Quelli delle banche che stanno a guardare

Visco_Saccomanni_sliderAll’assemblea dell’Abi tutti parlavano in terza persona. Dal governatore di Bankitalia al ministro dell’Economia


 

 

ROMA – Ieri per un momento, all’assemblea generale dell’Abi, si è avuta la sensazione di assistere ad una seduta psicanalitica per curare una patologia grave di dissociazione di personalità. Come dice infatti Umberto Galimberti, la dissociazione “designa la distorsione, la limitazione o la perdita dei normali nessi associativi con conseguente incongruenza tra idea e idea, tra idee e risonanza emotiva, tra contenuto di pensiero e comportamento”.

E’ esattamente quello che è accaduto nella massima assise dei banchieri italiani. Ad ascoltare i diversi interventi si stentava a credere che l’oratore di turno che lamentava la stretta del credito fosse il massimo regolatore del sistema bancario italiano, o che il membro autorevole del governo che “auspicava” una modestissima ripresa nel terzo trimestre di quest’anno non fosse lo stesso da cui dipendono le misure di incentivazione per lo sviluppo.

“Non vanno sottovalutati i timori degli analisti internazionali sulla solidità delle banche italiane, anche se non sempre ben motivati”. Chi è che evoca questi rischi? Il massimo responsabile della tutela della solidità delle banche italiane, cioè il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Scusi, ma non aveva sempre detto che i nostri istituti di credito presentavano un indice Tier 1, cioè un patrimonio composto dal capitale azionario e dalle riserve assai più solido di tante altre banche europee?

Quando poi il discorso si fa caldo e investe direttamente le responsabilità degli istituti di credito nell’amplificazione della crisi, la dissociazione del governatore assume contorni patologici. Le tensioni sull’erogazione di prestiti e sull’aumento dei costi “sono destinate a proseguire nei prossimi mesi”, aggiunge infatti Visco, con lo stesso tono distaccato dello spettatore che assiste dalla spiaggia al naufragio del Concordia.

Le banche italiane devono “proseguire l’azione di rafforzamento patrimoniale”, ha spiegato lo stesso governatore, rilevando come “la ripresa dell’economia” consentirà di ridurre l’esposizione al debito pubblico delle banche a livelli pre-crisi e ampliare “il sostegno creditizio a famiglie e imprese”. Ma quando arriverà la ripresa a portare questi benefici effetti? Forse nel 2014 ma non sarà superiore al “mezzo punto percentuale, senza considerare i margini di incertezza elevati sui tempi e sull’intensità della ripresa stessa, sulla quale gravano i rischi di un rallentamento dell’economia mondiale, in particolare nelle economie emergenti”.

Anche il ministro dell’Economia Saccomanni, prendendo la parola all’assemblea dell’Abi, non si è voluto compromettere più di tanto. “L’Italia ha il potenziale per uscire da un ciclo sfavorevole durato fin troppo a lungo. Il risanamento delle finanze pubbliche resta tuttavia un’esigenza primaria”. C’è qualche timido segnale di ripresa, come l’aumento del gettito Iva sugli scambi interni, ma il governo ha preso tempo con l’obiettivo di trovare “soluzioni ampiamente condivise dalla maggioranza”.

Poi, da buon ex direttore generale della Banca d’Italia, ha subito tranquillizzato la platea dei banchieri assicurando che “la revisione del regime fiscale dei crediti non performing del sistema bancario è all’attenzione del governo. Si stanno valutando tutte le opzioni idonee a contemperare la necessità di eliminare le penalizzazioni derivanti dalla vigente disciplina con l’ineludibile rispetto dei vincoli di bilancio”. Tradotto in italiano significa concedere alle banche la piena deducibilità fiscale ai fini Ires e Irap delle perdite e delle svalutazioni sui nuovi crediti erogati alla clientela.

Rischi dunque per le banche zero, mentre le imprese, impegnate sul fronte del tracollo dei consumi, del credit crunch, della pressione fiscale e dell’oppressione della burocrazia, i rischi se li prendono tutti per intero. Ma di questo all’assemblea dell’altro giorno non si è parlato.

Potrebbero interessarti anche