Fondi editoria, indagato Angelucci per falso e truffa

Gdf_sliderSequestrati 20 milioni alle aziende editrici di Libero e Il Riformista.  Tre persone indagate

 

 

ROMA – Con l’operazione ‘Money on Newspapers,’ i finanzieri del Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l’Editoria hanno sequestrato conti correnti e titoli per oltre 20 milioni di euro a due imprese di Roma e Milano della famiglia Angelucci proprietaria di numerose cliniche nel Lazio nonché editrici dei quotidiani Libero e Il Riformista. Si tratta del valore equivalente ai contributi pubblici che avrebbero illegalmente percepito in un biennio. L’inchiesta è stata svolta dai pm della Procura di Roma Corrado Fasanelli e Francesco Dall’Olio e gli accertamenti sono stati coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Caporale.

I finanzieri hanno accertato che le due società editrici avevano aggirato, anche con false attestazioni, la normativa sull’editoria che vieta ad uno stesso soggetto di richiedere contributi pubblici per più di una testata. In questa vicenda, sulla base della segnalazione della Guardia di Finanza, è intervenuta anche l’Agcom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, irrogando una sanzione amministrativa superiore a 100 mila euro ad un noto imprenditore, dominus occulto delle due imprese editoriali.

Per gli aspetti penali, la Procura di Roma sta procedendo con le Fiamme Gialle nei confronti di tre persone accusate, a vario titolo, di falso ideologico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Si tratta del deputato del Pdl Antonio Angelucci e dei due rappresentanti legali di due società editrici Arnaldo Rossi e Roberto Crespi.

Il dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della presidenza del Consiglio dei Ministri, grazie al lavoro dei Finanzieri, ha così potuto redistribuire, a favore di altre imprese meritevoli, gli importi relativi ai contributi già richiesti per le annualità successive dalle imprese incriminate ma, fortunatamente, non ancora erogati.

Il sequestro preventivo per equivalente di oggi rientra totalmente nella mission istituzionale della Guardia di Finanza a tutela della spesa pubblica ed è teso al completo recupero di 20 milioni di euro per contributi all’editoria illegalmente percepiti.

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