Nel Lazio un’infornata di consulenze esterne

Zingaretti_Nicola_slider_dueLa giunta affida, in poco meno di un mese, 11 incarichi da quasi mezzo milione di euro l’anno

 

ROMA – Secondo l’adagio popolare “scopa nuova scopa bene”. Poi magari col passare del tempo scopa un po’ meno bene fino a rovinarsi del tutto. Speriamo che la nemesi non valga anche per Zingaretti, come già accaduto ai suoi predecessori Marrazzo e Polverini.

E in effetti i primi provvedimenti sembravano muoversi all’insegna dello slogan che aveva guidato la campagna elettorale del neo governatore della Lazio: “Una regione pulita di cui fidarsi”. Soprattutto gli interventi sulla sanità, sul rinnovo dei vertici Asl, su alcuni tagli di spesa avevano fatto ben sperare. Poi però c’è stato il primo scivolone sulla buccia di banana delle consulenze esterne.

Per cominciare ci sono i 7 componenti del “Comitato per la legislazione”, un organo istituito ex novo proprio da Zingaretti, lo scorso 17 maggio, 40mila euro lordi cadauno all’anno, 280 mila in totale. Moltiplicato per cinque anni, l’onere complessivo a carico della Regione è pari a 1.400.000 euro. Gli incarichi decadranno alla fine della legislatura “salvo revoca anticipata per il venir meno del rapporto fiduciario”.

Il comitato è un gruppo di “saggi” che si riunirà per “esigenze di semplificazione normativa regionale, di decentramento delle funzioni amministrative e di attuazione della normativa europea inerente materie di competenza regionale” come sottolinea il bollettino ufficiale regionale. “A parte il costo esorbitante – spiega Domenico Farina, coordinatore Usb pubblico impiego della Regione – non si capisce neanche l’utilità di questo comitato. Le funzioni citate nei decreti di nomina, peraltro, sono già svolte da altre strutture regionali sia della giunta che del consiglio. Mi sembra che i problemi nel Lazio siano altri, destinare oltre 300mila euro all’anno per questo comitato è assurdo”.

Ma non finisce qui. Il 26 e 27 giugno vengono affidati altri 4 incarichi di consulenza a personale esterno all’amministrazione che termineranno il 30 giugno 2014, salvo rinnovi. Nell’ordine si parte con l’incarico affidato a Umberto Gentiloni Silveri, docente di Storia Contemporanea a Teramo, scrittore e parente dell’ex ministro e ora deputato Pd Paolo Gentiloni (che ha corso e perso alle primarie del centrosinistra per il Comune di Roma). Per 40mila euro all’anno coadiuverà il presidente della Regione Lazio “in materia di tutela della memoria storica”.

Sempre 40mila euro all’anno per l’incarico “in materia di contrasto alle discriminazioni e di tutela dei diritti fondamentali” a Cecilia D’Elia, ex vicepresidente della giunta provinciale guidata da Zingaretti e rimasta fuori dalla Camera alle ultime elezioni. Poi la consulenza di Catello Caiazzo “in materia statistico-economica”, stesso stipendio. Chiude l’avvocato Cesare San Mauro che darà il proprio supporto “in materia di società a partecipazione pubblica” accontentandosi di 15mila euro.

In totale, solo per il secondo semestre 2013, l’onere a carico dell’amministrazione ammonta a 67.500 euro. La direzione regionale Programmazione economica dovrebbe dare un parere sulla copertura della spesa, di cui però nei relativi decreti non si riporta la data di emanazione, solo la sua “acquisizione”.

Siccome i soldi per le consulenze sono quasi esauriti – anche a causa dell’istituzione del “Comitato per la legislazione” – Zingaretti il 25 giugno, il giorno prima delle 4 nomine, preleva dal Fondo di riserva della Regione per le spese obbligatorie 80 mila euro, con i quali rimpingua il capitolo relativo alle “Spese di funzionamento, commissioni, comitati e organi consultivi, consulenze”. Il decreto a firma del presidente della Regione, pubblicato nel Bollettino ufficiale del 27 giugno (lo stesso che contiene l’infornata di consulenti esterni), apporta delle variazioni al Bilancio di previsione regionale per l’esercizio finanziario 2013 e a quello pluriennale 2013-2015.

E scoppia la rabbia dei grillini della Pisana. Il gruppo M5S del Lazio ha infatti presentato un esposto alla procura regionale della Corte dei Conti in cui accusa il governatore di aver usato quegli 80 mila euro dal fondo di riserva per le spese obbligatorie per coprire le spese delle consulenze. E il neo governatore di tutta risposta annuncia di sporgere querela per diffamazione.

“Mi sembra del tutto evidente – spiega Roberta Bernardeschi, segretaria regionale della Direr, sindacato dei dirigenti regionali – che più che pensare alle reali esigenze della Regione, a come rendere il suo assetto organizzativo più efficiente e funzionale allo svolgimento dei compiti istituzionali, si tagliano le strutture amministrative per moltiplicare gli incarichi fiduciari e le consulenze che certamente non c’entrano nulla con la pubblica utilità. Tali scelte comportano una sempre maggiore intrusione della politica nella gestione amministrativa, violando tutti i principi normativi posti a tutela dell’azione della pubblica amministrazione ”.

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