Accordo Ecofin sulla soluzione delle crisi bancarie

Ecofin-sliderA pagare eventuali perdite saranno prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti e infine i grandi clienti

 

ROMA – I ministri economici e finanziari dell’Ue sono riusciti, poco prima delle due della notte scorsa, a trovare un accordo sul sistema di risoluzione delle crisi bancarie. Nessuno nutriva dubbi sull’esito del confronto dal momento che, trattandosi di banche, un mezzo per uscire dalle crisi (e per reperire le risorse) lo si trova sempre.

Si trattava solo di decidere chi paga. E infatti si è voluto evitare che le perdite finanziarie fossero scaricate sui contribuenti con i salvataggi attraverso l’ intervento pubblico (‘bail out’) e a far pagare invece (‘bail in’) gli azionisti prima di tutto, poi gli obbligazionisti e infine i depositanti, ma escludendo quelli protetti dalla direttiva Ue che impone di garantire i depositi sotto i 100.000 euro.

Il nuovo sistema include anche l’ obbligo per le banche di costituire un fondo di risoluzione nazionale in ogni Stato membro, che entro 10 anni dovrà raggiungere un ammontare pari almeno allo 0,8% del valore di tutti i depositi protetti. Il sistema di risoluzione è il secondo pilastro dell’ Unione bancaria, dopo il mecccanismo unico di vigilanza bancaria già approvato e affidato alla Bce, e prima del sistema europeo di garanzia dei depositi, ancora in alto mare.

Si tratta, secondo i commenti pubblicati su Twitter dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che ha partecipato al negoziato per l’ Italia, di “un buon compromesso nella direzione dell’ Unione bancaria”, che “contribuisce a spezzare il circolo vizioso tra rischio sovrano e rischio bancario”, con “un sistema di tutela dei risparmiatori che combina un quadro armonizzato con la flessibilità necessaria a tener conto delle specificità nazionali”.

Quest’ ultima frase fa riferimento alla battaglia condotta dall’ Italia, insieme ad altri paesi come la Francia e contro Germania e Olanda, affinché la ‘gerarchia delle responsabilità’ per coprire le perdite finanziarie in caso di una crisi bancaria non fosse rigidamente determinata e applicata uniformemente in tutta l’Ue, ma consentisse eccezioni decise a livello nazionale.

L’Italia insisteva sulla possibilità di tutelare anche gli obbligazionisti, considerando che i risparmiatori spesso investono nelle obbligazioni bancarie per avere interessi maggiori di quelli, oggi molto bassi, che possono ricavarsi dai semplici depositi o libretti di risparmio. Il compromesso raggiunto nella notte prevede che autorità nazionali di risoluzione abbiano una certa discrezionalità nel modulare l’applicazione della ‘gerarchia delle responsabilità’, in particolare “per evitare il contagio” e “distruzioni di valore che comporterebbero perdite a danno di altri creditori”.

Trattandosi di una direttiva Ue, il testo dovrà ora essere sottoposto all’ approvazione del Parlamento europeo e poi formalmente approvato dal Consiglio Ecofin a maggioranza qualificata. Ma l’accordo politico, pilotato con ostinazione e determinazione dalla presidenza di turno irlandese del Consiglio Ue, guidata dal ministro delle Finanze Michael Noonan, è già un primo successo che i capi di Stato e di governo potranno rivendicare al Consiglio europeo dedicato alla crescita e l’occupazione.

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