Le parole del Papa e lo Stato italiano

Papa_Lampedusa_sliderA Lampedusa il papa parla di misericordia e umanità. La legislazione sull’immigrazione clandestina è un’altra cosa

 

 

ROMA – Ha destato grande emozione in tutto il mondo la visita di Papa Francesco a Lampedusa. Le sue parole contro «la globalizzazione dell’indifferenza» e la società «che ha dimenticato l’esperienza del piangere» hanno colpito la coscienza dei popoli della terra. Così come la promessa di una Chiesa che sarà sempre vicina agli ultimi e agli immigrati “nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e per le vostre famiglie”.

Colpisce tuttavia nei commenti del giorno dopo il conformismo di certi silenzi che, con la coda di paglia, non osano distinguere la posizione misericordiosa di un Pontefice dalle leggi e dalle regole imposte da uno Stato di diritto, libero e sovrano. Sono due piani ovviamente distinti, che vanno mantenuti tali, senza confusioni indebite o strumentalizzazioni politiche ridicole.

Quando Fabrizio Cicchitto, esponente del Pdl, sostiene che “ieri il Pontefice ha sviluppato una riflessione di alto profilo su uno dei più grandi drammi del mondo contemporaneo, l’immigrazione. Ma un conto è la predicazione, un altro conto è la gestione da parte dello Stato di un fenomeno così difficile, complesso e anche insidioso”, egli non fa che affermare un’indiscutibile verità. E aggiunge in maniera altrettanto condivisibile che “uno Stato di diritto non può abbassare la guardia perché rischia di diventare soggetto passivo di operazioni assai dure e pesanti nell’assenza più totale di una solidarietà internazionale. Di conseguenza, anche in questa circostanza, va affermata una ragionevole, non oltranzista, ma seria e reale autonomia dello Stato dalla Chiesa”.

Su questo piano non possono e non devono esserci distinguo tra destra e sinistra, tra cattolici e atei, tra conservatori e riformisti. ”Libera Chiesa in libero Stato” non è solo l’aforisma che ha ispirato la costituzione del Regno d’Italia fin dalla sua nascita, ma è uno dei capisaldi del pensiero liberale italiano nei confronti del problema dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa, qualunque Chiesa.

Tutto il resto è paccottiglia strumentale, non perché sia di destra o reazionaria, ma perché è inutile e non aggiunge e non toglie nulla alla concezione profondamente caritatevole e umanitaria che ispira, non solo a Lampedusa, le parole e la condotta di questo Papa. Come accade per esempio al solito Calderoli, che la fa ancora una volta “fuori dal vaso”, quando richiama la differenza tra le parole del Papa e la legislazione della Santa Sede in materia di ingresso illegale nello Stato del Vaticano.

Molto più pertinente e intelligente la critica con cui oggi Giuliano Ferrara commenta le parole di Papa Francesco a Lampedusa: “Il tuo gesto è meraviglioso, la liturgia della vita, del mare, del soccorso e dell’accoglienza ha carattere e senso, parla a tutti, non solo ai cristiani militanti o al clero o ai fedeli cattolici. Anche chi come me non pensa che il cuore sia il centro della persona, e dunque della fede, ti applaude e ti ama. Ma hai fatto un errore. La globalizzazione è alla radice della speranza, non della sua negazione nell’indifferenza. La gente che viene qui in occidente sfidando la morte non lo fa per inseguire falsi miti risolti nel cinismo di uno sviluppo incurante degli ultimi. Lo fa per sfuggire alla miseria della vita e alla sua violenza verso un mondo che promette emancipazione e liberazione attraverso libertà civili e mercato, e per via della loro alleanza”.

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