Chi ha paura del presidente della Cciaa?

Tagliavanti_Lorenzo_sliderIl ‘patto della staffetta’ stipulato nel 2010 tra Giancarlo Cremonesi e Lorenzo Tagliavanti. Si parla di un rinvio a settembre

 

 

ROMA – Il patto era stato sottoscritto in epoca non sospetta. Era il 2010 e alla guida della Camera di commercio, una delle leve strategiche del sistema economico romano, veniva eletto Giancarlo Cremonesi, già presidente dell’Acea, espressione del centro destra allora imperante in Comune e in Regione. L’accordo era che a metà del mandato quinquennale la mano sarebbe passata a Lorenzo Tagliavanti, vice presidente in carica, nonché direttore della Confederazione nazionale dell’artigianato, considerato in quota centro sinistra.

La boa di metà mandato è stata doppiata e quindi la questione del passaggio del testimone tra Cremonesi e Tagliavanti alla guida della Camera è più che mai matura. Senonchè qualcuno comincia ad avanzare dei dubbi sulla praticabilità della staffetta, con la scusa che il mondo associativo romano “sarebbe intenzionato a non dare dimostrazione di una subalternità alla politica”, da cui la scelta di temporeggiare e di rinviare il cambio della guardia a settembre.

Il rinvio non avrebbe obiettivamente alcuna logica. Se infatti il “patto della staffetta” fu sottoscritto quando il centro destra dominava a livello locale, “proprio per mettere d’ accordo le varie anime del mondo associativo capitolino, anche armonizzando gli incarichi con i vertici delle istituzioni locali”, non si vede perché quegli accordi dovrebbero essere rimessi in discussione oggi che il quadro politico uscito dalle elezioni regionali e comunali è diametralmente cambiato.

La nomina di Tagliavanti alla presidenza della Cciaa dovrebbe dunque essere scontata non solo perché “pacta sunt servanda”, ma proprio per armonizzare gli incarichi ai vertici degli enti e delle aziende locali con il mutato quadro istituzionale. In coerenza cioè con quel principio che fu alla base delle scelte del 2010.

La “subalternità alla politica” non c’entra perciò assolutamente niente. “Tra i vertici delle istituzioni politiche locali e quelli della Camera di commercio – ha dichiarato lo stesso Tagliavanti – non c’è nessun automatismo, siamo una cosa diversa”. E non c’entra quindi nemmeno lo “spoil system”, che pure in casi del genere sarebbe del tutto legittimo. Il ricambio al vertice della Cciaa altro non sarebbe che l’espressione della volontà del mondo imprenditoriale romano che a suo tempo discusse ampiamente e decise nel modo che oggi qualcuno tenta di mistificare.

La prossima settimana è in programma un primo incontro dei rappresentanti delle varie associazioni per avviare il discorso sulla presidenza. C’è chi avanza già il pronostico che non si arriverà a nessuna conclusione, dato che “un immediato avvicendamento del presidente sarebbe una plateale dimostrazione della mancanza di autonomia della Camera di commercio dalla politica, in una fase in cui le imprese hanno bisogno di altro, vista la crisi economica”.

Probabilmente è vero il contrario e gli scenari alternativi che cominciano a circolare ne sarebbero la prova più lampante.

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