Conti pubblici e riforme alla verifica del governo

Governo_Letta_slider_3I due fattori sembrano aver dato una mano all’esecutivo e reso ancor più forte il governo di Letta

 

 

ROMA – Alla vigilia della vigilia del vertice di maggioranza di verifica dello stato di salute della maggioranza stessa e del governo l’atmosfera era tesa e preoccupata, al punto di far parlare di sfilacciamento politico e di situazione di precrisi. Insomma per dirla meteorologicamente, nubi nere e foriere di temporale all’orizzonte. In appena due giorni però il clima sembra migliorare e andare verso un rasserenamento, anche se non mancano una parte di quelle nubi scure.

La stessa richiesta di verifica, partita con un tono ultimativo e tutto sommato minaccioso da parte di un Monti in una insolita veste combattiva, si sta rivelando meno pericoloso rispetto al primo momento. Un sospetto che la richiesta di verifica (”altrimenti usciamo dalla maggioranza”) fosse in realtà una sponda d’appoggio per Enrico Letta e non una dichiarazione di guerra era sorto fin dall’inizio. Ieri nel tardo pomeriggio un comunicato di Scelta civica a firma di Dellai ha rafforzato il sospetto, visto il deciso ammorbidimento dei toni e l’esplicita dichiarazione che con la richiesta di verifica si vuole ”dare una mano” al governo.

Vero e’ che all’ultimatum di Monti erano seguite divisioni all’interno della stessa Scelta civica con in testa il leader Udc Casini e i parlamentari ”cattolici” montiani, ma quel che conta politicamente e’ la dichiarazione che non si vuole far saltare il governo, anzi rafforzarlo nella sua azione. E, onestamente, un Monti kamikaze che bombarda le istituzioni e’ poco credibile, visto che per sua natura e’ invece portato a rafforzarle. Il deciso rasserenamento sembra però segnato, se non dovuto, ad opera di due fatti di natura ben diversa tra loro.

Il primo e’ riscontrabile nella concretezza ed oggettività dei numeri: 14 e rotti miliardi di euro e’ l’avanzo di giugno comunicato dal ministero dell’Economia a fronte di una situazione che nei primi mesi dell’anno appariva assai più avara.

Questo non vuol dire che l’Italia e’ diventata di colpo il paese di Bengodi, ma che ci sono i mezzi per praticare una politica economica che non sia fatta solo di rigore e vie crucis. Detto in una brutale sintesi, i 14 miliardi (che possono anche crescere nei mesi successivi) permettono di intervenire senza affanni sia sull’Iva (da non aumentare) sia sull’Imu (da riformare, specie sulla prima casa) e di spegnere quei focolai di incendi che i falchi del Pdl andavano accendendo sulla strada del governo.

Il secondo fattore positivo e’ di natura politica e legato alle riforme. Quasi in silenzio dopo due giorni di confronto strillato sull’iniziativa del Pdl (anche qui ad opera di un cosiddetto ”falco”) di volere inserire la giustizia e marcatamente una riforma antimagistratura nel cesto delle riforme costituzionali all’esame del Senato, e’ stata accettata la cancellazione di questa ”iniziativa” accettando (e votando un emendamento) che i Titoli IV e VI della Costituzione, magistratura e Corte Costituzionale, restano fuori dal progetto di riforma. Eventuali modifiche a queste materie, e’ stato concordato, saranno affrontate solo se ”strettamente connesse”, quindi conseguenti e rese necessarie dalle altre modifiche costituzionali che riguardano il Parlamento, il Presidente della Repubblica, il Governo e Regioni, Province e Comuni.

Per quanto riguarda la persistenza di nubi scure, il motivo principale va visto nell’elezione del vicepresidente della Camera, in sostituzione di Lupi che ha lasciato l’incarico perche’ diventato ministro. Il fair play istituzionale vuole che alla carica succeda un esponente dello stesso partito a cui appartiene il vicepresidente che ha lasciato. Fin qui nessun problema. La complicazione e’ sorta quando il Pdl ha indicato come candidata Daniela Santanche’.

Il personaggio e’ (politicamente e di stile) ruvido assai e in molti nel Pd si sono dichiarati indisponibili a votarla. Di qui un problema nei rapporti dell’alleanza larga che sostiene il governo e all’interno del Pd che certo non desidera in nessuna delle sue componenti una divisione sulla Santanche’. Bastano quelle proprie.

Nonostante le grida su inammissibili discriminazioni, anche dall’interno del Pdl filtrano però riserve sul nome della Santanche’ che non e’ proprio amata da tutti, specie da chi non approva le sue posizioni da falco oltranzista favorevole ad un ritorno ad elezioni politiche anticipate (con tanto di porcellum).

Per una volta appaiono abbastanza marginali le polemiche interne al Pd dove continua a segnalarsi una proliferazione di candidati alla segreteria. Candidature tutte apparentemente accettate tranquillamente (anche quelle minori e senza futuro!), tranne quella in pectore di Matteo Renzi, l’unica realmente avversata o quanto meno discussa, pare di capire per il suo carico ”eversivo” secondo i classici (e rassicuranti) stili di vita di partito. Ma questa e’ un’altra storia e la si vedrà raccontare prossimamente verso il congresso democratico.

E in questo quadro, il governo? Il governo, e segnatamente il premier Enrico Letta, tutto sommato si rafforza sulle debolezze altrui. Per di più sapendo di avere alle spalle una force de frappe al Quirinale con un Napolitano che ha fatto chiaramente capire che in caso di crisi cercherebbe comunque una maggioranza politica in Parlamento e porrebbe la riforma della legge elettorale come condizione imperativa.

Nel panorama politico ci sono anche i 5 stelle di Grillo che al di là di ricorrenti previsioni catastrofiche sono ancora più che altro impegnati a conteggiare gli scontrini e a litigare (ed espellersi) tra di loro, continuando a rivendicare una rappresentanza popolare indignata che però sempre più li sta lasciando.

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