno quel che è successo: il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha dichiarato a Porta a Porta che “in questo momento soldi per evitare l’aumento dell’Iva non ce ne sono”. Gli ha fatto prontamente da sponda il collega del Tesoro che ha puntualizzato di aver già “rassicurato la Bce che quest’anno il target del deficit/pil al 2,9% è garantito”.

Nelle file della maggioranza è successo il finimondo. Nel Pd, il responsabile economico, nonchè vice ministro dell’Economia è stato tranchant: ”La linea resta una: evitare l’aumento dell’Iva. Quel punto in più sarebbe un colpo terribile a un Paese piegato, a famiglie che faticano, a imprese che non ce la fanno. In queste ore stiamo discutendo su come riuscirci, non sul se riuscirci. Certo – ha aggiunto Fassina – non c’è solo l’Iva. Abbiamo preso un impegno sull’Imu e c’è una disperata necessità di misure per l’occupazione giovanile. Tutto non si può fare, bisogna individuare le priorità, bisogna capire che le risorse sono quelle che sono ed è il momento di fare delle scelte”. Per il viceministro la priorità “è evitare che un disoccupato o un lavoratore che campa con mille euro al mese sia costretto a fare i conti con questo punto in più di Iva. Non è possibile e non è giusto”.

Ha tirato un respiro di sollievo il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, che per primo aveva sparato a pallettoni sull’incauto ministro: ”Dopo le incomprensibili e irresponsabili dichiarazioni di ieri del ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato – che ha giudicato impossibile evitare l’aumento dell’aliquota Iva ed ha definito i due capigruppo del Pdl ‘ottimisti della volonta’ – finalmente è tornato un po’ di buon senso all’interno del Partito democratico. Il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, ha detto chiaramente che ci sarà lo stop all’aumento dell’Iva”. Brunetta soddisfatto ne ha preso atto, “ma sarà bene, per il futuro, che i ministri misurino con attenzione le proprie uscite per evitare confusione e incertezza. Su questo punto chiediamo al presidente Letta un maggior controllo rispetto alla sua compagine di governo”.

Diradato il polverone resta quello che modestamente andiamo sostenendo da qualche settimana e che il Financial Time ben più autorevolmente scrive sotto il titolo “La letargia di Letta. Il premier italiano dovrebbe liberarsi della sua impossibile trilogia”. Qual è la trilogia del programma di governo? Letta vorrebbe “tagliare le tasse, aumentare la spesa (per l’istruzione) e allo stesso tempo rispettare gli obiettivi di disavanzo fissati da Bruxelles. Ma governare richiede scelte anche difficili”.

In maniera più prosaica, ma non meno efficace, commenta Dagospia: “E’ bastato un avvertimento minaccioso della Bce di Drago Draghi nel bollettino mensile diffuso ieri e subito il suo valletto di Bankitalia ‘Dragomanni’ ha alzato le mani: non ci sono soldi per bloccare l’aumento dell’Iva. Per mantenere una delle promesse del Cavalier Pompetta, ma soprattutto per far vedere che è cambiato qualcosa rispetto al governo di Rigor Montis, servono 8 miliardi di euro. E il supertecnico Saccomanni non ha la più pallida idea di come trovarli e, forse, neppure vuole cercarli. Non solo, ma il nostro vero ministro delle Finanze, il tedesco Wolfgang Schaeuble, dice che dobbiamo scordarci di poter scorporare investimenti per la crescita e l’occupazione dal computo complessivo di deficit e debito sovrani”.

Hanno ragione il Financial Times, la Confindustria, i sindacati, i commercianti, gli artigiani, gli economisti che sostengono che di austerity si muore e quanti, come noi, invitano il premier a liberarsi dei “Draghi boys”? Speriamo di sì e che qualche pulce nell’orecchio di Letta entri prima del Consiglio europeo del 27 giugno.

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