Il divo Sartori profanato

Sartori_GiovanniLo ‘sgarro’ del Corriere della Sera ad uno dei suoi più autorevoli editorialisti. A rischio la collaborazione

 

ROMA – “Se mi avessero detto che avrebbero messo il mio articolo in quel modo lo avrei ritirato, com’è previsto dagli accordi. Al Corriere si sono comportati in modo scorretto e offensivo, mi hanno fatto una cosa che mi ha indignato senza dirmelo”. Così il prof. Giovanni Sartori, politologo e firma storica del Corsera, ha reagito allo spostamento (arbitrario) del suo editoriale in taglio medio sulla destra anziché nella colonna a sinistra solitamente riservatagli.

Ma che cosa aveva scritto l’ottantanovenne ex docente della Columbia University nel suo editoriale “Ius soli, integrazione e una catena di equivoci”?. “La brava ministra per l’integrazione Kyenge ha scoperto che il nostro è un Paese meticcio. Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse. Per esempio il Brasile è un Paese molto meticcio – spiega il professore – ma l’Italia proprio no”.

E aveva continuato, con gli stessi accenti corrosivi (che gli appartengono di natura, fiorentina), contestando la tesi secondo cui “i ragazzini africani e arabi nati in Italia sono eo ipso cittadini integrati”. Questa frase proprio non è andata giù a Sartori che rinfaccia alla “nostra presunta esperta di immigrazione” di non conoscere neppure la storia dei popoli.

La querelle tra i due ha suscitato un vespaio di reazioni, ben oltre il contenuto etnico e giuridico della questione. Dice per esempio Gian Antonio Stella, che, nonostante sia autore del libro “L’Orda. Quando gli immigrati eravamo noi”, ritiene la presentazione del tema dello ius soli da parte di Kyenge “una forzatura”. “Annunciare genericamente il passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli, cioè dalla cittadinanza ereditata dai genitori a quella riconosciuta automaticamente a chi nasce qui, senza spiegare bene ‘come’ e con quali regole, è un errore. Il modo con cui la Kyenge ha annunciato un disegno di legge in ‘poche settimane’ per lo ius soli è stato così spiccio e insieme vago da creare una reazione di inquietudine, se non di ostilità, anche tra molti che danno per ovvia la necessità di cambiare la legge attuale”. 

Rita Guma nel suo blog su Il Fatto Quotidiano confessa: “Sinceramente non ritrovo lo stile del Sartori che ho tante volte ammirato. Peraltro non sono d’accordo nemmeno nel merito delle valutazioni”. E sul paese meticcio aggiunge le parole dell’enciclopedia Treccani, che parla di “convivenza di componenti della popolazione fortemente diversificate fra loro, quanto a provenienza e condizioni economiche, culturali e sociali”.

Il professore continua illustrando quelle che ritiene le “migliori” affermazioni del neo ministro Kyenge, fino a raggiungere quella che ritiene essere la “più bella”: “La nostra presunta esperta di immigrazione – scrive Sartori – dà per scontato che i ragazzini africani e arabi nati in Italia sono eo ipso cittadini integrati. Questa è da premio Nobel. Mai sentito parlare, signora Ministra del sultanato di Dehli che durò dal XII al XVI secolo e poi dell’impero Moghul che controllò quasi tutto il continente indiano tra il XVI secolo e l’arrivo delle Compagnie occidentali?”.

Resta tuttavia il fatto che il politologo Giovanni Sartori è molto, ma molto arrabbiato e al giornalista della Zanzara su Radio 24 che gli chiede se per questo “sgarro” potrebbe interrompere la sua collaborazione col Corriere, risponde: “Sì, chiederò spiegazioni. Gli accordi sono che o lo mettono come editoriale o non lo mettono e ho facoltà di ritirarlo. Peggio di così non mi potevano sistemare, una cosa ridicola. Lo avrei ritirato di sicuro. In 50 anni col Corriere non era mai successo. Il mio è un articolo molto educato sul problema dell’integrazione – dice Sartori – un problema che un oculista non conosce per niente. La Kyenge non è intoccabile”.

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