Si contano i morti e i feriti nella farmaceutica

Farmaci_sliderPersi 11.500 posti in 6 anni. I dieci punti della Farmindustria per far crescere il settore e il Paese

 

ROMA – Nel necrologio quotidiano delle imprese decedute e dei posti di lavoro perduti, da oggi si aggiunge il settore farmaceutico che dal 2006 al 2012 ha visto sparire 11.500 posti di lavoro. Inoltre, gli investimenti nel 2012 si sono ridotti del 2,5%. Il grido di dolore l’ha lanciato stamattina il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione.

Farmaci e vaccini, «rivestono un’importanza così grande per la vita delle persone da far trascurare talvolta il ruolo per la crescita economica delle imprese che li rendono disponibili grazie a investimenti ingenti e ad alto rischio. Questo accade anche in Italia, che è seconda in Europa solo alla Germania per numero di imprese e per valore della produzione farmaceutica», ha detto il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi.

E dire che durante la crisi (dal 2007 al 2012) la farmaceutica ha segnato uno sviluppo in ‘controtendenza’: il Pil infatti è sceso del 7%, mentre la produzione farmaceutica è cresciuta del 2%, e se gli investimenti totali sono crollati del 15%, quelli del comparto sono aumentati del 4%. Nello stesso periodo, inoltre, le imprese del farmaco hanno aumentato la loro produttività del 3% annuo, l’incremento più alto tra tutti i settori dell’economia.

“Riconvocheremo entro metà luglio il tavolo presso il ministero dello Sviluppo Economico che ha per oggetto la politica industriale e la regolazione del mercato farmaceutico”. Lo ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che andrebbe comunque premiato per la sua abnegazione nel disperato salvataggio delle imprese, anche se con risultati più che modesti.

Alla luce della difficile situazione Farmindustria ha lanciato in assemblea dieci proposte, a costo zero per lo Stato, per contribuire alla crescita del Paese:
1. Siglare un Patto di stabilità di 3 anni senza modifiche del quadro normativo, dopo aver subito 44 manovre in 11 anni.
2. Assicurare un rapido accesso ai nuovi farmaci e vaccini.
3. Superare la frammentazione regionale della sanità riequilibrando poteri e competenze fra Stato e Regioni.
4. Definire una ‘cabina di regia’ tra tutti i ministeri per rendere compatibili politiche sanitarie e crescita industriale.
5. Prevedere un ruolo attivo del ministero dello Sviluppo Economico all’interno dell’Agenzia Italiana del Farmaco.
6. Eliminare i tetti per singolo farmaco essendo la governance della spesa garantita dai tetti generali.
7. Assicurare la libertà prescrittiva del medico nella scelta terapeutica, senza vincoli di carattere economicistico né discriminazioni verso i prodotti con marchio.
8. Incentivare la semplificazione burocratica.
9. Rispettare la proprietà intellettuale.
10. Valorizzare la presenza industriale attraverso il riconoscimento del marchio e sviluppo di Fondi sanitari integrativi.

La spesa pubblica per medicinali in Italia è “più bassa che nella media dei grandi Paesi Ue di oltre il 25% (260 euro pro capite rispetto ai 366 degli altri), ed è diminuita dal 2006 al 2012 del 3%, mentre il totale della spesa sanitaria è aumentato del 9%, con punte di oltre il 25% per altri beni e servizi acquistati dal Ssn”. La spesa pubblica per farmaci dunque, rileva l’Associazione delle imprese del farmaco, è diminuita in percentuale sul Pil, in controtendenza rispetto alle altre voci di spesa sanitaria, che in ogni caso sono cresciute meno delle altre voci di spesa pubblica.

In particolare per i nuovi farmaci, ovvero quelli con brevetto introdotti negli ultimi 5 anni, la spesa procapite in Italia è inferiore del 24% rispetto ad altri Paesi Ue. Inoltre, sottolinea Farmindustria, i nuovi farmaci, che in media vengono resi disponibili dopo circa 2 anni dall’autorizzazione a livello europeo, hanno prezzi più bassi rispetto agli altri Paesi del 20%. Scadenze brevettuali e misure di contenimento della spesa hanno fatto sì che il 2012, sottolinea Farmindustria, «sia stato il dodicesimo anno consecutivo di calo dei prezzi dei medicinali: dal 2001 sono scesi del 30%, rispetto a un’inflazione del 28%. Il calo dei prezzi rappresenta un fenomeno comune anche agli Paesi europei, ma in Italia – conclude l’Associazione – è decisamente più intenso».
I farmaci potrebbero essere una fonte di risparmio per le tasche dello Stato. Ad esempio vaccinando tutti i cittadini tra i 50 e i 64 anni contro l’influenza, con un investimento massimo di 76 milioni di euro, si otterrebbe un risparmio per il Servizio sanitario nazionale pari a 746 milioni di euro, con un rapporto costo/beneficio di 1 a 10 secondo Farmindustria.

D’altronde dal 1951 ad oggi, ricerca, nuovi farmaci, corretti stili di vita e progressi della medicina hanno contribuito ad aumentare l’aspettativa di vita di 3 mesi ogni anno, ovvero 6 ore al giorno e 15 secondi al minuto. E’ lo slogan scelto da Farmindustria per presentare “L’orologio della vita”, alimentato quotidianamente dall’industria farmaceutica, che ha contribuito ad alzare l’aspettativa media di vita a 82 anni, 10 in più rispetto agli anni ’70.

L’industria farmaceutica in Italia é una leva importante di sviluppo, non un costo, e come tale dovrebbe essere considerata». E i numeri lo testimoniano: 174 fabbriche, 63.500 addetti, 26 miliardi di produzione (67% dovuti all’export), 2,4 miliardi di investimenti (1,2 in R&S e 1,2 in produzione), +44% la crescita dell’export durante la crisi (2007-2012) contro il +7% della media manifatturiera. La farmaceutica tra il 2007 e il 2012 è stato il comparto con la crescita più alta tra tutti quelli dell’economia: senza la produzione delle imprese del farmaco, rileva Farmindustria, «la produttività totale in Italia diminuirebbe del 3%».

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