Le consulenze esterne della Regione Lazio

Magistrati_sliderUna montagna di incarichi senza capo né coda. Consulenze da 33mila euro per ‘compitini’ di 3/4 pagine

 

 

ROMA – Delle spese e delle malversazioni della Regione Lazio, dopo gli scandali dell’anno scorso, si sapeva tutto o quasi. Ma la lettura della relazione della Corte dei conti sul rendiconto generale della Regione per l’esercizio 2011 fornisce ancora delle sorprese.

Per limitarsi agli incarichi di consulenza, studio e ricerca affidati in quell’esercizio a soggetti esterni, la Corte fa notare che in linea di principio “la Pubblica Amministrazione deve espletare i compiti istituzionali attraverso i propri dipendenti in virtù del cd. ‘principio della autosufficienza’, più volte espresso anche dalla giurisprudenza della Corte dei conti, in quanto il ricorso ad esperti esterni può considerarsi lecito solo a fronte del manifestarsi di bisogni temporanei o derivanti dall’attribuzione di nuove competenze e funzioni, correlate alla impossibilità di incrementare la dotazione di personale interno con professionalità adeguate”.

Ciò significa che l’affidamento degli incarichi di consulenza esterna rappresenta, o dovrebbe rappresentare, un’eccezione e deve presupporre tassativamente i seguenti elementi: rispondenza dell’incarico agli obiettivi ed ai bisogni reali dell’Amministrazione; inesistenza all’interno dell’Amministrazione di figure professionali idonee a svolgere l’incarico; indicazione specifica dei contenuti, dei criteri e della durata dell’incarico; proporzionalità fra il compenso corrisposto e l’utilità conseguita dall’Amministrazione.

Ammesso dunque che gli incarichi abbiano queste caratteristiche, la legge impone la trasmissione degli atti di spesa per studi ed incarichi di consulenza di importo superiore a 5.000 euro alla Sezione della Corte dei conti competente per territorio. “Tale flusso documentale – si legge nel rapporto 2011 – non risulta pervenuto in modo sistematico e solo in base ad espressa richiesta del magistrato istruttore sono stati trasmessi gli elaborati conclusivi”.

E anche quei pochi fascicoli cartacei ed informatici trasmessi dall’ufficio del Segretariato generale del Consiglio regionale risultano “incompleti, o contenenti elaborati incongrui rispetto all’oggetto dell’incarico, o addirittura mancanti della documentazione idonea ad effettuare il controllo successivo sulla gestione”.

Nello sterminato elenco di consulenze ricostruito dalla Corte dei conti emergono casi che lo stesso organo di controllo sente il dovere di citare espressamente.
• “Processi decisionali multilivello: la politica di coesione e la partecipazione regionale alla produzione normativa UE” (consulente Tiseo Antonio). Il fascicolo fornito risulta privo di relazione;
• Il fascicolo fornito relativo a Claudio Lena risulta privo della relazione relativa all’incarico, mentre contiene altra relazione avente oggetto diverso
• Il fascicolo fornito, relativo a Rosica Cecilia, risulta privo di relazione. E’ stata trasmessa esclusivamente una auto-relazione del consulente di 10 pagg. attestante l’attività di consulenza tecnico-organizzativa e di supporto svolta.
• Per il nominativo Albani Alessia non risulta trasmesso alcun fascicolo.

Comunque dall’esame del campionamento delle consulenze effettuato dalla Corte dei conti è emersa l’estrema genericità dell’oggetto del conferimento, cui corrisponde di solito “un elaborato scritto sintetico nella forma e generico nei contenuti, nel quale non sembra emergere un diretto collegamento/esame della realtà sociale, economica o culturale della Regione Lazio”, come nei casi sottoelencati:

• “L’ente Regione Lazio per la costruzione di un incontro intergenerazionale fra giovani e anziani (Ruini Maria)”. L’articolazione della consulenza (complessive 39 pagine compresi i grafici ed il questionario) è suddivisa in 4 parti
• “Lazio: fenomenologia locale di una crisi globale- Analisi e proposte” (Tibaldi Alessandra). La relazione rinvenuta nel fascicolo consta di 9 pagine, e contiene elementi generali di inquadramento dell’argomento
• “La partecipazione delle regioni alla formazione degli atti comunitari” (Evangelista Rita ). La relazione rinvenuta nel fascicolo consta di 167 pagine, e contiene elementi generali di inquadramento dell’argomento.
• “Criteri di scelta di proposta formativa e modalità di sviluppo sul potenziale connubio formazione/offerta di lavoro” (Pizzicaroli Andrea). L’articolazione della consulenza (complessive 11 pagine) contiene elementi generali di inquadramento dell’argomento.
• “Pari opportunità nei luoghi di lavoro” (Palombo Ofelia). La relazione consta di 7 pagine e contiene elementi generali di inquadramento dell’argomento.
• “E-democracy ed egovernment: componenti della cittadinanza nella società dell’informazione” (Leone Caterina). La relazione consta di 11 pagine, e contiene elementi generali di inquadramento dell’argomento.
• “Politiche regionali di gestione dei flussi migratori nell’ambito della integrazione di cittadini stranieri con riferimento alle linee di indirizzo della commissione Europea” (Fama Andrea). Il rapporto finale consiste in 6 pagine, e contiene elementi generali di inquadramento dell’argomento
• “Studio comparativo degli statuti e dei regolamenti dei consigli regionali – con particolare riferimento all’autonomia finanziaria della Regione di un campione significativo di regioni italiane” (Dani Fabrizio). La relazione finale consta di 3 pagine, con elementi generali di inquadramento dell’argomento e 6 pagine allegate con stralci degli statuti delle Regioni Veneto, Piemonte, Umbria.

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