13:11 | Schede telefoniche false a criminalità, sequestrate 4 società romane

Fornivano “sistematicamente” ed “in maniera spregiudicata, a scopo di lucro”, migliaia di schede telefoniche “anonime”, successivamente risultate in uso anche ad esponenti della criminalità organizzata. E’ l’accusa che ha portato al sequestro preventivo di quattro società romane, tutte operanti nel settore della telefonia mobile, per un valore complessivo di circa 700mila euro: il provvedimento, emesso dal Gip Valerio Savio, e’ stato eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Roma impegnati nell’operazione “dealer”.

Le indagini – disposte dalla Direzione distrettuale antimafia diretta dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e coordinate da Carlo Lasperanza – hanno consentito di far luce sul fenomeno criminale e di grave allarme sociale delle “intestazioni fittizie” di schede telefoniche.

Nel dettaglio, le Fiamme gialle del gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) del Nucleo di polizia tributaria hanno riscontrato come “esponenti, anche di spicco, del mondo malavitoso locale e nazionale, per le loro conversazioni telefoniche – al fine di eludere i controlli da parte delle forze di polizia – fossero soliti avvalersi di schede sim intestate ad ignari cittadini, anche stranieri, completamente inconsapevoli dell’ illecito utilizzo dei propri dati personali. In alcuni casi, le schede erano intestate addirittura a nomi di fantasia e dunque a soggetti inesistenti”.

L’attenzione degli investigatori si e’ concentrata su “un agguerrito e consolidato gruppo criminale, formato da apparentemente anonimi imprenditori romani, titolari di diverse rivendite di schede telefoniche ed apparecchi di telefonia”.

La base dell’organizzazione e’ stata individuata all’interno di un negozio di telefonia dell’Appio-Latino”, dove il principale indagato F.C., romano di 46 anni, gestiva, in prima persona, la vendita delle schede telefoniche.

In spregio delle più elementari norme che regolano la tutela della privacy, l’indagato utilizzava le generalità di ignari clienti che, in buona fede, le avevano fornite in occasione di precedenti acquisti di prodotti telefonici, fidandosi della correttezza del commerciante.

Il business e’ risultato talmente ben strutturato che F.C., in breve tempo, ha creato una parallela filiera di distribuzione illegale di sim card, garantendo una costante fornitura alla “clientela” della malavita romana e nazionale, che in lui ha trovato un fidato collaboratore, in grado di fornire interi pacchetti di schede telefoniche “fittizziamente intestate”.

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