Il governo commissariato dalla troika

Christine_Lagarde_sliderIl Fmi: l’Imu deve essere mantenuta.  Reazioni del Pdl. C’è chi chiede la ‘testa’ di Saccomanni

 

 

ROMA – La troika colpisce ancora. Dei tre “castigamatti” i cui funzionari vanno in giro per il mondo a fare gli elenchi dei paesi buoni e cattivi – Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea – questa volta è toccato al Fmi, al termine della seduta di esami in Italia, darci la pagella e ammonirci su come ci dobbiamo comportare.

Secondo il rapporto dei funzionari di Washington “un ribilanciamento del consolidamento fiscale è necessario per supportare la crescita” attraverso “tagli di spesa e minori tasse”. Ma l’Imu sulla prima casa “deve essere mantenuta per ragioni di efficienza ed equità, e la revisione dei valori catastali deve essere accelerata per assicurare equità”.

L’inopportuna invasione di campo non poteva non suscitare reazioni anche pesanti nel mondo politico italiano, violato ancora una volta nella sua sovranità nazionale e soprattutto nell’autonomia delle scelte economiche per superare la crisi. L’unico che non reagisce è il ministro dell’Economia, che se la cava con un sibillino “ne terremo conto”.

Ma l’ingerenza nei nostri affari interni è così clamorosa che ha dato adito a “cattivi pensieri” che da ieri hanno preso a circolare nei palazzi della politica. “Che dietro l’apparente neutralità dei funzionari del Fondo si nasconda la manina di qualcuno del ministero dell’Economia?”. Il nome del peccatore non si fa mai, ma il cognome sì e quello di Saccomanni è il maggiore indiziato.

D’altronde deve essere una caratteristica comune a tutti gli alti papaveri della Banca d’Italia quella di sentirsi così al di sopra dei comuni mortali da dettare l’agenda a chiunque abbia responsabilità politiche locali o nazionali. L’ha insegnato a tutti il loro capo indiscusso che, sfidando sfacciatamente qualsiasi conflitto istituzionale o sfera di responsabilità, firmò nel settembre 2011 insieme al presidente pro tempore della Bce, Jean-Claude Trichet, la lettera con cui dettava al governo Berlusconi i “quattro pilastri” della politica economica futura: l’anticipo al 2013 del pareggio di bilancio, il suo inserimento in Costituzione, la riforma dell’articolo 41 sulla libertà economica e la “riforma del lavoro”.

Forse memore di quella indebita intrusione, il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, la mette giù così: “Voglio fare un cattivo pensiero: magari qualcuno, all’interno del ministero dell’Economia ha chiesto un aiutino al Fondo Monetario Internazionale: dicci questo, piuttosto che quest’altro, per ragioni di politica interna. Invito il Fondo Monetario Internazionale, che ha anche tanti problemi interni, a non fare più battutacce sull’Italia”. Sulla stessa linea anche il collega Fabrizio Cicchitto che, parla di documento “ispirato da chi è contro il governo”.

Ancora più pesante l’analisi del deputato Pdl Maurizio Bianconi: “Ormai la tecnica è scoperta. Quando Saccomanni (e Letta) sono in difficoltà e certi interessi sono in discussione, intervengono i mandanti, quelli per i quali dovremmo ridurci a larve paganti”. Il tesoriere del partito di Berlusconi si spinge anche oltre: “‘Per poter proseguire credibilmente – aggiunge – questo governo deve liberare il posto del dr. Saccomanni, rimandarlo a fare il suo lavoro e sostituirlo non con un suo clone, ma con un politico responsabile delle proprie azioni e non servo dei soliti padroni”.

Ad abundantiam, ad accompagnare Saccomanni nel breve tragitto di ritorno da via XX Settembre a via Nazionale potrebbe essere il ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, che, insieme al suo capo e al “capo dei capi” di Francoforte, hanno di fatto “blindato” la politica economica del governo italiano.

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