Governo, dibattito sullo sforamento del 3%

Berlusca_sliderFibrillazioni all’interno del governo dopo le dichiarazioni di Berlusconi sullo sforamento del 3% nel rapporto deficit/Pil

 

 

ROMA – Le fibrillazioni per il governo non sono finite, continueranno. Lo assicura tra il rassegnato e il preoccupato il presidente del Consiglio Enrico Letta il giorno dopo le affermazioni di Silvio Berlusconi sulla necessità di sforare il 3% nel rapporto deficit/Pil per reperire i fondi per la cancellazione dell’Imu e l’aumento dell’Iva. Parole, quelle di Letta che arrivano anche il giorno prima il pronunciamento della Corte costituzionale sulla mancata concessione del legittimo impedimento all’allora premier Berlusconi nell’ambito del processo Mediaset. Quando si parla di fibrillazioni per il governo, volendo o meno si va sempre ad incrociare il Cavaliere. Ma non solo.

Il premier, dall’Irlanda del Nord dove ha preso parte al G8, non si nasconde ed è certo che l’agitazione che ciclicamente attraversa lo strano governo da lui guidato continuerà. ”Non credo che le fibrillazioni finiranno domani mattina”, dice anche perché quella che si riversa sul governo e’ la situazione di confusione che stanno attraversando i partiti della maggioranza. Dal Pd, spaccato in correnti ed in piena fase precongressuale al Pdl, in apparenza più unito ma comunque con un mal di pancia diffuso al suo interno per il progetto di rinnovamento che Berlusconi sta definendo. Senza dimenticare Scelta civica, dove le ultime uscite di Mario Monti non sembra convincere del tutto il fronte Udc di Casini. Dentro i partiti, riconosce Letta, ”c’è una discussione sugli equilibri politici” che continuerà. Ma detto questo il premier ha intenzione di andare avanti nel suo programma, assicurando che ”agiremo e decideremo collegialmente”, nel ”rispetto” per ogni discussione tra le forze politiche. Chiaro il riferimento al tentativo di bloccare l’aumento dell’Iva e al dibattito sulle riforme istituzionali.

Letta assicura di tornare in Italia ”carico di energia positiva” e considera una vittoria diplomatica l’avere inserito nella dichiarazione conclusiva del vertice il passaggio sulla necessità che si dia ‘priorità’ alla crescita e alla disoccupazione, soprattutto dei giovani. Su questo tema il premier valuta con estrema soddisfazione l’appoggio arrivato dal presidente Usa Barack Obama alle politiche contro la disoccupazione giovanile. Certo, da molti il vertice viene criticato per non avere dato il via ad azioni concrete ma, è l’opinione di Letta, anche i buoni propositi possono preparare il terreno a decisioni concrete, come nel caso della lotta ai paradisi fiscali, all’elusione e all’evasione.

Sullo sfondo rimane però la provocazione berlusconiana sullo sforamento del deficit. Una posizione parzialmente corretta dallo stesso ex premier che ribadisce il suo europeismo ma che porta Letta a bacchettare comunque il Cavaliere affermando che un Paese serio mantiene le promesse prese in Europa.

Il dibattito generato da Berlusconi per evidenti scopi politici rischia però di essere meno banale di quello che appaia. Certo, ogni volta che l’ex premier interviene su questo o su quel tema si scatenano le guerre di religione e subito ci si divide tra favorevoli e contrari. Ma questa volta, al di là dei toni usati, la richiesta di allentare i vincoli per il nostro Paese non sembra essere, vedendo le reazioni e i commenti, così peregrina. Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz riconosce che al nostro Paese, come per Francia e Spagna, può essere concesso più tempo per rientrare nei parametri comunitari. Mario Monti dal canto suo sostiene che lui il fiscal compact non l’avrebbe firmato. Infine, il segretario del Pd Guglielmo Epifani considera che l’Ue sembra a volte una prigione e che è necessario cambiarne il passo.

Insomma, da parte di Berlusconi un evidente voler stare al centro della scena, toccando corde (quelle dei soldi) per gli italiani in questo momento molto sensibili. Un attivismo dell’ex premier non certo nuovo, ma che potrebbe avere un motivo particolare. E’ infatti atteso oggi il pronunciamento della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento nell’ambito del processo Mediaset, per il quale Berlusconi è stato condannato in appello per frode fiscale a quattro anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. In particolare, la Consulta deve decidere sul conflitto tra poteri sollevato nell’aprile 2011 dalla Presidenza del Consiglio contro il Tribunale di Milano.

Il primo marzo 2010 l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe dovuto partecipare a un’udienza del processo di primo grado ma chiese il legittimo impedimento perché l’udienza coincideva con una riunione del Consiglio dei ministri. Il tribunale rigettò l’istanza e Berlusconi fece ricorso alla Corte Costituzionale. Se vincerà l’ex premier, spetterà poi alla Corte Suprema di Cassazione stabilire se l’assenza di Berlusconi a quell’udienza ha rappresentato un vulnus ai diritti di difesa. Una ‘ferita’ tale, se riconosciuta, da comportare un annullamento del processo. Ma potrebbe anche essere che la Cassazione ritenga secondaria l’udienza contestata ed allora non ci sarebbe annullamento. Ma nel caso la Consulta dovesse dare ragione al Tribunale di Milano non ci sarebbero dubbi, il processo andrà avanti con la sentenza della Cassazione attesa, a questo punto, entro la fine dell’anno. Una sentenza che se dovesse confermare la condanna a Berlusconi provocherebbe un terremoto politico, con l’ex premier costretto a dimettersi da senatore, impossibilitato a presentarsi a nuove elezioni e soprattutto, nel caso si arrivasse al presidenzialismo da lui tanto sollecitato, senza la possibilità di candidarsi per la Presidenza della Repubblica.

Ecco allora il Berlusconi attivo di questi giorni, impegnato nel ribadire il suo impegno verso gli italiani e la sua preoccupazione per il momento di difficoltà del Paese. Un Berlusconi pronto a porsi verso i suoi elettori, in caso di sconfitta alla Consulta ed in vista di una conseguente possibile condanna definitiva della Cassazione, come un perseguitato dalla giustizia.

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