M5S, vincono i duri, espulsa la Gambaro

Beppe_Grillo_sliderAllontanata con 79 voti a favore la senatrice dissidente. E Grillo teme la scissione

 

ROMA – Alla fine i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno detto a maggioranza sì all’espulsione della senatrice Adele Gambaro, accusata di aver criticato la gestione del movimento da parte di Beppe Grillo. Un allontanamento – che ha registrato 79 i voti a favore, 42 contrari e 9 astenuti – che dovrà essere confermato, per divenire effettivo, dalla pronuncia degli attivisti in Rete.

La decisione è arrivata nella tarda serata di ieri, dopo oltre quattro ore di riunione a porte chiuse, preceduta da una lunga serie di assemblee di gruppo nei giorni scorsi al Senato, senza la diretta streaming inizialmente annunciata. Dalla riunione emerge molto chiaramente che il parlamentare che si oppone alla linea politica dettata dall’ex comico genovese ha altissime probabilità di essere cacciato, con buona pace dell’assenza di vincolo di mandato, prevista dalla Costituzione per senatori e deputati. L’ala dura dei grillini ha ieri ribadito, in più occasioni, che mettere in discussione Grillo mette in difficoltà in movimento indebolendone la sua capacità politica. Valgono su tutte le parole pronunciate dal deputato stellato Manlio Di Stefano, secondo il quale ”la dignità o ce l’hai o non ce l’hai. La coerenza o ce l’hai o non ce l’hai. In Italia non si rispettano i contratti legali vincolanti, figuriamoci quelli morali non vincolanti. E’ stato chiesto troppo a queste persone. Fatele andare via tutte in un sol colpo. Spero vivamente che il M5S perda tutti gli elementi nocivi, tutti quegli elementi tossici che possono ‘infettare’, anche solo involontariamente, tutti gli altri. E’ un po’ la legge di Darwin ‘sopravvivono i più forti, i non deboli”.

Un tono degno di altre cause ma che lascia intendere come il timore degli ortodossi del pensiero grillino – e di Grillo per primo – sia di perdere (cosa per altro già accaduta, come dimostra il risultato fallimentare alle recenti amministrative) quella presa trasversale su una parte della società che aveva portato l’M5S ad avere alle elezioni politiche una percentuale di consensi analoga al Pd.

La presenza di dissidenti, le cene come quella di ieri sera tra i contrari all’espulsione della Gambaro, le voci su possibili formazioni di gruppi parlamentari autonomi indicano che e’ in atto una profonda riflessione politica tra gli eletti del movimento. Le parole della senatrice – che ieri, durante il ‘processo’ non ha fatto alcun passo indietro, confermando la sua intenzione di rimanere nel gruppo di Palazzo Madama – hanno chiarito che se la trasversalità di idee e posizioni di un movimento politico e’ un bene quando si tratta di convogliare i voti di una protesta che attraversa indistintamente tutta la società, diventa un problema quando si tratta di avere un atteggiamento coerente e condiviso nella aule parlamentari.

Gli eletti M5S hanno estrazioni politiche diverse: dalla sinistra radicale e no Tav ai delusi di Berlusconi passando per i contestatori della linea indeterminata del Pd. Una mescolanza sin qui tenuta insieme, a ben vedere, dalle urla, dalle invettive di Grillo. L’ex comico e’ consapevole che un fronte così eterogeneo può essere reso compatto solo da poche e chiare parole d’ordine, perché appena si entra nel merito delle questioni, ecco che emergono i distinguo, le divisioni, le perplessità. Divisioni che rendono la squadra grillina vulnerabile di fronte a rilevanti passaggi istituzionali e parlamentari. E di fronte al naturale ‘svolgersi’ della politica.

La denuncia di una possibile compravendita in atto di parlamentari grillini o, comunque, l’esistenza di contatti di molti di questi con Pd e Sel stanno ad indicare come una quota di deputati e senatori non abbia digerito la totale chiusura al dialogo con i partiti di Epifani e Vendola. Ecco allora non solo i dissidenti, più o meno noti, ma le decine di parlamentari assenti ieri all’assemblea sulla Gambaro e il significativo numero di contrari (più gli astenuti) alla sua espulsione che stanno ad indicare il momento di grande difficoltà del movimento.

Se poi si deve dare credito, anche solo in parte, a quanto sostiene il fuoriuscito senatore Marino Mastrangeli, cacciato per le sue presenze in televisione, e cioe’ che ci sarebbero sessanta-settanta parlamentari pronti a fondare un nuovo gruppo, ecco che si comprende la preoccupazione di Grillo, ancora di più dopo le nuove alleanze (forse appunto con transfughi di M5S) ipotizzate da Pier Luigi Bersani.

Il nuovo capogruppo al Senato, Nicola Morra, ha annunciato ieri la sua disponibilità a ”sottoporre il giudizio sul mio operato in rete”. E’ alla Rete, infatti, che guarda il gruppo dei grillini ortodossi, nella certezza che il giudizio degli attivisti potrà cancellare le divisioni emerse fra gli eletti. Una posizione per certi versi ingenua perché dimentica che la Rete, la piazza – virtuale o meno che sia -, la folla non hanno testa, non hanno pensiero ma vivono sull’emotività del momento. Per poi cambiare posizione un minuto dopo.

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