La minaccia dell’aumento Iva sui prodotti editoriali

libriLettera delle associazioni culturali al presidente del Consiglio per la revoca del provvedimento

 

ROMA – Mentre alla Protomoteca si versano lacrime sulla cultura e si promette solennemente che “non ci saranno mai più tagli alle attività culturali”, le associazioni di una molteplicità di imprese operanti a vario titolo nel grande mare della cultura scrivono al primo ministro Letta per chiedere un ripensamento sul provvedimento che stabilisce un aumento dell’Iva sui prodotti culturali.

L’Associazione Italiana Editori (AIE), la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), la Fondazione Industria Musicale Italiana (FIMI), l’Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva) e Confindustria Cultura Italia chiedono “un opportuno emendamento del Governo, o un atteggiamento meno ostile di fronte a iniziative parlamentari volte a ricercare un’adeguata soluzione” rispetto alla previsione di un incremento dell’Iva dal 4 al 21% per tutti gli abbinamenti editoriali, non solo in riferimento ai gadget ma anche ai beni che integrano e sono di complemento ai libri e periodici e sono pertanto funzionali al loro utilizzo.

Il presidente degli editori Polillo spiega che, nel settore librario, l’aumento colpirebbe soprattutto i contenuti digitali allegati ai libri. I prodotti più colpiti infatti sarebbero i libri educativi (libri scolastici, universitari, sussidi come dizionari o enciclopedie), che spesso hanno un’appendice digitale, i libri per bambini – spesso accompagnati da audio-letture, o quelli professionali dove vi è un largo uso di strumenti multimediali.

“La misura è, quindi, per noi, semplicemente incomprensibile, perché illogica e contraria a una serie di obiettivi politici che il Governo da lei guidato ha assunto. In primis, contraddice il suo personale impegno: ‘mai più tagli alla cultura’, così come contraddice l’impegno a favore del digitale nella scuola e nell’università”, ha indicato Polillo.

Come per altri settori, il provvedimento avrebbe poi un effetto recessivo non solo sull’industria editoriale, ma più in generale sui consumatori sui quali cadrebbe un maggiore onere medio di circa il 6% relativo a tutti i prodotti con allegati. Lo stesso provvedimento inoltre, se mantenuto nell’attuale versione, danneggerebbe la diffusione del digitale, così come il mancato intervento sull’equiparazione delle aliquote tra eBook e libri cartacei o il freno imposto all’adozione dei testi digitali nelle scuole.

“Non si sta chiedendo alle imprese culturali– ha concluso Polillo nella lettera al Premier – un sacrificio marginale necessario per far quadrare i conti dello Stato. Si sta solo colpendole ingiustificatamente e illogicamente senza che da ciò possa derivare un beneficio per alcuno, e men che meno per i conti pubblici”.

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