C’è battaglia intorno al caccia F35

F35-sliderUna mozione di deputati di Sel, di M5S e del Pd chiede l’abolizione della commessa. Di segno opposto la mozione di Fli

 

 

ROMA – C’è un’inedita pattuglia di 66 deputati che stamattina sosterrà alla Camera l’approvazione di una mozione sulla partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter-F35. Tra i 66 parlamentari infatti si contano i rappresentanti di Sel e del Movimento 5 Stelle, ma c’è anche un nutrito manipolo di deputati del Pd che toglie il sonno ai segretari dei partiti di governo.

Fino a ieri sera si è tentato febbrilmente di trovare un compromesso per evitare un imbarazzante schieramento contrario ad un programma assai impegnativo del nostro Paese a livello internazionale. La proposta ricalcava quella che ormai è diventata una deteriore abitudine italiana: quando non si sa che decidere si avvia un’indagine conoscitiva sull’affare e intanto si sospende “temporaneamente” tutto. La mediazione tuttavia non è riuscita e oggi a Montecitorio si prevede una seduta infuocata.
Il Joint Strike Fighter (F-35) è un cacciabombardiere di quinta generazione, capace di trasportare anche bombe nucleari a bassa rilevabilità da parte dei sistemi radar e capacità di interazione con tutti i sistemi di comunicazione, che decolla ed atterra in verticale e viaggia a velocità supersoniche.

Il progetto per la realizzazione di questo velivolo è frutto di un accordo tra gli Stati Uniti e 8 Paesi partner, tra cui l’Italia, che prevede la realizzazione di 3.173 velivoli per un costo complessivo stimato di 396 miliardi di dollari, cioè 190 milioni di dollari per ogni singolo aereo.

I firmatari della mozione “no F35” sostengono tra i partner o gli acquirenti del progetto sono sorti dei dubbi, tanto che la Gran Bretagna deciderà il numero degli aerei da acquistare dopo la pubblicazione del Strategic defence and security review, nel 2015; l’Olanda ha avviato un’inchiesta parlamentare a seguito di un pesante voto contrario al progetto; l’Australia non userà l’F-35 come piattaforma esclusiva acquistando anche altri aerei; la Turchia ha rinviato l’acquisto dei primi F-35; la Norvegia ha minacciato di ripensare le sue scelte; la Danimarca ha riaperto la gara e il Canada ha sospeso la gara per l’acquisto del nuovo caccia. Oltre a questi, anche il Pentagono americano pare che stia riflettendo su alcune caratteristiche operative del velivolo.

L’Italia partecipa al progetto dal 1998, con una richiesta iniziale di 131 aerei, ridotta poi nel 2012 a 90 velivoli, considerati dalle Forze armate «indispensabili» perché andrebbero a sostituire tre linee di velivoli: i Tornado, gli AMX e gli AV-8B. Nel 2009 le Commissioni difesa di Camera e Senato, esprimendo “parere favorevole al programma, hanno posto come condizione la conclusione di accordi industriali e governativi che consentano un ritorno industriale per l’Italia proporzionale alla sua partecipazione finanziaria, anche al fine di tutelare i livelli occupazionali.

Gli oneri previsti per l’Italia ammontano a 1.942 milioni di dollari a cui vanno aggiunti gli oltre 800 milioni di euro per la costruzione della FACO (Final Assembly and Check Out) a Cameri (Novara); contestualmente, le industrie italiane hanno ottenuto appalti per circa 800 milioni di dollari, che costituirebbero un ritorno di poco sopra al 20 per cento delle spese. Sul piano occupazionale fonti governative ipotizzano 10.000 nuovi posti di lavoro, mentre secondo stime sindacali si tratterebbe al massimo di circa 2.000 posti.

A fronte di questo mega programma, i firmatari della mozione ricordano con dovizia di particolari i gravi problemi che nel nostro Paese riguardano la costruzione e la manutenzione di edifici scolastici. Così come le cifre drammatiche del dissesto idrogeologico italiano che in poco più di 50 anni ha mietuto 6.300 vittime e causato danni negli ultimi 12 anni per 27 miliardi di euro.

I firmatari della mozione anti F35 chiedono pertanto al Governo di impegnarsi a cancellare la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter-F35; a procedere in tempi rapidi alla ridefinizione pregiudiziale del modello di difesa italiano; a favorire la riconversione dell’industria bellica, al fine di salvaguardare i posti di lavoro; ad attivarsi presso la Nato e gli Stati Uniti per chiedere un’immediata rimozione di qualsiasi ordigno nucleare presente sul territorio italiano; a destinare le somme così risparmiate ad un programma straordinario di investimenti pubblici per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, la tutela del territorio nazionale dal rischio idro-geologico e la realizzazione di un piano pluriennale per gli asili nido.

 Sullo stesso tema c’è un’altra mozione, firmata da Giorgia Meloni, Cirielli, La Russa, Nastri, che al contrario chiede al governo di  rispettare gli impegni internazionali assunti in ordine alla realizzazione del programma Joint Strike Fighter, al fine di tutelare sia l’impegno finanziario sin qui sostenuto, sia l’aumento della produzione industriale nazionale e i conseguenti livelli occupazionali; di valutare le modalità di attuazione del programma e di continuare a sostenere il ruolo dell’Italia, in sede internazionale, in qualità di protagonista e partner strategico nella ricerca, individuazione e messa a punto di innovazioni tecnologiche.

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